Terre di nessuno / L’urlo dei “maranza” «Le vittime siamo noi»

La necessità di uscire in gruppo per sentirsi uniti e protetti, il bisogno di allontanare quella noia dettata dalla mancanza di spazi ricreativi e, non ultimo, un centro cittadino ora percepito come insicuro e povero di opportunità per divertirsi. A gennaio le temperature sono di pochi gradi sopra lo zero, ma i giovani vigevanesi il fine settimana non vogliono rimanere in casa o in luoghi chiusi, desiderano invece stare all’aperto, parlare e giocare con amici, stare in compagnia.

un gruppo di “maranza” al Conad di Vigevano

INCLUSIONE Il tutto però si scontra con la paura che possa succedere qualcosa, con il timore di imbattersi in incontri spiacevoli, specie se non si sta in gruppo e con la consapevolezza di una piazza Ducale che non appartiene più ai giovani. Sono percezioni che L’Araldo ha raccolto ascoltando da vicino le voci delle nuove generazioni, dialogando con loro, anche con quei gruppi che ascoltano musica drill e trap, vestono di moda e fumano sigarette. Questi ultimi in particolare sono sia italiani sia stranieri di seconda generazione: sono i “maranza”. Sono arrabbiati, sfrontati ma vogliono parlare. Tre di loro sono al freeshop di piazza Sant’Ambrogio, chiedono «rispetto. Non usciamo in giro armati ma sappiamo difenderci. La gente ci considera delinquenti ma facciamo esattamente le stesse cose di altri ragazzi. Usciamo, ci divertiamo: spesso siamo a Milano, dove abbiamo tanti amici. Se siamo infastiditi o esclusi, reagiamo». Esclusi da chi li considera responsabili di ogni crimine, arrabbiati per non essere inclusi in un contesto di vita percepito come troppo distante.

MEGLIO IN GRUPPO Qualcuno però con loro ci esce. Un gruppo di ragazze fuma sigarette al Gifra, aspettano amici e fidanzati impegnati in una partita di calcetto. Una di loro parla e ricorda un aspetto non così scontato: «Nella nostra compagnia ci sono egiziani, ma sono bravi ragazzi. Con loro mi sento protetta e tranquilla anche nell’uscire di sera, ma da sola non riesco più. Non riesco più da quando un uomo forse di 70 anni, italiano, ha cercato di scattarmi fotografie di nascosto. Un comportamento squallido, da parte di qualcuno che potrebbe essere mio nonno. Anche questo è un problema per noi ragazze». Al Gifra si chiacchiera, si gioca a calcio, mentre in Castello alcuni ragazzi del liceo Cairoli girano un video contro la violenza di genere, per un progetto di educazione civica. Abitano in centro ma non fanno serata: «A mezzanotte di solito siamo già a casa. Una sera una nostra amica è stata inseguita da un ragazzo davanti al Besozzi. Dato che era tutto buio e non c’erano controlli, nessuno ha visto nulla. Non le è successo nente, ma questa esperienza l’ha scossa e il video che abbiamo girato è dedicato anche a lei». L’insicurezza percepita dai giovani vigevanesi insomma non conosce limiti di età, etnia, spazi. Una compagnia di ragazzi fa la spesa al Conad per una piccola merenda. Hanno poi mangiato patatine e pizzette e bevuto coca cola all’Arlecchino, da tutt’altra parte della città, perché

è l’unico posto in cui possiamo stare senza che nessuno ci dica nulla.

LA GIUNTA Netta la replica della giunta che invoca la certezza della pena per gli autori di episodi di microcriminalità. Per il sindaco Andrea Ceffa (Lega) quella del disagio è «solo un alibi usato da chi non ha nessuna intenzione di integrarsi e di rispettare la nostra città». Lo stesso Ceffa in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato di voler invocare agenti speciali, come l’Ice di Trump. Nicola Scardillo (FdI), assessore alla sicurezza, non è da meno: «Tutti vengono ascoltati, bisogna smetterla con questa scusa. Sono il primo a vedere in palestra alla Mondetti o davanti al tribunale ragazzi stranieri in compagnia di giovani italiani. Ovvio che se non si rispettano le regole si viene segnalati».

Andrea Ceffa, sindaco di Vigevano

L’OPPOSIZIONE La minoranza è critica, ma nei confronti di un’amministrazione accusata «di aver fallito sul tema sicurezza – scrive in una nota Rossella Buratti, candidata del centrosinistra e della civica Vigevano SìCura – la maggioranza deve smetterla di attribuire l’insicurezza alla sola componente straniera sul territorio». Il Polo Laico chiede prevenzione: «Vanno riviste in profondità le strategie finora utilizzate, chiaramente inefficaci nel fornire ai cittadini garanzie e percezione di sicurezza. Per questo chiederemo con fermezza che Vigevano veda soddisfatte le proprie necessità da parte degli organi responsabili». Marco Vassori, segretario cittadino del Pd, ricorda che

la sicurezza è un diritto delle persone e, proprio per questo, non può diventare il terreno di derive autoritarie.

ALLA GUIDA Intanto l’insicurezza è percepita anche al volante, specie se di ritorno da una serata nel fine settimana. «Era mezzanotte e mezza di un sabato ed ero di ritorno a casa dopo una serata tra amiche – racconta Rita che quella sera era da sola alla guida della sua auto – Ero in corso Novara, zona Carrefour, diretta verso Cassolnovo, quando a un certo punto vedo dallo specchietto retrovisore un Suv grigio arrivare a velocità folle e con le luci spente. L’istinto mi ha fatto mettere la freccia per accostare e far passare il veicolo che già mi aveva passata nel frattempo, ma ancora non avrei immaginato quello che sarebbe successo dopo». Oltre all’alta velocità su una strada urbana, alle luci spente a tarda notte e al sorpasso in linea continua in prossimità di due rotatorie – già sufficienti per la sospensione della patente – «l’auto si è ritrovata un altro conducente davanti, già dentro la rotonda di fronte al supermercato Tigros; non appena usciti dalla rotatoria, il Suv grigio ha sorpassato e ho visto il passeggero tirare fuori dal finestrino una mano con una pistola (spero scacciacani) e sparare un colpo. Ho accostato per lo spavento».

Edoardo Varese (ha collaborato Ec)

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