Un ordine, quello dei Domenicani, che non registra un calo di vocazioni, anzi. Lo afferma padre Alberto Casella, nativo di Genova e vissuto a Imperia.
IL CARISMA Assistente regionale in Lombardia degli scout Agesci, docente di teologia ed etica e intelligenza artificiale alla Cattolica di Milano, appartiene alla comunità di Santa Maria delle Grazie (dove è sotto-maestro dei novizi) che raccoglie 13 padri e 12 novizi provenienti da tutto il mondo. Padre Casella è tra i frati domenicani che a Vigevano si alternano per la predicazione nella chiesa di San Pietro Martire, durante la settimana precedente la festa patronale del beato Matteo. Ma qual è il carisma che caratterizza i Domenicani?
Senza dubbio la salvezza delle anime attraverso la contemplazione e la predicazione – spiega padre Casella – Predicare ai lontani, soprattutto, come fece Domenico con un oste cataro a Tolosa, in Spagna.
Un carisma molto attuale, che è vissuto in tre rami: i sacerdoti, le monache, i terziari. A scuola noi insegnanti incontriamo molti studenti non credenti, e alcuni si avvicinano alla fede.
COME FRANCESCO Alcuni tratti che emergono nella figura del Beato Matteo? «Sicuramente il parallelo con san Francesco: come lui era giovane e aitante, di famiglia benestante. Si convertì sentendo cantare i frati in chiesa, ed è interessante a questo proposito quanto la liturgia attiri, come esperienza di Dio. Matteo Carreri nella sua integrità è l’uomo del “sì sì, no no“, e in questo senso richiama a Gesù. Poi c’è l’aspetto della misericordia, insieme al senso civico e al legame alla città di Vigevano, dove spesso il Beato esercitò il ruolo di pacificatore. Sicuramente inoltre cogliamo in lui la dimensione dell’annuncio della parola. Qualsiasi domenicano, grazie anche al beato Angelico (pittore e anche lui un nostro frate) è paragonato al sermone della montagna, all’annuncio delle beatitudini e di un vangelo di gioia, che parla di pace».

INCONTRO PERSONALE Molte le persone, anche gli immigrati di altre religioni, che nel giorno della festa patronale visitano lo scurolo con le spoglie del Beato nella chiesa di San Pietro Martire. «Ci richiama allo specchio di Cristo, ed è un aspetto che fa riflettere sulla nostra appartenenza alla comunità, sul sentirci partecipi della società, della vita comune. C’è poi una sete profonda dei giovani che passa dagli incontri personali con i frati. Anche Gesù incontra le persone a tu per tu, molte volte più che con la folla, e pure nella massa di gente scorge Zaccheo che si arrampica su un albero per vederlo meglio».
CRESCITA Per quanto riguarda l’ordine domenicano oggi e le vocazioni, spiega padre Casella, «possiamo dire che siamo benedetti dal Signore, perché sono aumentate soprattutto dopo la beatificazione di don Giuseppe Girotti, sacerdote torinese ucciso in odio alla fede a Dachau perché aveva aiutato gli ebrei. Da allora pare che le vocazioni nel nostro Ordine siano cresciute, e questo (anche se ne avremo la certezza solamente in Cielo) forse è un dono che ci ha fatto proprio il beato Girotti. Sono vocazioni di età diverse, ma non troppo adulte, devo dire: soprattutto post-universitari e giovani appena usciti dal liceo. Bussano alla porta del convento in tanti, poi col discernimento alcuni continuano».
Davide Zardo

