«Dato non disponibile». Questo si legge nel monitoraggio dei servizi attivi nelle Case e degli Ospedali di Comunità di Vigevano e Lomellina (situati a Vigevano, Mortara, Garlasco, Mede) a tre mesi dalla data prevista per l’attivazione. Sono in buona compagnia, lo stesso vale per la maggior parte delle strutture previste in Lombardia, che è la Regione più avanti in Italia nella realizzazione di questa voce della Missione 6 del Pnrr: 12 su 46 delle Case di Comunità attive al 100%, una su quattro, sono lombarde. Dove sono le altre 1677 programmate? In alcuni casi mancano proprio gli edifici, in altri le opere edilizie sono in corso, ma il vero tema sono le persone: ovunque manca il personale dedicato e non è chiaro come si riuscirà a reperirlo in tempo non tanto per rispettare le scadenze quanto per far sì che funzionino.
IL PNRR Ma cosa sono? Le Case e gli Ospedali di Comunità nascono nell’ambito della Missione del Pnrr, dedicata alla salute, e nello specifico nella componente relativa a “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”. Si tratta cioè di strutture pensate per integrare gli altri livelli del sistema salute (dai medici di medicina generale agli ospedali, passando per pronto soccorso, servizi socio-assistenziali, ecc) e avvicinare quest’ultima ai cittadini, seguendo un approccio cosiddetto “One Health”: tutti i soggetti e gli enti coinvolti nella sanità collaborano alla medesima rete che è diffusa in maniera capillare nel territorio. In questa rete gli Ospedali e le Case di Comunità sono deputati a occuparsi della “Cronicità semplice”, che interessa circa 23.5 milioni di persone (il 39% del totale) e riguarda patologie durature nel tempo che però non richiedono ricoveri o una presa in carico complessa, e dei “Sani o apparentemente sani”, 34.3 milioni di italiani (il 57%), a cui dovrebbero essere destinati quei servizi delle Case che si potrebbero definire “amministrativi” o di “accesso”. Tutto questo dovrebbe essere pronto entro giugno del 2026, ma a che punto è il lavoro?
INDIETRO TUTTA Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, è deputata al monitoraggio degli investimenti secondo quanto previsto dal Decreto ministeriale 77/2022, che è il punto di riferimento per l’iter realizzativo, i servizi da garantire e il personale previsto. Gli ultimi dati sono stati pubblicati a giugno di quest’anno – il prossimo aggiornamento dovrebbe arrivare a gennaio – e spiegano che oggi in Italia ci sono 660 Case con almeno un servizio attivo, 172 con presenza medica, 162 con presenza infermieristica, 46 con tutti i servizi, cioè a un anno dalla scadenza il tasso di realizzazione era il 2.7%. Non va meglio per gli Ospedali: 428 previsti, 68 attivi con 1099 posti letto disponibili su 100mila (l’1.1%). Solo le Centrali operative territoriali, 638 su 651, la cui funzione è di coordinamento.
I SERVIZI Cosa fanno invece Case e Ospedali? Se i secondi sono strutture intermedie tra casa e ospedale, per pazienti che necessitano di assistenza continuativa ma non di ricovero (i cosiddetti subacuti), le prime sono divise in “Hub”, per l’accesso ad assistenza sanitaria e sociosanitaria e definite da Agenas
il luogo nel quale si organizza e ricompone l’insieme dei servizi e delle attività offerte da tutti gli attori che si prendono cura della salute delle persone e della Comunità nel suo territorio di riferimento
con un bacino di utenza che in Lombardia è di 49mila residenti, e “Spoke”, che di fatto ne sono delle “succursali” e possono essere gestite anche in regime misto pubblico-privato. Le Case Hub (tutte quelle lomelline rientrano in questa categoria) devono garantire presenza medica e infermieristica 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 (quella medica anche tramite continuità assistenziale, cioè tramite la guardia medica) per «svolgere funzioni di primo livello disponendo di competenze cliniche e strumentali adeguate a fornire risposte a situazioni di minore criticità e di bassa complessità e a garantire una prima risposta sanitaria sul territorio». Per farlo devono offrire una serie di servizi obbligatori: assistenza primaria e continuità assistenziale, Punto unico d’accesso (Pua, supporto amministrativo-organizzativo e di orientamento del cittadino), assistenza infermieristica, assistenza specialistica ambulatoriale (tra cui cardiologia, pneumologia, neurologia, diabetologia, oncologia, geriatria in funzione dei bisogni del territorio di riferimento), assistenza domiciliare (Adi), punto prelievi, prenotazioni in collegamento al Cup, integrazione con i servizi sociali, partecipazione alla comunità (un ambito di taglio più culturale / formativo).
