C‘è tempo fino a domenica 3 aprile per ammirare “L’annunciazione” di Domenico Balbi, nella chiesa dei Santi Marziano e Martino a Mede grazie all’iniziativa “Casa a casa”, organizzata dal centro “Beato Teresio Olivelli”, dalla parrocchia guidata da don Renato Passoni e dall’assessorato comunale alla cultura. Balbi, nato nel 1927 e morto nel 2005, è stato un noto designer genovese.
IL PROGETTO «Grazie all’intermediazione del musicista Emanuele Colosetti – spiega Patrizia Cei, assessore alla cultura e presidente del centro Olivelli – è stato possibile mettersi in contatto col curatore dell’iniziativa, Matteo Lenuzza, per inaugurare l’esposizione venerdì 25 marzo, festa dell’Annunciazione». La fortuna di Balbi è legata a uno stile che in quest’opera si rifà a Lorenzo Lotto.
In questo quadro – ha spiegato Matteo Lenuzza – ci sono forti richiami alla storia dell’arte.
Un’esposizione – da qui lo spunto per il titolo “Casa a casa”, in una scena domestica che trova la usa perfetta collocazione in un luogo sacro – che permette una chiave di lettura approfondita. «Con l’Annunciazione – spiega Colosetti – personalmente ho avuto l’occasione di riscoprire la semplicità e la pulizia delle linee, allo stesso tempo definite da un utilizzo sapiente dei colori, messi in relazione un con l’altro per ricreare un’atmosfera dal sapore famigliare, quasi “di casa”, il cui mistero dell’annunciazione si fa vivo nella nostra realtà quotidiana».

ARTE E MUSICA Dal musicista medese la proposta di un abbinamento con un brano composto da Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), intitolato “Vergine bella” il cui testo è niente meno che di Francesco Petrarca, del quale Palestrina usò i primi 13 versi: «Vergine bella, che di sol vestita, / coronata di stelle, al sommo Sole / piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose, / amor mi spinge a dir di te parole: / ma non so ’ncominciar senza tu’ aita, / et di Colui ch’amando in te si pose. / Invoco lei che ben sempre rispose, / chi la chiamò con fede: / Vergine, s’a mercede miseria extrema de l’humane cose / già mai ti volse, al mio prego t’inchina, / soccorri a la mia guerra, / bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina».
Davide Zardo


