La Pasqua sì, ma senza le Palme. Domenica scorsa il Patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa sono stati bloccati all’ingresso della città vecchia dalla polizia israeliana e impossibilitati a raggiungere la chiesa del Santo Sepolcro per la celebrazione della domenica delle Palme. Un incidente diplomatico durato ventiquattro ore e ora risolto, ma destinato a lasciare degli interrogativi sulla libertà religiosa in Israele e sui rapporti con la Santa Sede.
Il Patriarca e il Custode stavano procedendo in forma del tutto privata, senza alcun carattere processionale né rito pubblico. Sono stati tuttavia fermati lungo il percorso e costretti a fare ritorno
si legge in un comunicato congiunto diffuso dalle due istituzioni domenica mattina, che ha innescato diverse reazioni fino all’intervento del presidente israeliano Isaac Herzog: «Ho telefonato al Patriarca latino per esprimere profondo dolore per lo spiacevole incidente e ho ribadito l’impegno di Israele a preservare lo status quo nei luoghi santi». Anche il primo ministro Netanyahu si è espresso scrivendo su X che «Vista la santità della settimana di Pasqua per i cristiani, lavoriamo a un piano per garantire le celebrazioni al Santo Sepolcro». Tanto che lunedì è stata raggiunta un’intesa per garantire lo svolgimento delle liturgie pur in assenza di pubblico.
L’ACCADUTO Domenica mattina il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, e padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, si stavano recando alla chiesa del Santo Sepolcro per celebrare in forma privata la messa della domenica delle Palme, questo perché con l’inizio della guerra all’Iran il governo israeliano ha stabilito restrizioni importanti per assembramenti e raduni pubblici, che non possono superare i 50 partecipanti. Patriarca e Custode sono stati fermati dalla polizia israeliana, che gli ha impedito l’accesso alla città vecchia, rendendo impossibile celebrare le Palme nel luogo della Risurrezione «per la prima volta da secoli», come sottolinea il comunicato, che prosegue evidenziando come si tratti di «un grave precedente, e ignora la sensibilità di miliardi di persone che questa settimana guardano a Gerusalemme». Senza contare che, a fronte del conflitto, i responsabili ecclesiastici si sono comportati «con piena responsabilità» e hanno accettato «restrizioni severe: niente raduni pubblici, celebrazioni a porte chiuse, partecipazione dei fedeli vietata e trasmissioni online delle liturgie per raggiungere i cristiani nel mondo».
LE REAZIONI Il testo non nascondeva né la sorpresa né il disappunto per quanto accaduto, che ha suscitato reazioni di protesta anche da parte del governo italiano e della Cei. Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni «il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». Il presidente della Cei, arcivescovo di Bologna e card. Matteo Zuppi, è stato netto:
A nome dei vescovi italiani manifesto lo sdegno per “una misura grave e irragionevole”, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia.
Un episodio «doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto». Anche l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, è intervenuto parlando di «ingerenza eccessiva» che è «difficile da comprendere o giustificare». Non si è espresso papa Leone XIV, che durante l’Angelus – il cui testo è stato scritto prima dell’accaduto – ha ricordato i tanti conflitti in corso: «All’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi».
CRISI RIENTRATA Non si è fatta attendere la risposta del presidente israeliano Herzog e del premier Netanyahu, tanto che già lunedì una nuova nota congiunta di Patriarcato e Custodia ha chiuso la questione: «Il Patriarcato latino di Gerusalemme conferma che le preoccupazioni riguardanti le celebrazioni della settimana santa e di Pasqua nella chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontare e risolte. In accordo con la polizia israeliana, è stato consentito l’accesso ai rappresentati delle Chiese per officiare le liturgie e le cerimonie mantenendo le antiche tradizioni pasquali al Santo Sepolcro». Resteranno in vigore le restrizioni previste per gli assembramenti, motivo per cui le liturgie saranno trasmesse in diretta.
Giuseppe Del Signore