Ci sono poi anche servizi facoltativi e raccomandati: consultorio minorile, interventi di salute pubblica (come vaccinazioni), campagne di screening, servizi per la salute mentale e per le dipendenze, per la neuropsichiatria infantile, medicina dello sport e formulazione dei Pai (Piani assistenziali individualizzati). Una mole di lavoro che, nelle “Linee di indirizzo” di Agenas, dovrebbe essere svolta da un minimo di 7/11 infermieri, 1 assistente sociale, da 5 a 8 amministrativi e socio-sanitari, personale medico “quanto basta”, perché curiosamente né il DM77/2022 né le Linee indicano un numero. Tuttavia, guardando l’Accordo collettivo nazionale 2019-21 (a novembre è stato firmato il 22-24) e ipotizzando che siano coinvolti in ogni Casa medici “di ruolo unico” (ovvero la qualifica dei medici di medicina generale assunti a partire da quest’anno, per i quali svolgere attività presso le Case è obbligatorio fino a raggiungimento del massimale) che hanno tra 1200 e 1500 pazienti, ciascuno avrebbe da contratto 6 ore settimanali da dedicare a quest’attività, il che vuol dire 10 medici (escludendo la fascia dalle 20 alle 8, sabato e domenica, che sono coperti da guardia medica) per averne almeno uno presente.
LOMBARDIA Per far fronte a tutto questo, la Lombardia ha scelto la strada di attivare subito Case e Ospedali di Comunità dove c’erano già edifici disponibili a ospitarli, così come sono state attivate le 102 Centrali Operative Territoriali (queste in servizio al 100%), per poi da un lato procedere con i lavori di ammodernamento – o di costruzione ex novo – e dall’altro lato fare partire i servizi disponibili. Cioè quelli che non prevedono infermieri o medici, visto che su 142 Case con almeno uno attivo, 25 hanno i primi e 35 i secondi, mentre solo 12 li hanno entrambi, meno del 10% di quelle operative. Una carenza che si ripercuote nei servizi obbligatori che sono già presenti: se Pua, infermieristica, partecipazione, Adi, servizi sociali ci sono in oltre il 90% e Cup, equipe multiprofessionale, servizi diagnostici di base, specialistica ambulatoriale in almeno 3 su 4, la presenza medica h24 e quella infermieristica h12 si hanno nel 22.2% e nel 12.6%. Il completamento dovrebbe avvenire entro il primo trimestre del prossimo anno. Quanto agli Ospedali, sono attivi 26 dei 64 previsti con 351 posti letto, meno del 50% in programma.
IN LOMELLINA Sul territorio ci sono 3 Case attive (Vigevano, Mortara, Mede), una in fase di realizzazione ma molto indietro (Garlasco, è appena stata revocata l’assegnazione dei lavori all’azienda incaricata), un Ospedale a Mede. Non è chiaro se un altro sarà operativo a Mortara, perché Asst precisa che lo “Asilo Vittoria” «è accreditato come Struttura di ricovero e cur – Presidio ospedaliero», invece Agenas nella sua dashboard ha una scheda dedicata. Per ogni struttura, se si consulta la maschera con il dettaglio, per tutti i servizi obbligatori e facoltativi o raccomandati, l’indicazione è «dato non disponibile». L’unica parziale eccezione è Mede, dove sono segnalati 7 posti letto attivi, Asst ne indica però 15 sul sito, e la presenza del case manager in loco. Dal sito di Asst per Vigevano risultano attivi Pua e affini, infermieristica per la presa in carico, medicina legale (invalidità civile e patenti), consultorio e screening, medicazioni infermieristiche, servizi sociali, Adi, psicologo, ambulatorio di continuità assistenziale pediatrica, consultorio familiare. A Mortara gli stessi tranne medicina legale, continuità pediatrica, ma con l’aggiunta di Cup e ambulatori specialistici di cardiologia, chirurgia, dermatologia, diabetologia, dislipidemie, ecografie, epatologia, fisiatria, neurologia, pneumologia, radiologia, a Mede la stessa situazione, ma le specialità sono cardiologia, neurologia, oculistica, diabetologia.
Giuseppe Del Signore




