C’è la signora di 90 anni di Mortara che aspetta la vaccinazione a domicilio, il coetaneo che a Vigevano non sa neppure se è stato inserito in elenco, l’ultracentenario di Garlasco che ha avuto la prima dose questa settimana.
Sono alcuni casi raccolti sul territorio, che testimoniano quanti anziani ancora siano in attesa di ricevere un vaccino che per loro può segnare la differenza tra vivere, sopravvivere e morire.
E non solo perché l’86.1% dei morti causati dalla Covid-19 ha da 70 anni in su e in Lombardia appena il 44.7% degli over80 e il 3.1% degli over 70 ha completato il ciclo – il 40.1% e l’8.4% sono alla prima dose – ma anche perché immunizzarsi vuol dire tornare ad affacciarsi fuori casa senza che questo esponga al rischio di sviluppare una forma grave della malattia.

A CASA Maria Teresa abita a Mortara, nei prossimi mesi compirà 91 anni e non può muoversi autonomamente, inoltre la sua situazione clinica fa sì che per lei sia preferibile la vaccinazione a domicilio, che la figlia Antonella Cattaneo ha richiesto lo scorso 17 febbraio. «Ho fatto la prenotazione – racconta – ma non mi è mai arrivato un sms di conferma né una convocazione. Mia mamma non è autonoma e non può raggiungere il centro vaccinale, perciò quando mi sono recata in farmacia per prenotare ho chiesto che potesse fare l’iniezione a casa». Per avere informazioni è tornata in farmacia, che però fa solo da tramite, ha chiamato il call center più volte senza riuscire a prendere la linea, si è rivolta al Medico di medicina generale, il quale non ha aderito alla campagna vaccinale e l’ha invitata a rivolgersi ad Ats, dove le hanno confermato che la madre sarebbe stata vaccinata a domicilio, ma senza ulteriori precisazioni, se non che avrebbe potuto prenotare di nuovo per andare presso gli hub del territorio.
Ma quando ho provato – prosegue la figlia – il sistema mi ha detto che non era possibile essendoci già quella precedente
«Tra l’altro – conclude – io sono residente in Toscana e a Mortara non ci sono centri per la vaccinazione, perciò lo spostamento, oltre che poco compatibile con la sua situazione, non è neppure facile da organizzare».

RISPOSTE Nella stessa condizione ci sono almeno 2860 persone, quelle censite dall’Ats di Pavia,
di queste 525 sono state raggiunte dalle Usca e 590 dai medici curanti (in tutto 1115, il 40% del totale; dati al 12-04),
le cui adesioni alla campagna vaccinale sono state limitate a Vigevano e in Lomellina nonostante Pavia, precisa Ats, «è stata “pilota” per l’accordo con i medici di famiglia per le vaccinazioni presso i propri studi e a domicilio». Il percorso corre in parallelo rispetto al resto delle inoculazioni: «Le vaccinazioni a domicilio – spiega Ats – sono fatte contestualmente alle somministrazioni presso i centri vaccinali del territorio, grazie alle Usca, ai Mmg che hanno dato la disponibilità e al personale di Ats, che inoltre ha aperto un bando per coinvolgere anche gli operatori delle strutture del territorio attive nell’ambito dell’Assistenza domiciliare integrata». E chi non ha ricevuto notizie? «Saranno contattati dal medico di famiglia», assicura Ats, o dagli uffici dell’Agenzia.
Giuseppe Del Signore

