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Dal 1 gennaio dovrebbe entrare in vigore l’obbligo di avere una polizza assicurativa contro le calamità naturali per le imprese. Sulla casa sembra improbabile si faccia, mentre le aziende in linea di massima sono favorevoli. Chi ha dubbi sono le assicurazioni. Al momento si è ancora in presenza di uno schema di decreto, che ha il compito di definire quali siano le imprese soggette all’obbligo assicurativo e quale sia l’oggetto della copertura assicurativa (alluvioni, inondazioni, esondazioni, terremoti e frane). Nel decreto sono allo studio anche i premi, proporzionali al rischio e che tengano conto delle differenze geografiche.
OK IMPRESE Le imprese sono in linea di massima favorevoli, pur con qualche perplessità. Secondo Marco Granelli di Confartigianato il nuovo decreto non risolve il problema a monte, pur essendo l’Italia il paese Ue che ha subito i maggiori danni climatici. Secondo il presidente di Confartigianato, prima di procedere con l’obbligo di assicurazione, bisogna procedere a mettere in sicurezza il paese. Le Pmi però guardano con interesse all’ipotesi di assicurarsi, anche perché i danni che hanno subito negli scorsi 12 mesi ammontano a 3 miliardi di euro, secondo quanto emerge da un’indagine Emg Different per Facile.it.
Il limite è anche dovuto alla scarsa conoscenza della norma sulla quale sta lavorando il governo: solo 2 imprese su 10 la conoscono, anche se il 60% è d’accordo con l’obbligo.
MONDO INASSICURABILE Chi invece esprime perplessità è il mondo delle assicurazioni, sull’onda delle informazioni che arrivano dagli Stati Uniti, paese più esposto a calamità. In un rapporto Onu intitolato “2023 Interconnected Disaster Risks” il sottotitolo era «mondo inassicurabile». Il documento ricordava come dagli anni Settanta il costo dei disastri è aumentato di sette volte. Secondo un’analisi di Swiss Re Institute, questo costo aumenterà di altre due nei prossimi quindici anni. Annualmente è la World Bank a fare il conto: 520 miliardi di dollari all’anno. Il già citato rapporto sostiene che in Australia già oltre mezzo milione di abitazioni non si potranno più assicurare nel giro di pochi anni perché i rischi climatici sono troppo alti. Nel decreto che potrebbe essere legge dal 1 gennaio è previsto che Sace possa riassicurare il rischio assunto dalle compagnie assicurative mediante la sottoscrizione di apposite convenzioni a condizioni di mercato. C’è chi poi, come il consigliere Ivass Riccardo Cesari, ha ribadito che le polizze catastrofali obbligatorie per le imprese
dovranno prevedere un certo grado di mutualità geografica che consenta di spalmare su aree ampie i costi delle coperture a beneficio sia delle imprese assicurate sia delle compagnie di assicurazione.
Questa richiesta deriva dal fatto che le compagnie di assicurazione, in assenza di garanzie, potrebbero usufruire degli effetti negativi della concentrazione dei contratti su territori ristretti e più soggetti a calamità, in maniera analoga a quanto accade già oggi nel mercato delle assicurazioni per le auto, più alte nelle città dove sono più frequenti incidenti, furti, danneggiamenti.
Andrea Ballone


