Riportare in vita la storia attraverso il ricordo di una persona. È quanto è successo alla famiglia di Antonio Battista Gelada, un soldato lomellino che fu fatto prigioniero il 9 Maggio 1943 e che dopo essere stato portato in Inghilterra all’Eden Camp, all’epoca un campo di prigionia ora diventato museo, rientrò in Italia il 31 marzo 1946. La sua piastrina metallica di riconoscimento è stata ritrovata con un metal detector da Artur Kropiwiec, un cittadino inglese di origine polacca, che l’ha riportata in Italia e restituita alla famiglia nel corso di una cerimonia tenutasi il 20 giugno a Borgo San Siro, dove vive Pierangelo Gelada, il figlio del militare.
IL PERCORSO Un iter durato quasi due anni, da quando nell’ottobre 2024 Artur Kropiwiec trova in Inghilterra la piastrina e contatta Maurizio De Angelis dell’Italian Dog Tag Return Project. «Un progetto nato nel 2020 – spiega De Angelis – con la volontà di essere un punto di riferimento nei confronti di tutti i vari detectoristi che, una volta trovata durante le loro ricerche una “dog tag” (la piastrina di riconoscimento) di soldati americani che combatterono in Italia durante la seconda guerra mondiale, decidevano di cercare eventuali parenti del soldato per restituire questo oggetto gratuitamente alla famiglia». La piastrina del soldato Gelada ha permesso a De Angelis, una volta richiesto il foglio matricolare, di appurare che il militare italiano – classe 1912, di Alagna, Pavia – risultava essere inquadrato nel 10° Reggimento bersaglieri, imbarcato a Trapani il 20 dicembre 1942 e giunto il giorno dopo a Biserta. Partono le ricerche e De Angelis scopre che il soldato ha un figlio, Pierangelo, che lavora a Vigevano come commercialista, ed è a sua volta padre di un ragazzo, Filippo, che vive in Australia. «Ad Artur avrebbe fatto piacere restituire la piastrina di persona, ci si poteva provare, non sarebbe stato così difficile – racconta Maurizio De Angelis – E invece no. Artur, che fa parte del team di esperti della Minelab (una società produttrice di metal detector) aveva segnalato il ritrovamento e quindi adesso bisognava aspettare che dall’Inghilterra venisse concessa la licenza di esportazione. Risolto anche questo problema, la piastrina diventa addirittura di mia proprietà;
Artur che viene dall’Inghilterra e Filippo che arriva dall’Australia riescono a trovare una data in cui entrambi possono essere in Italia per la restituzione. A questo punto però ci sarebbe voluta una piccola cerimonia.
LA CONSEGNA Detto, fatto. Sabato 20 giugno, a Borgo San Siro, Artur Kropiwiec consegna la piastrina a Pierangelo e Filippo Gelada, alla presenza della vicesindaca Simonetta Tarditi e di una delegazione vigevanese dell’Associazione nazionale bersaglieri guidata da Pierluigi Ugazio. «Mio padre – racconta Pierangelo Gelada – ogni tanto ci raccontava della sua prigionia. Tenere tra le mani la sua piastrina è stata una grande emozione». Così anche per Artur Kropiwiec, che in un messaggio sui social scrive: «In quel momento ho capito che non si trattava più di un oggetto trovato nel terreno. Si trattava di persone, ricordi, e di tenere viva la storia. Durante la mia visita, mi sono stati consegnati anche documenti che raccontavano la storia del prigioniero di guerra britannico Desmond Jones, evaso da un campo di prigionieri di guerra a Borgo San Siro nel 1943. Più di 80 anni dopo, mi sono ritrovato nello stesso borgo, ricordando ancora una volta come la storia possa connettere persone, paesi e generazioni. Ho avuto anche la possibilità di visitare la zona legata alla famiglia Sforza, compreso il castello dove è nata Bona Sforza, regina di Polonia. Questa esperienza mi ha ricordato che il metal detecting è molto più che trovare oggetti. Si tratta di conservare ricordi, onorare le persone e riportare in vita la storia».
Davide Zardo


