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    Povertà Caritas / L’anello debole si è già spezzato?

    L’anello debole potrebbe spezzarsi o forse si è già rotto,

    se è vero che chi nasce povero oggi in Italia impiega in media 5 generazioni (media Ocse 4.5) a uscire dalla sua condizione,

    un investimento del trisavolo destinato a essere incassato dal nipote. “L’anello debole” è il titolo del ventunesimo rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale in Italia, una realtà che riguarda 5.6 milioni di italiani (erano 1.7 nel 2008) di cui 1.4 milioni di minori. Quasi un decimo della popolazione vive in una condizione di deprivazione assoluta, mentre altri 8.8 milioni di persone ne sperimentano una relativa (calcolata in funzione del livello di spesa che possono sostenere) per un totale di un quarto di individui che vivono al di sotto o intorno alla soglia di povertà, uno su quattro. Tuttavia, se già questi dati di Caritas e Istat descrivono uno stato di forte sofferenza socio-economica, sono soprattutto quelli che mancano i più preoccupanti.

    Povertà Rapporto Caritas - Storia assistenziale
    Storia assistenziale (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

    L’anno 2022 – si legge nel rapporto Caritas – è ancora in corso ma i dati raccolti fino ad oggi non preludono ad un ridimensionamento della povertà, tutt’altro

    «Da gennaio ad oggi il numero delle persone seguite ha superato il totale di quelle aiutate durante l’intero anno 2019. La situazione internazionale e più in particolare il conflitto in Ucraina, aprono scenari di grandi incertezza, non solo per l’Italia ma per tutto l’Occidente. Quello che si sta delineando, tra strascichi di pandemia, stagnazione economica, inflazione, prezzi di gas e luce fuori controllo, aumento dei tassi di interesse dei mutui condizionerà la vita di ciascuno di noi». Nondimeno «a pagare il prezzo più alto saranno verosimilmente le persone più povere e meno tutelate, come accaduto con la pandemia da Covid-19».

    Come a dire, navighiamo tutti nello stesso mare ma disponiamo di imbarcazioni visibilmente disuguali

    Povertà Rapporto Caritas - poveri di prima e seconda generazione
    Poveri intergenerazionali e nuovi poveri a confronto (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

    L’INDAGINE Il Rapporto stilato da Caritas prende in considerazione i dati di 192 diocesi (l’85.4% del totale, c’è anche quella di Vigevano), in cui sono presenti 2797 Centri d’Ascolto per un totale di circa 6780 servizi erogati. Ai CdA nel 2021 si sono rivolte 227556 persone, di cui il 50.9% uomini (nel nord-ovest si sale al 57%) e il 55% stranieri (nel nord-ovest il 65.7%); la maggior parte avevano già chiesto aiuto in precedenza, si tratta di soggetti in carico da 1-2 anni (22.1%, nel 2020 erano il 17.7%), 3-4 (10.1%) o in una situazione di povertà cronica (25.5%, erano il 27.5%), ma ben il 42.3% si è presentato per la prima volta e rientra quindi nella categoria dei “nuovi poveri”, una quota definita «consistente» seppure in calo rispetto al 44% precedente.

    Povertà Rapporto Caritas - Per richiesta
    Tipo di richiesta d’aiuto (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

    IDENTIKIT Pur all’interno di una discreta variabilità, perlopiù gli assistiti sono abbastanza giovani (età media 45.8 anni, che scende a 40.3 tra gli stranieri e sale a 52.8 tra gli italiani, con il 23.4% che ne ha tra 45 e 54 e il 46% che ne ha tra 18 e 44), sposati (45.2% contro il 27.2% di nubili o celibi), con figli (il 64.9% ovvero quasi 100mila persone, di cui sette su dieci vive con minori), con un basso livello d’istruzione (il 69.7% ha al massimo la licenza media), disoccupati (il 47.1%, ma c’è anche un 22.6% di casalinghe e un 3.2% di inabili), in affitto (i locatari sono il 64%, i proprietari il 12.3%), ma ci sono sempre più “homeless” (quasi 24mila, il 16.2% del totale). Sono minoritari i percettori del Reddito di Cittadinanza, che salgono al 22.3% del totale, con il paradosso di una misura che è stata concepita per contrastare la povertà, è erogata a circa 4.7 milioni di persone, ma raggiunge meno della metà dei soggetti che si trovano in stato di indigenza assoluta, una distorsione denunciata tanto dalla Cei e dalla Caritas quanto dall’Istat.

    Povertà Rapporto Caritas - Titolo di studio e macroregione
    Titolo di studio degli assistiti (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

    LE RICHIESTE I servizi erogati – quasi 1.5 milioni in tutto – riguardano soprattutto il contrasto alla fragilità economica, di gran lunga la prima esigenza per chi si rivolge ai CdA (80.1% delle persone), seguita dal lavoro (48.1%) e dalla “questione casa” (20.9%), con un elevato numero di «situazioni di multi-problematicità», che interessa il 54.5% dell’utenza. La rete Caritas è intervenuta con «distribuzione di beni e prestazioni materiali, accessi a mense o empori, fornitura di cibo, distribuzione di kit igienici, servizi docce», seguiti da «sussidi economici» per affitti e bollette, «orientamento», che va dall’accompagnamento di fronte alle pratiche «burocratico-amministrative» all’indirizzamento verso altri attori del territorio (il 24.7% degli individui è seguito anche da altri servizi pubblici). «Questo perché – si scrive nel Rapporto – la tutela dei diritti si gioca anche sul rendere più chiari e fruibili alcuni meccanismi […] E in tema di esigibilità dei diritti gli stranieri appaiono i più vulnerabili tra i vulnerabili, viste le loro fragilità educative e culturali e data appunto l’elevata macchinosità e complessità di molte delle misure messe in campo».

    Povertà Rapporto Caritas - Assistiti per mobilità intergenerazionale e territorio
    Assistiti per mobilità intergenerazionale e territorio (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

    IN FONDO Anche tra gli ultimi del resto c’è chi sta peggio degli altri. «L’incidenza della povertà – spiega don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – è aumentata di più proprio tra qui gruppi sociali e demografici che di più avevano subito gli effetti delle crisi precedenti: le famiglie con figli minori, i lavoratori a termine, le donne, gli immigrati». Tutte categorie che sperimentano «il riaffiorare di sentimenti e atteggiamenti di discriminazione e di intolleranza», visto che

    da tempo le scienze sociali ci segnalano l’insorgere di sentimenti di aporofobia, che sta a indicare la paura per la povertà o per i poveri

    che può anche assumere i tratti di «ripugnanza o ostilità». Ancora più odiosa se «quasi sei persone su dieci che si rivolgono alla Caritas risultano vivere una condizione di precarietà economica in continuità con quella vissuta dalla famiglia d’origine» ovvero sono poveri da più generazioni, oppure se si tratta di minori (1.4 milioni per l’Istat): «Sono ragazzi che non hanno il necessario per vivere dignitosamente – precisa il Rapporto – non possono permettersi un’alimentazione adeguata, una casa confortevole, o quelle attività ludico-ricreative e culturali utili alla crescita e allo sviluppo cognitivo. In Italia la crescita della povertà si concentra proprio sui minori per poi scendere via via al crescere dell’età, palesando in tal senso una forte disuguaglianza intergenerazionale a sfavore proprio dei più piccoli, che saranno gli adulti del nostro domani».

    Giuseppe Del Signore

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