Treni soppressi causa sciopero e tratte “dimezzate” per guasti agli scambi, in attesa del nuovo capolinea. Quelli appena trascorsi sono stati giorni di disagi per i pendolari della Milano-Mortara-Alessandria, coinvolti prima negli scioperi del 16 novembre scorso e poi nelle avarie alla stazione di Vigevano che hanno portato a treni fermi o impossibilitati a raggiungere la destinazione. Una grana per i viaggiatori della tratta, molti dei quali però si stanno già informando su come cambierà la loro routine a partire dal 15 dicembre, quando entrerà in vigore l’orario invernale e, soprattutto, chiuderà definitivamente la stazione di porta Genova.
LA CHIUSURA Per oltre un secolo, lo scalo dei Navigli ha rappresentato il capolinea e l’accesso alla metropoli per chi, dalla Lomellina, viaggiava utilizzando la strada ferrata: dal prossimo mese il viaggio dei pendolari da San Cristoforo si prolungherà fino a Rogoredo, passando per le stazioni di Romolo, Tibaldi, Porta Romana. Un tragitto più lungo, che darà accesso diretto anche all’alta velocità e alle linee della metro M2, M3 e M4, ma al prezzo di un aumento delle tariffe del biglietto, con rincari di oltre un euro a singolo ticket. Insomma, il fattore positivo di poter beneficiare di migliori collegamenti con il sistema di trasporti meneghino invece che arrivare a un “binario morto” (per quanto centrale) ricadranno direttamente sulle tasche dei viaggiatori. E poi c’è un’altra questione: i treni rimarranno gli stessi. Sia come materiale rotabile (parte della vecchissima flotta è stata comunque cambiata negli ultimi anni) sia soprattutto come numero di corse: un tema che l’associazione di pendolari Mimoal ha già affrontato in passato, visti gli oltre 21.100 viaggiatori al giorno sulla linea.
E IL RADDOPPIO? Una linea il cui raddoppio resta un miraggio, seppur con qualche spiraglio positivo all’orizzonte. In un convegno organizzato a Mortara da Mimoal, l’associazione dei pendolari della tratta, è stato infatti reso noto che il progetto di un raddoppio selettivo (ovvero escludendo i centri abitati di Vigevano e Abbiategrasso), da anni patrocinato dalla stessa Mimoal, potrebbe essere preso in considerazione da Rfi. A confermarlo è lo stesso presidente Franco Aggio:
Noi come associazione spingiamo al raddoppio selettivo da 6 anni e mezzo. Ora pare che lo stiano riconsiderando: dovrebbe a breve partire un documento di fattibilità nel quale verrebbe fatta rientrare anche la possibilità del selettivo.
Al momento risorse economiche non ce ne sono e i tempi non saranno brevi. D’altra parte, la cronistoria normativa del raddoppio è molto ingarbugliata. Nel 2001, con la Legge Obiettivo del governo Berlusconi II, il raddoppio poteva contare su delle risorse stanziate: ma se su sponda milanese l’opera venne realizzata, in terra lomellina si nicchiò. Forse per mancanza di supporto politico, il progetto è rimasto in stand by per anni. Nel 2011, con il governo Monti, i soldi c’erano ancora, ma visto che non venivano utilizzati furono dirottati su altro. Uno spiraglio si è aperto quest’estate, con l’approvazione di un decreto legge che prevede la nomina di un commissario che possa velocizzare l’iter: a quattro mesi dall’annuncio, non si ha però ancora un nome.
Alessio Facciolo



