Iniziare un percorso che va ben oltre la singola cura. Questo il viaggio strutturato all’interno della senologia, un percorso fatto di competenze che dialogano tra loro e di decisioni condivise, così come avviene nella Breast Unit del Policlinico San Matteo di Pavia. Centro di riferimento regionale certificato Eusoma per diagnosi e cura del tumore al seno, è coordinato dalla dottoressa Adele Sgarella, ospite con il suo team il 29 gennaio alla serata conviviale del Rotary Club Lomellina.
INCIDENZA «Il tumore al seno non è solo un problema sanitario, ma anche umanitario e sociale – spiega Sgarella, direttore della Chirurgia generale senologica e dei tessuti molli – Colpisce le donne in momenti cruciali della loro vita ed è la neoplasia più frequente nei paesi occidentali». Sebbene oggi la sopravvivenza al tumore al seno sia aumentata e abbia raggiunto l’87%, in Italia vivono oltre 800mila donne che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario. Un risultato legato non solo alla crescita dei casi, «ma anche alla nascita dei centri di senologia multidisciplinari, capaci di intercettare tempestivamente il carcinoma e ridurne la mortalità fino al 20%».
INTERCETTAZIONE Il percorso della paziente inizia spesso in radiologia. «Lo screening mammografico gratuito, rivolto alle donne tra i 49 e i 69 anni, è il pilastro della diagnosi precoce – racconta la dottoressa Giulia Meloni, della radiologia diagnostica per immagini – È un esame rapido, sicuro e a basse dosi di radiazioni». In presenza di mammelle dense o di sospetti clinici, il percorso si arricchisce con l’ecografia, da considerarsi come integrazione della mammografia e, in base alla situazione, altri esami più specifici come la tomosintesi, la mammografia con mezzo di contrasto o la risonanza magnetica, quest’ultima riservata a quei pazienti con alto rischio genetico. Un supporto alla diagnosi e all’analisi degli esami che in questi ultimi anni viene dato dall’Ia. «Anche l’intelligenza artificiale è un valido supporto al medico per migliorare la precisione diagnostica, riducendo gli errori, ma il medico resta centrale».
INTERVENTO Quando emerge una lesione sospetta entra in gioco l’anatomopatologo, specialista il cui obiettivo è definire il tipo di tumore. «Il nostro compito è dare un’identità precisa al tumore – precisa il dottor Marco Lucioni – Dalle biopsie ricaviamo informazioni fondamentali sui fattori prognostici e predittivi, come i recettori ormonali, che permettono di impostare terapie sempre più personalizzate». Una volta fornita una diagnosi istologica, il percorso prosegue in sala operatoria.
La chirurgia oggi non è più demolitrice – chiarisce la dottoressa Angelica Della Valle, chirurga senologa oncoplastica – L’oncoplastica integra tecniche della chirurgia plastica per rimuovere il tumore preservando l’immagine corporea e la qualità di vita.
CURA E accanto alla chirurgia opera l’oncologia, il cui scopo è interrompere crescita e recidive del tumore. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera rivoluzione terapeutica – continua il dottor Gianpiero Rizzo – Terapie target e immunoterapia permettono di controllare la malattia anche a lungo, riducendo l’uso della chemioterapia tradizionale e migliorando la vita delle pazienti». Tra questi, un capitolo specifico riguarda il carcinoma ereditario. «Le donne portatrici di mutazioni Brca hanno un rischio molto elevato – sottolinea la dottoressa Alberta Ferrari – Per questi pazienti costruiamo percorsi dedicati che vanno dalla sorveglianza intensiva alla chirurgia profilattica, sempre in stretta collaborazione con altri specialisti». Un viaggio complesso, fatto di tappe diverse ma coordinate. «È il lavoro di squadra che fa davvero la differenza – conclude Sgarella – perché nessuna paziente venga mai lasciata sola».
Rossana Zorzato


