Flashback. Sembra trascorso un secolo da quando Marco Civoli e Sandro Mazzola urlarono al mondo «il cielo è azzurro sopra Berlino». Era una notte piena di stelle. Il 9 luglio del 2006 l’Italia di mister Lippi batte ai rigori il dream team dei nostri “Cugini” d’Oltralpe capitanati da Zizù Zidane. Il rigore decisivo di Fabio Grosso manda I’Italia in delirio.
TRE DI SEGUITO Gli Azzurri sono a pieno merito nella storia, calcistica e non solo. Ma torniamo alle dolenti note. Il 31 marzo 2026 sarà ricordato dai tifosi della Nazionale come uno dei giorni più nefasti della storia della squadra Azzurra quattro volte campione del mondo. Usciamo dalla competizione ai maledetti rigori. La Bosnia si classifica alle fasi finali dei mondiali 2026 che si svolgeranno il prossimo giugno negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. E l’italietta di Ringhio Gattuso fuori! Guarderemo la competizione per la terza volta consecutiva in tv, spaparanzati sul divano del salotto buono di casa; 2018, 2022, 2026. La prima volta che l’Italia fu esclusa dai mondiali – allora si chiamava Coppa Rimet – fu nel lontano 1958 in Svezia.
GENERAZIONE PERDUTA Per un’intera generazione di italiani i mondiali restano ora un sogno proibito. La Generazione Z (16/18enni) non potrà vivere le tante emozioni che soltanto il gioco più bello al mondo sa trasmettere ai propri appassionati. È come se si fosse tagliato quel filo che unisce padri e figli attraverso la condivisione e le passioni che solo il grande calcio sa dare. Si calcola che gli Azzurri nelle competizioni mondiali siano seguiti in tv da 20/25 milioni di appassionati. Le cifre per assicurarsi i diritti in esclusiva ammontano complessivamente a circa 70 milioni di euro, quanto hanno speso la tv pubblica (la Rai) e un network privato che detiene anche i diritti per trasmettere le partite di serie A.
IL PROCESSO Ora, come spesso accade nella nostra “italietta” e non solo nell’ambito sportivo, si chiedono le dimissioni di tutta la classe dirigente e dei massimi organi della Figc, unica responsabile di questa “catastrofe sportiva”. Ma poi si tira tardi per non mollare la cadrega, come dicono i miei amici del Bar dello Sport del quartiere Sisrin di Vigevano. Chi ha gestito questo fallimento sportivo deve fare un passo indietro. Si chiamano dimissioni! Il presidente federale Gabriele Gravina le ha consegnate a denti stretti un paio di giorni dopo la disfatta, subito dopo è toccato a Gigi Buffon, capo delegazione, che in realtà le avrebbe date anche un minuto dopo il fischio finale della partita con la Bosnia. Quindi l’allenatore Rino Gattuso, da persona per bene:
Sono il maggior responsabile della disfatta dell’Italia ed giusto che mi metta da parte.
LA RICOSTRUZIONE Ora, per il mondo pallonaro italiano, urge una rivoluzione copernicana. Sia in campo sia fuori. Ci vuole una seria revisione del giocattolo calcio. Non dimentichiamo che con il pallone rotolano montagne di danaro. Molti “esperti” e addetti ai lavori avanzano non pochi dubbi sulla trasparenza di alcune disinvolte operazioni di compravendita di moltissimi giocatori stranieri (spesso mediocri) a scapito dei nostri giovani, molti dei quali cresciuti nei vivai di alcune squadre di Serie A. Uno su tutti la “nave scuola Atalanta”. Purtroppo, nel massimo campionato italiano si continua a schierare in campo giocatori stranieri senza limitazione di numero. Le società di A e B spesso schierano 10/11 calciatori non italiani. Il libero mercato lo permette. È compito dei vertici della nostra Federazione gioco calcio stabilire delle quote in armonia con le norme dell’Unione Europea. Dirigenti, macchinisti, affini, come avrebbe detto il Principe De Curtis (in arte Totò) datevi una mossa. Altrimenti i nostri giovani talenti rischiano di invecchiare in panchina. La pensioncina dell’Enpals (Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo) è garantita. A fine carriera si possono maturare anche 1200 eurini al mese. E vi pare poco? Buon Mondiale a tutti. Anche alle nazionali del Curacao e Capoverde che si sono qualificate.
Sergio Calabrese



