Leone nel solco di S. Agostino, il viaggio del Pontefice a Pavia

Pavia ha accolto papa Leone XIV in una intensa visita pastorale scandita da incontri con i malati, momenti di preghiera, richiami alla missione della Chiesa e un forte appello alla responsabilità civile e alla costruzione della pace di fronte a 15mila persone. Una giornata che ha legato la tradizione agostiniana della città con le sfide del presente, toccando i temi di sofferenza, speranza, evangelizzazione e bene comune.

cnao papa

L’ARRIVO E LA VISITA AL CNAO Partito in elicottero dal Vaticano alle 13, Leone XIV è atterrato alle 14.39 al campo di rugby del Cus Pavia, al Cravino, è stato accolto dal vescovo Corrado Sanguineti, dalle autorità civili e regionali e dai rappresentanti della provincia e del Comune. Da lì si è diretto al Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao). All’interno della struttura il Pontefice ha incontrato i dirigenti, il personale sanitario e soprattutto i bambini e i pazienti in cura con le loro famiglie. Il Papa ha insistito sul ruolo fondamentale degli affetti nei momenti più duri: «Fate capire a tutto il mondo come quando ci sono momenti difficili, se non c’è la presenza, l’amore della famiglia, tutto è più difficile». Ai malati ha ricordato che «Dio vuole che nessuno soffra», ma ha anche aggiunto che il Signore «sarà sempre presente» e che «anche quando siamo troppo deboli, ci manda degli angeli». Quindi ha voluto rendere omaggio all’opera del Centro: «Il Cnao fa miracoli», ha detto e ha ringraziato medici, infermieri e operatori, sottolineando che

Dio opera nelle nostre vite anche tramite i medici, gli infermieri, tante persone.

Infine ha richiamato il valore della ricerca e invitato tutti a confidare nel Signore: «Quando le cose sono difficili, mettiamo tutta la nostra fiducia in Dio». Con i giovani pazienti e i loro familiari ha poi recitato il Padre Nostro.

NEL CONVENTO AGOSTINIANO Lasciato il Cnao, Leone XIV ha raggiunto la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro e il convento degli agostiniani. Nel colloquio con la comunità religiosa ha ribadito il valore universale del vescovo di Ippona: «Sant’Agostino non è nostro, è della Chiesa e la nostra missione è farlo conoscere nella Chiesa». Secondo il Pontefice, il santo africano «ha tanto da offrire in questo tempo» e il continuo pellegrinaggio di fedeli alla basilica dimostra che «la gente è alla ricerca, di qualcosa, di qualcuno che è Dio». Da qui l’invito a proporre «il messaggio di amore per Cristo e amore per la Chiesa» che costituisce il cuore del pensiero agostiniano.

LA CELEBRAZIONE Alle 15.55 il Papa ha presieduto la celebrazione della Parola davanti ai vescovi lombardi, al clero, ai consacrati e a circa 1.800 fedeli. Nell’omelia ha espresso apprezzamento per una Chiesa pavese «di antica tradizione» che continua a essere presente e viva, senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà della secolarizzazione. Il Pontefice ha posto una domanda centrale: «Come possiamo oggi, qui a Pavia, essere una Chiesa viva?». La risposta è stata netta: rimanere ancorati a Cristo, «pietra viva» e «pietra angolare» della vita ecclesiale. Solo così, ha spiegato, si evita di disperdersi «in cose secondarie» e si costruisce «una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi». Leone XIV ha esortato a essere «comunità cristiane centrate sull’essenziale», anche accettando di rinunciare «a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato». Ai sacerdoti ha chiesto di «ritornare sempre al centro», ritrovando nel Signore la gioia della fraternità presbiterale; ai religiosi, di ripartire continuamente da Cristo. In una società nella quale molti sembrano aver smarrito il gusto spirituale, il Papa ha richiamato l’urgenza di un «annuncio gioioso e liberante di Gesù Cristo» capace di mostrare «la bellezza della fede per la nostra vita e per la nostra società». Il riferimento a sant’Agostino è diventato allora un invito all’interiorità:

Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore.

Secondo Leone XIV, la ricerca di un senso autentico riguarda tutti, soprattutto i giovani. Da qui l’appello a una Chiesa «ben radicata nel territorio», esperta «nell’arte di ascoltare e di accompagnare», attenta alle famiglie e a chi è lontano dalla fede. Ha inoltre evidenziato l’importanza della pastorale universitaria e del dialogo con la cultura, incoraggiando la diocesi a proseguire nel cammino sinodale «imparando sempre più a camminare insieme». Al termine della celebrazione il Papa ha venerato e incensato le reliquie di sant’Agostino e acceso la lampada votiva.

IN DUOMO, ESALTA LA PACE Dopo aver salutato i fedeli all’esterno della basilica, Leone XIV ha raggiunto piazza Duomo. Sul sagrato ha ricevuto l’omaggio floreale dei bambini, salutato la comunità sudamericana e rivolto un breve messaggio ai presenti. Riprendendo un pensiero di sant’Agostino, ha affermato: «Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi». Quindi ha lanciato un forte appello: «Basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione», ha aggiunto. Ai giovani ha rivolto un invito a coltivare rapporti autentici: «Cercate di costruire autentica amicizia, non un’amicizia solo con lo schermo, con il telefonino. Autentica amicizia, di persona!». Infine, la benedizione e l’augurio: «Che siate sempre una comunità viva, di fede, di speranza e di amore».

IN PIAZZA DELLA VITTORIA Dopo l’adorazione eucaristica e la venerazione delle reliquie di san Siro in cattedrale, il Papa si è spostato a piedi in Piazza Vittoria, dove lo attendevano circa 3.500 persone. Nel suo discorso alla cittadinanza ha descritto Pavia come una bellezza «esigente», eredità del passato che diventa responsabilità per il presente. Le città, ha osservato, sono luoghi di relazioni e di valori condivisi, fondati sulla dignità della persona e sui principi della Costituzione italiana. Ha ricordato che «i cittadini sono sempre concittadini» e che la vita sociale richiede solidarietà e attenzione al bene comune. Di fronte all’indifferenza e al degrado civico, ha esortato a «rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina», custodendo piazze e luoghi pubblici come spazi privilegiati di incontro. Quindi ha invitato ciascuno a ripetere: «Mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito». Guardando alla tradizione universitaria pavese, Leone XIV ha sottolineato che promuovere la scienza significa promuovere l’uomo e che

non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede.

Sant’Agostino è stato indicato come esempio di «sana inquietudine» e di fecondo dialogo tra fede e ragione. Infine ha richiamato la missione della Chiesa come «focolare di fede e casa di carità» al servizio dei più fragili, ringraziando il mondo del volontariato. Ha invitato a «onorare sempre la dignità di ogni vita umana» e ha ricordato che la croce nello stemma cittadino «è ben più che un simbolo araldico», perché richiama «il valore universale dell’amore cristiano». Con la benedizione alle famiglie e alla città si è infine conclusa la tappa della visita pastorale del Papa, che ha lasciato Pavia per raggiungere Sant’Angelo Lodigiano.

a cura di Adriano Agatti e Massimo Sala

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