C’è un Natale che non passa dalle tavole imbandite di casa né dal citofono che suona con le mani infreddolite dei parenti.

NATALE ALTROVE È un Natale che abita altrove, in luoghi dove la famiglia è una parola sospesa, talvolta assente, talvolta reinventata. Case di riposo, comunità, centri di accoglienza: isole apparentemente ai margini, che a dicembre diventano il centro emotivo più fragile e vero delle feste. Qui il Natale non è mai scontato. È una conquista quotidiana, fatta di piccoli gesti: una canzone intonata piano, una mano che addobba un albero, un presepe costruito con ciò che c’è, una storia raccontata per non far evaporare la memoria.

ALTRE NATIVITÀ È un Natale che conosce bene la malinconia, perché l’allegria degli altri, a volte, illumina anche le assenze. Ma proprio per questo diventa più attento, più umano, più necessario. Nelle Rsa il tempo rallenta e si fa ascolto: anziani che non riceveranno visite trovano compagnia in una voce giovane, in un bambino che entra come un nipote improvvisato, in un ricordo che torna a bussare. Nelle comunità per persone con disabilità il Natale è teatro, canto, respiro condiviso: un palcoscenico dove ognuno porta se stesso, senza maschere, e scopre che la fragilità può diventare forza collettiva. Nei centri di accoglienza il Natale profuma di spezie lontane, di cucine multiculturali, di telefonate che attraversano il mare: ragazzi soli che imparano a stare insieme, trasformando l’assenza in condivisione.

IL SENSO DI UNA FESTA Sono tutti Natali un po’ particolari, certo. Ma forse sono proprio questi a ricordarci il senso originario della festa: accogliere chi è lontano, chi è solo, chi non ha un posto sicuro da chiamare casa. Un Natale meno rumoroso, meno luccicante, ma capace di accendere luci dove il buio, in certe situazioni, sembra avere più spazio. Un Natale che non divide, ma raccoglie.

Davide Zardo

1Mortara: Anffas: cori, buona tavola e laboratori di manifattura

Aperitivi, cene con i parenti, incontri tra familiari e operatori, cori in chiesa. Per un centinaio di ospiti dell’Anffas di Mortara i giorni di preparazione al Natale hanno il sapore della cucina domestica. «Quella che cerchiamo di ricreare nelle nostre comunità — spiega Simone Bertoli, educatore professionale e coordinatore dei servizi sociosanitari Rsd (Residenze socio sanitarie per persone con disabilità) e Cdd (centri diurni disabili) —

è un’atmosfera familiare, incentrata soprattutto su momenti conviviali in cui si dà molta importanza al buon cibo fatto in casa.

ARIA DI CASA L’Anffas ha una Rsd che accoglie 18 persone, cinque appartamenti da 5, un alloggio da 2, una comunità “A casa mia” con 5 inquilini, un centro diurno che ospita una trentina di utenti, un progetto “Per fare casa” rivolto a 10 ragazzi, un orto sociale utilizzato da circa 10 iscritti. «Nel periodo pre-natalizio — continua Bagnoli — organizziamo incontri tra i familiari dei ragazzi e gli operatori, con aperitivi, cene e momenti di confronto e svago, dove il ruolo degli educatori è diluito e stemperato, per mettere sempre al centro la persona. Al centro diurno facciamo venire i parenti dei ragazzi, questo venerdì abbiamo organizzato delle attività insieme, e una merenda. Cerchiamo di ricreare un ambiente domestico, in cui anche chi è lontano dalla famiglia si senta a casa. Il giorno di Natale molti ragazzi andranno dai propri familiari. Ogni comunità ha allestito presepi e alberi addobbati. Abbiamo aperto anche un “laboratorio di Babbo Natale”, dove i ragazzi hanno realizzato dei manufatti che sono stati venduti domenica scorsa davanti alla Chiesa di San Pio X. E sabato, sempre in parrocchia, il nostro coretto “Fateme cantà” ha partecipato a una serata con altri gruppi musicali: la “Calliride”, il coro di San Pio, la “Don Pietro Cerri” di Tromello». Un momento di inclusione che ha contribuito a dare tanta serenità a tutti, ravvivando il clima di attesa e di gioia che caratterizza il Natale.

2Mede: in casa di riposo un’attenzione particolare a chi è solo

Alla casa di riposo della Fondazione “Istituzioni riunite”, a Mede, i sette nuclei-reparto stanno facendo a gara per creare un’atmosfera festosa, tra canzoncine tradizionali, calze da appendere, alberi da addobbare, presepi da allestire con scenografie spettacolari. Il tutto con un’attenzione particolare a quegli ospiti abitualmente soli, che il giorno di Natale, a differenza di molti altri, non riceveranno visite.

