Libri di testo: protesta a Bologna, pragmatismo in Lomellina  

Mentre a Bologna alcuni docenti hanno scelto la strada della mobilitazione contro le nuove Indicazioni nazionali e le linee di riforma del sistema scolastico, a Vigevano e in Lomellina il dibattito sull’adozione dei libri di testo segue binari diversi, più legati alle esigenze organizzative, economiche e didattiche delle scuole che a forme di protesta. Nel capoluogo emiliano, diversi insegnanti e collegi docenti hanno deliberato l’utilizzo di materiali alternativi ai tradizionali manuali scolastici. Una scelta che viene presentata come una forma di contestazione alle politiche del Ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara. La normativa, peraltro, consente da tempo l’adozione di dispense, testi autoprodotti e materiali digitali in sostituzione dei libri tradizionali. L’iniziativa ha acceso il dibattito a livello nazionale. Ma cosa accade nel territorio lomellino?

ATTENZIONE ALLE FAMIGLIE Dalle scuole del territorio emerge un quadro decisamente diverso rispetto a quello bolognese. I dirigenti scolastici non negano la legittimità delle scelte dei colleghi emiliani, ma sottolineano come le eventuali adozioni alternative siano motivate soprattutto dalla volontà di rispondere alle esigenze degli studenti e di contenere i costi per le famiglie. Per Elda Frojo, dirigente dell’Istituto Casale di Vigevano, la questione va letta con equilibrio: «Capisco i docenti che hanno fatto questa scelta», osserva. Tuttavia, aggiunge, al Casale si è preferito mantenere i libri tradizionali perché «temevano di mettere in difficoltà gli studenti o comunque di dovere consigliare l’acquisto ad anno iniziato». Una valutazione pratica, dunque, che ha portato a privilegiare continuità e chiarezza per le famiglie.  Sulla stessa linea si colloca Stefania Pigorini, dirigente dell’Omodeo di Mortara, che ricorda come il tema non sia affatto nuovo. «Il dibattito sull’adozione dei libri di testo o di sussidi alternativi è attivo da anni», spiega. Secondo la dirigente, il vero nodo riguarda anche i controlli sulla spesa dei testi scolastici: «A partire dallo scorso anno il controllo puntuale del rispetto dei tetti di spesa da parte dei revisori dei conti ha messo in evidenza la difficoltà di conciliare i vincoli ministeriali con i caro libri». Pigorini evidenzia inoltre che molti consigli di classe stanno già valutando strumenti alternativi, ma per ragioni differenti rispetto alla protesta bolognese: «Molti consigli di classe o dipartimenti stanno optando per soluzioni alternative sia per personalizzare il percorso didattico che per arginare il carico economico sulle famiglie». E conclude chiarendo che nel suo istituto «scelte alternative sono da ricondurre a queste motivazioni piuttosto che a forme di protesta contro le riforme in atto».

APPROCCI DIVERSI Il confronto tra Bologna e la Lomellina mette dunque in luce due impostazioni differenti. Nel primo caso l’adozione di materiali alternativi assume una valenza politica e sindacale, diventando uno strumento di dissenso verso le nuove indicazioni ministeriali. Nel secondo, invece, prevale una riflessione concreta sull’efficacia didattica e sulla sostenibilità economica. Lo sottolinea anche Alberto Panzarasa, dirigente del liceo Cairoli di Vigevano, che invita a distinguere il tema dei programmi da quello dei libri di testo. «Non entro nel merito della protesta sui cosiddetti programmi perché sicuramente andrebbero rinnovati e adeguati ad altri anni», afferma. Per il dirigente, però, il punto davvero interessante è un altro: «Molto interessante invece l’adozione alternativa di libri di testo che negli anni ci sono sempre più richieste». 

Isabella Giardini 

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