Per il Giorno della Memoria, la scelta di ricordare è stata affidata a un libro dedicato a Magda Goebbels, moglie del potente ministro della propaganda nazista. Una scelta giudicata da qualcuno controversa. È la presentazione del volume “Magda Goebbels – La complessità dell’universo femminile al vertice del Terzo Reich”, scritto da Ornella Colli, ad aver innescato la discussione attorno all’opportunità di dedicare un appuntamento del ciclo di eventi per ricordare la Shoah a una figura che mai si distanziò dall’ideologia hitleriana. Colli, milanese, originaria di Cilavegna, è discendente di un deportato, al quale ha dedicato la sua opera prima. Come terza pubblicazione ha scelto di redigere la biografia di Frau Goebbels, cercando di metterne in luce anche gli aspetti meno noti, come la passione per la moda. Un’impresa non facile visto che Magda e il marito sono rimasti a fianco di Hitler fino all’ultimo e hanno avvelenato addirittura i propri figli perché non vivessero in un mondo senza Führer. Anzi, Goebbels, che era il numero due del regime, fu designato come cancelliere successore da Hitler poco prima di suicidarsi e decise di seguirlo fino alla morte. Colli ci riesce anche bene, sia chiaro, senza alcun intento revisionista, ma quello che solleva alcune perplessità è la scelta del giorno e del contesto.
IN BIBLIOTECA L’Araldo era presente all’evento svoltosi alla biblioteca Mastronardi di Vigevano lo scorso venerdì: «Magda era una donna molto acculturata per il tempo, parlava diverse lingue e rispettava a pieno i canoni di bellezza degli anni ‘30. Grazie a questo e al fatto che provenisse da una famiglia benestante riesce a frequentare uomini di rilievo, come l’industriale Gunter Quandt. La relazione sembra durare, Magda darà alla luce il suo primo figlio ma poco dopo chiederà il divorzio». La donna successivamente riceverà diverse proposte di fidanzamento, rifiutate. Fino a quando non incontra Goebbels, reichsminister della propaganda: «Un uomo dall’aspetto non molto gradevole rispetto agli standard di Magda. Poco dopo aver fatto la sua conoscenza si iscrive al partito nazionalsocialista, cerca lavoro presso il quartier generale del partito e chiederà di collaborare con Joseph Goebbels». La relazione con Goebbels, inizialmente tranquilla, finirà con diversi tradimenti da parte dell’uomo: «Magda proverà a chiedere il divorzio a Hitler ma non le verrà mai concesso. Nonostante tutto riuscirà sempre a essere una figura rispettata nell’ambiente del Reich, tanto da stringere rapporti di amicizia con Hitler stesso. Magda avrà ben sei figli da questo matrimonio guadagnandosi il titolo di donna tedesca perfetta, dedita alla famiglia e al Reich». Almeno fino alla fine della guerra: «Alla fine del terzo Reich è chiaro a tutto il partito che Hitler sta perdendo, perciò, lui, la sua futura moglie che sposerà poche ore prima di suicidarsi, Magda, Joseph e i loro figli sono costretti a nascondersi nel bunker del Fuhrer.
Qui Magda si rende conto che l’unica via di fuga è la morte. Lei e suo marito somministrano dei sonniferi ai figli e gli fanno ingoiare una capsula di cianuro. Successivamente i due faranno lo stesso. I figli saranno ritrovati nei loro letti, nel bunker, da alcune infermiere russe.
LE POLEMICHE E fin qui la cronaca, in senso stretto. A Gambolò è accaduto il “finimondo” con l’autrice che ha deciso di non presentare il libro. Qualche mugugno in rete c’è stato anche per l’evento di Vigevano. Aurelia Boccia, assessore alla cultura del Comune di Vigevano, non ci sta a essere tacciata come “inopportuna”: «Non è stata una mia scelta – precisa – però la sostengo. Innanzitutto perché non necessariamente bisogna parlare del bene, ma a volte mostrare il male è altrettanto educativo». E poi cita Primo Levi: “Comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Insomma, secondo l’assessore, «chi vuole fare polemica non fa altro che strumentalizzare la situazione. Nel 2018, ad esempio, sì è fatto un incontro, sempre nel programma dedicato al Giorno della Memoria, sulla purezza della razza, con i professori Giuseppe Vico e Caterina Cotta Ramusino». Forse però il profilo accademico del prof. Vico, docente e preside di facoltà alla Cattolica, bastava a mettere al riparo da equivoci. Analoga anche la posizione del sindaco: «Il programma è sempre condiviso con le varie associazioni – sottolinea Andrea Ceffa – Non si deve solo parlare delle vittime. La solita ipocrisia di una parte politica». Anche Michele Linsalata, che con Rete Cultura ha affiancato il Comune nell’iniziativa, non usa mezzi termini: «Io ho partecipato alla serata e mi sembra davvero una polemica fuori luogo, da parte di chi non ha letto il libro e non ha partecipato al discorso. Il libro non è né un’esaltazione del nazismo né della moglie di Joseph Goebbels, quindi è davvero inopportuno trovare spunti polemici».
Giulia Drago, Massimo Sala



