Gite scolastiche addio? La rivolta dei prof

Le gite scolastiche sono davvero a rischio estinzione? Secondo un recente sondaggio online de La Tecnica della Scuola, la risposta sembra essere sì, almeno dal punto di vista dei docenti: sette insegnanti su dieci ritengono che i viaggi d’istruzione andrebbero aboliti. Un dato che apre un fronte di discussione delicatissimo, perché racconta una scuola sempre più in difficoltà nel garantire una delle sue esperienze formative più tradizionali. Il sondaggio, realizzato tra l’8 e l’11 maggio 2026, ha coinvolto 1.155 partecipanti: 1.088 insegnanti, 34 genitori e 8 studenti. Tra i docenti, il 75% (816 su 1.088) si è espresso a favore dell’abolizione dei viaggi d’istruzione, contro 268 contrari.

TROPPI PROBLEMI A pesare non sono solo le difficoltà organizzative, ma soprattutto un intreccio di responsabilità, costi e crescente disincentivazione. Gli insegnanti accompagnatori, infatti, rispondono civilmente e penalmente per tutto ciò che accade durante le uscite. Una condizione che, negli anni, ha reso sempre più difficile trovare disponibilità. Emblematiche le risposte aperte raccolte nel sondaggio, in cui ricorre una motivazione sintetica ma ricorrente: «Troppe responsabilità».

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E I SOLDI SONO POCHI Anche l’aspetto economico e contrattuale incide. Le gite vengono svolte su base volontaria, spesso senza una reale retribuzione aggiuntiva, ma rientrano nelle ore aggiuntive non di insegnamento. Tuttavia, neppure un compenso adeguato sembra bastare a cambiare le posizioni: il 55,5% dei docenti dichiara che non parteciperebbe comunque ai viaggi d’istruzione anche in presenza di una giusta remunerazione.

IN CONTROTENDENZA Sul tema interviene la dirigente dell’Ic di viale Libertà a Vigevano, Giovanna Montagna, che racconta però una realtà diversa: «Il nostro istituto è in controtendenza rispetto a questo sondaggio – precisa – poiché tutte le nostre classi hanno effettuato un viaggio di istruzione di un giorno. Inoltre le classi prime hanno svolto la settimana bianca, mentre le seconde e terze hanno partecipato a stage linguistici a Malta e in Spagna. Fortunatamente abbiamo trovato gli accompagnatori che si sono resi disponibili». La dirigente sottolinea anche come l’organizzazione interna e la contrattazione d’istituto abbiano permesso di sostenere le attività: «Il compenso è stato concordato in contrattazione integrativa d’istituto – sottolinea –, prevedendo recuperi orari e compensi per l’organizzazione. Il problema della responsabilità è reale, ma abbiamo cercato di gestirlo con regole condivise con le famiglie e con il patto educativo». Alberto Panzarasa, dirigente al Liceo Cairoli, riconosce che, in effetti, qualche problema esiste. «Anche io ho molte perplessità sui classici viaggi di istruzione – ammette –. I costi sono lievitati, le difficoltà burocratiche e amministrative sono molte, la responsabilità dei docenti è troppa, con scarsi rimborsi, e non è prevista nessuna remunerazione per le ore in più». Per il dirigente del liceo

andrebbe sicuramente riscritta la normativa relativa ai rimborsi e andrebbero anche meglio definiti i contorni di responsabilità del docente: Nei termini attuali la situazione è inaccettabile.

Panzarasa aggiunge inoltre «che in molti casi anche la ricaduta didattica del classico viaggio di istruzione è scarsa. Noi in questi ultimi anni stiamo cercando di muoverci su esperienze, sicuramente non facili da organizzare ma più significative dal punto di vista didattico, cercando di proporre stage linguistici, esperienze di alternanza scuola lavoro all’estero e gemellaggi con altre scuole europee. Ultimo aspetto non trascurabile – conclude il preside del Cairoli – è l’abbattimento dei costi per le famiglie che continuano a lievitare. Per questo abbiamo l’accreditamento Erasmus+ che finanzia alcune esperienze all’estero per le classi e proprio il mese scorso abbiamo ottenuto un finanziamento molto importante per realizzare esperienze sulle STEM e sul multilinguismo per le classi del triennio».

POCHI PROF DISPONIBILI Un insegnante delle scuole superiori del territorio conferma però le difficoltà del sistema attuale: «Il viaggio d’istruzione è sempre più disincentivato dalle norme e dall’organizzazione scolastica. È difficile trovare docenti disponibili a lavorare in trasferta per più giorni senza indennità adeguate e con responsabilità molto elevate. La Cassazione ha stabilito obblighi stringenti di vigilanza, difficilmente sostenibili in altri contesti lavorativi».

GITE POCO ACCESSIBILI A questo si aggiunge un problema strutturale: l’aumento dei costi, che rende le gite sempre meno accessibili e rischia di ampliare le disuguaglianze tra studenti. Eppure, tra le voci raccolte, emerge anche quella degli studenti, che vedono nei viaggi d’istruzione un’esperienza irrinunciabile. Uno di loro sintetizza così: «La gita è uno dei pochi momenti in cui la scuola diventa davvero un’esperienza diversa. Si impara anche fuori dall’aula e si sta insieme in modo più libero. Sarebbe un peccato perderla».

Isabella Giardini, Massimo Sala

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