Dopo 16 anni la Spagna torna sul tetto del mondo e lo fa macinando gioco, creando occasioni e soprattutto contando su una difesa che ha incassato un solo gol in tutto il torneo.
IL SEGRETO IBERICO Le furie rosse ancora una volta vincono il Mondiale dopo essersi aggiudicate l’Europeo, esattamente come nel 2010 in Sudafrica. Francesco Repice e Fabrizio Biasin, giornalisti sportivi e commentatori molto seguiti sul wb, non sembrano avere dubbi sul fatto che ha vinto la squadra più brava. Repice, storica voce di RadioRai, in particolare spiega che «ha vinto la squadra migliore, la più forte e la più brava. Non c’è stato nulla di nuovo rispetto a quello che si sapesse: io alla vigilia del Mondiale avevo detto date come favorite il Brasile e la Spagna, col Brasile evidentemente ho toppato, con le furie rosse invece ci ho preso. In finale non mi sarei mai aspettato di vedere un’Argentina così arrendevole e rinunciataria, con gli iberici che hanno continuato a praticare il loro calcio, lo stesso che per anni abbiamo visto con il Barcellona di Guardiola. Tiki taka, pressing alto, verticalizzazioni, stile offensivo ma anche una difesa solida. La Spagna ha vinto strameritatamente, non si può certo affermare il contrario. Anche l’Argentina ha comunque fatto un grande percorso. Ha vinto il Mondiale 4 anni fa, poi la Coppa America e in questo è comunque riuscita ad arrivare in finale. Scaloni può ritenersi ampiamente soddisfatto di quello che ha dato alla Selecion». E poi un grazie a Messi per quello che ha dato al calcio in questi 20 anni. Tra i mortali penso sia stato il più grande di tutti». Si chiude l’era di Messi e di Cristiano Ronaldo, ma probabilmente anche quella di Modric «un altro grande campione – continua Repice – ci sono calciatori che sembrano appartenere a un altro sport. Luka Modrić è uno di quelli. Ci sono gesti che, forse, solo chi è stato in mezzo a quel campo riesce davvero a comprendere. Controlli, tempi di gioco, passaggi, visione: tutto sembra naturale, ma naturale non è. Ho avuto la fortuna di vedere da vicino fuoriclasse come Zidane, Ronaldo, Totti.
Talenti che ti fanno innamorare del calcio. E Modrić appartiene a quella categoria: quella dei giocatori che trasformano ogni partita in una lezione.

TROPPA POLITICA Le polemiche non sono mancate, in particolare sul caso Balogun, una «decisione sportiva modificata dopo un intervento politico ai massimi livelli. Le parole di Maradona per questo restano incredibilmente attuali, “la pelota no se mancha“, il suo non era solo il saluto di un campione, ma la difesa di un’idea di calcio. Un calcio che appartiene ai giocatori, ai tifosi, alle emozioni, non al potere. A distanza di 30 anni quella frase continua a emozionare, perchè certi valori non passano mai».
IL CASO LAUTARO Fabrizio Biasin, invece, si concentra sulla finale tra Spagna e Argentina, in particolare sulla scelta discutibile di Scaloni di «non aver concesso nemmeno un minuto a Lautaro Martinez – afferma – capisco che un giocatore come Messi, il trascinatore dell’Argentina, doveva restare in campo. Però Lautaro Martinez il gol contro l’Inghilterra l’aveva fatto. Ha spesso e volentieri dimostrato di essere un giocatore decisivo nei momenti chiave della partita. Sono interista e confermo che nelle partite in cui l’Inter ha sofferto lui c’è sempre stato. All’Argentina contro la Spagna sarebbe servito averlo in campo, un attaccante che dà una mano alla squadra, che torna a difendere in caso di bisogno, un giocatore instancabile».

SUCCESSO MERITATO Certo la vittoria della Spagna è meritata: «In tutta la partita – continua Biasin – l’Argentina ha fatto 0 tiri in porta, uno fuori dallo specchio e uno respinto. Mi viene da dire che peggio è stato solo l’halftime show, vittoria stra-meritata della Spagna. Vero che nel girone ha avuto delle difficoltà, ma dai sedicesimi è venuta fuori esprimendo le sue potenzialità, eliminando la Francia, la squadra che in molti davano per principale candidata alla vittoria finale».
Edoardo Varese


