L’influenza di questo inverno ha dato l’impressione a molti cittadini di essere più aggressiva del solito, complice la cosiddetta variante K. Febbre elevata, sintomi respiratori intensi e ambulatori affollati hanno alimentato la percezione di un’annata anomala. I dati però raccontano una realtà più equilibrata.
ALLARMISMO «I numeri sono più o meno in linea con quelli degli altri anni – spiega la dottoressa Marina Leidi, direttore della Struttura Complessa Vaccinazioni e Sorveglianza delle malattie infettive – L’andamento è infatti sostanzialmente sovrapponibile a quello delle stagioni precedenti». Secondo l’ultimo report del sistema di sorveglianza nazionale delle infezioni respiratorie acute (RespiVirNet), i casi risultano in calo. Siamo alla terza settimana del 2026 e sempre secondo il report l’incidenza è di 10.7 casi per mille assistiti. «Il picco, come spesso accade, si è registrato tra Natale e Capodanno – chiarisce Leidi – ma ora stiamo uscendo dal periodo peggiore». Una diminuzione riguarda quasi tutte le fasce d’età, «con l’eccezione dei bambini tra 0 e 4 anni, soprattutto quelli che frequentano nido e scuola dell’infanzia».
VARIANTI A livello scientifico internazionale, un’analisi pubblicata sulla rivista scientifica Nature segnala la diffusione di varianti influenzali mutate, in grado di eludere parzialmente l’immunità acquisita. Questo può spiegare perché molte persone abbiano avvertito sintomi più marcati, pur in assenza di un aumento anomalo dei casi. Il vaccino antinfluenzale però ha continuato a svolgere un ruolo centrale.
È possibile che sia stato in parte spiazzato da una variante comparsa successivamente – osserva Leidi – ma ha mantenuto una buona efficacia, soprattutto nel ridurre complicanze e ospedalizzazioni. Chi era vaccinato non ha sviluppato forme gravi.
ALTRI VIRUS Non solo influenza stagionale, ma in questo periodo circolano anche virus respiratorio sinciziale e Sars-Cov-2, favoriti dal clima invernale e dalla permanenza in ambienti chiusi, il che risultano difficili da distinguere se non con un tampone. «È una situazione tipica di questi mesi», precisa la direttrice, ma un segnale positivo arriva dai comportamenti di prevenzione. Tra questi, cresce l’uso responsabile delle mascherine, così come aumenta l’adesione alla campagna vaccinale. «È difficile raggiungere il 95% di copertura – conclude la specialista – ma anche piccoli incrementi come quelli di quest’anno sono un segnale incoraggiante per la salute collettiva».
Rossana Zorzato


