Guerra del Golfo, bloccati anche gli aiuti umanitari 

Dubai è diventato lo snodo del traffico aereo mondiale. Non solo per i passeggeri, ma anche per un tipo molto particolare di “merci”: i principali magazzini mondiali per le operazioni umanitarie sono negli Emirati e oggi sono bloccati, mettendo a rischio la gestione delle emergenze in tutto il pianeta. L’allarme lo lancia Caritas International nel bollettino sulla situazione in Medio Oriente.

CRISI La crisi scatenata dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha provocato il blocco del traffico aereo nell’area e la chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del commercio mondiale di petrolio, ha fatto impennare i prezzi di energia e trasporti, con ricadute dirette sul costo dei beni di prima necessità. In questo quadro pesa anche il ruolo logistico del Golfo. Dubai rappresenta uno dei principali hub mondiali per le operazioni umanitarie. Nei suoi magazzini transitano rifornimenti destinati a emergenze in tutto il pianeta. Eventuali blocchi o rallentamenti rischiano di compromettere la rapidità degli interventi non solo in Medio Oriente, ma anche in altre aree di crisi. Allo stesso tempo milioni di lavoratori migranti impiegati nei Paesi del Golfo inviano rimesse fondamentali per le economie dei Paesi d’origine e l’interruzione di questi flussi metterebbe in difficoltà intere comunità.

IMPATTO Quello del Medio Oriente è quindi un conflitto il cui impatto umanitario rischia di essere molto pesante. Basti pensare che la regione mediorientale ospita già alcune delle più grandi popolazioni di rifugiati e sfollati al mondo.

Secondo Unhcr oltre 117 milioni di persone risultano forzatamente sfollate a livello globale – si legge nell’ultimo report di Caritas Italiana – con una concentrazione significativa in Medio Oriente.

Numeri che, secondo l’International Organization for Migration, si stima che prima dell’attuale escalation, oltre 16 milioni di persone fossero internamente sfollate nei paesi della regione. E particolarmente grave è la situazione in Iran. Dopo gli attacchi del 28 febbraio numerose città sono state colpite da esplosioni e bombardamenti. L’atmosfera descritta da fonti locali è di paura e incertezza, con strade vuote e negozi chiusi. Oltre mille civili sarebbero morti, tra cui 181 bambini. Un attacco alla scuola elementare femminile a Minab ha causato 100 bambine uccise tra le studentesse. In un Paese provato da inflazione elevatissima, la guerra rischia di produrre conseguenze umanitarie durature.

LIBANO Un conflitto che sta avendo effetti pesanti anche in Libano e nei Territori palestinesi. In Libano all’8 marzo si contavano oltre 450 mila sfollati in tutto il paese, con migliaia di famiglie costrette ad abbandonare le proprie case e a trovare rifugio in scuole o edifici pubblici spesso sovraffollati. In Cisgiordania e nella Striscia di Gaza la mobilità è fortemente limitata, i posti di blocco restano chiusi e l’ingresso degli aiuti è ostacolato, mentre la popolazione continua a vivere sotto la minaccia di attacchi e sirene.

SIRIA E IRAQ Situazione estremamente fragile anche in Siria, nonostante il ritorno di parte dei rifugiati dopo la caduta del regime di Assad. Molti rientrati trovano case distrutte, mancanza di lavoro e un sistema sanitario gravemente indebolito. L’espansione del conflitto ha inoltre provocato nuovi movimenti di popolazione dal Libano verso il territorio siriano, aumentando i bisogni umanitari. Ma anche l’Iraq vive una fase delicata. Il Paese, legato all’Iran ma al tempo stesso sede di basi e interessi statunitensi, rischia di diventare terreno di scontro tra attori regionali e internazionali. Gli attacchi alle basi militari e la tensione politica aggravano una situazione già segnata da infrastrutture fragili e milioni di persone vulnerabili. In Giordania, infine, la crisi regionale si riflette su economia e sicurezza con la chiusura dello spazio aereo, il calo del turismo e l’aumento dei prezzi che colpiscono una popolazione che ospita uno dei numeri più alti di rifugiati al mondo.

SOLIDARIETÀ Di fronte a questo scenario la rete Caritas continua a operare accanto alle comunità locali per monitorare i bisogni e garantire assistenza alle persone più fragili. È possibile sostenere gli interventi umanitari attraverso donazioni alla campagna “Emergenza Medio Oriente” promossa da Caritas, contribuendo a garantire aiuti concreti alle popolazioni colpite dalla crisi.

Rossana Zorzato

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