GIORNO D’INCONTRO «A breve la Rsa ospiterà i rappresentanti dell’amministrazione comunale – spiega il presidente della Fondazione, Stefano Leva — in un calendario di appuntamenti molto fitto, tra momenti di animazione, una gita a Vigevano, l’arrivo di Babbo Natale accompagnato da una delle sue renne, e con la festa dei compleanni del mese, che coinciderà col giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre. Il 25 non abbiamo previsto nessun evento, perché così lasceremo spazio alle visite dei familiari. Stiamo cercando di alzare il livello dell’animazione, in modo da creare un’atmosfera piacevole: il che può essere anche un’arma a doppio taglio, perché chi non ha nessuno che vada a trovarlo si deprime maggiormente durante le feste, che con l’allegria degli altri possono farlo vedere alla malinconia. Per questo vorremo fare in modo che tutti riescano a gioire nel periodo natalizio, aprendo la casa di riposo alle scuole dell’infanzia. Quella delle “Istituzioni riunite” in via Gramsci è praticamente di casa, essendo gestita dalla stessa Fondazione, ma anche la materna statale collabora di buon grado. In questi giorni tanti bambini riempiranno gli ospiti di gioia e spensieratezza, un po’ come dei nipotini, senza contare che per alcuni dei piccoli si tratta proprio dei loro veri nonni. Stiamo inoltre realizzando dei laboratori della memoria per dare agli anziani la possibilità di raccontare il Natale della loro infanzia, in una sorta di “amarcord” che permetta di trasmettere tutte le emozioni e i sentimenti che riaffiorano in questo periodo festivo».

3Suardi: al Mulino storie intrecciate come un cestino di vimini

Alla comunità del Mulino di Suardi, che ospita minori stranieri non accompagnati, i ragazzi sono abituati alla lontananza dalla famiglia. Vengono da Egitto, Tunisia, Afghanistan, Albania. E sanno cosa vuol dire passare le feste in solitudine, che nel periodo natalizio si fa condivisione.

FRATELLO DI TUTTI «In questi giorni — racconta il responsabile della struttura, Mimmo Damiani — i ragazzi stanno preparando le ceste-regalo con marmellate, salse, sughi ricavati dalla lavorazione dei prodotti dell’orto, e per loro è un momento di gran festa, che li fa sentire meno soli». Conserve che profumano d’estate anche adesso che fuori è inverno. Un gesto semplice, ma che tiene insieme le loro storie come un cestino di vimini: intreccio, cura, pazienza. «Durante questo periodo chiederemo a ognuno di preparare un piatto tipico del loro Paese. Adesso sono particolarmente su di giri perché giovedì 11 dicembre sono andati in gita al Museo egizio di Torino. Poi il giorno di Natale si metteranno in contatto telefonico, anche con video-chiamate, con le rispettive famiglie, e dopo il pranzo trascorreremo il pomeriggio guardando dei video che riprendono alcuni momenti della nostra storia comunitaria, come per esempio la gita a Torino. Il Natale sarà un momento di condivisione, in cui si cercherà di valorizzare la storia di ognuno. Per alcuni, che sono musulmani, nel loro Paese d’origine non si festeggia il Natale. Qui sì, però, e per questo vogliamo coinvolgerli in quest’atmosfera di gioia e di svago, addobbando l’albero e mettendo tante luci colorate alle finestre. Nell’ufficio degli educatori abbiamo anche allestito il presepe. Gesù è fratello di tutti, in questo bambino fragile e solo ognuno di loro può identificarsi e sentirsi accolto». Un bimbo minuscolo che non possiede nulla, nemmeno un tetto vero, e proprio per questo appartiene a tutti. Un simbolo gentile, che non divide ma raccoglie, e in cui ciascuno di questi ragazzi può riconoscere la propria fragilità e la propria forza.

4Garlasco, applausi per la Chiocciola: «La vita? Un palcoscenico»

La preparazione al Natale, per “La chiocciola” di Garlasco, è iniziata l’8 dicembre con lo spettacolo “Libera… mente”. L’associazione, nata nel 2015 grazie ad Annalisa Zanotti, accoglie persone con disabilità in un percorso di crescita, autonomia e vera inclusione.

TESTA ALTA Gli amici fondatori, con abilità e storie diverse, hanno deciso di camminare insieme, creando uno spazio dove ciascuno possa trovare voce, dignità e futuro. Questa la loro filosofia:

Non vediamo la disabilità come un limite, ma come un modo differente di esistere.

Un motto che nel periodo natalizio assume una maggiore valenza. «I ragazzi erano gasatissimi — racconta Luca Bergamaschi, regista dello spettacolo e animatore del centro ricreativo di via Realetta — anche perché avevano partecipato con entusiasmo al laboratorio “Emozione a arte varia”, col quale gli abbiamo insegnato le tecniche di auto-rilassamento degli attori: respirazione e occhi chiusi per guardare il mondo con la testa, non solo con i sensi. Per aiutarli a non avere paura del pubblico e della vita di tutti i giorni, gli abbiamo spiegato che la vita stessa è un grande palcoscenico, che a volte ci presenta esperienze negative: bullismo, razzismo, odio, dipendenze. Dobbiamo saperle affrontare a testa alta, e il teatro, il canto, la recitazione, possono aiutarci in questo. I ragazzi hanno portato in scena se stessi e le emozioni della loro vita di tutti i giorni». La Chiocciola si sta dunque preparando con gioia all’arrivo del Natale, tra berretti rossi, alberi decorativi, presepi e regali da impacchettare. «Stiamo cercando di trasmettere i valori di una volta, in una società come quella attuale in cui prevalgono il trash, il gioco, la leggerezza. Col teatro abbiamo voluto far arrivare i ragazzi al Natale come una piccola goccia nel mare. In questi giorni ci sarà anche un momento di grande emozione: accenderemo un fuoco in una tenda alla maniera dei nativi americani, per trasmettere sentimenti di pace e amore».