Il commissario? C’è per il ponte sullo Stretto, per il traforo del Gran Sasso, per la metro C di Roma: ma per il raddoppio tra Mortara e Albairate niente, forse solo l’ennesimo treno perso.
IL DECRETO Da sette mesi, la linea ferroviara Milano-Mortara attende che venga nominato un commissario che avvii e acceleri l’inter per la realizzazione del doppio binario: una disposizione precisa, contenuta nella legge 105/2025 che, a sua volta, faceva proprio il decreto legge 73/2025, dedicato alle
Misure urgenti per garantire la continuità nella realizzazione di infrastrutture strategiche.
Fra queste, il raddoppio: opera però sparita nello schema del nuovo decreto legge infrastrutture del 5 febbraio al contrario di altre elencate nel precedente decreto. «Nessuno vuole il raddoppio ferroviario Mortara-Albairate, neanche il ministro delle infrastrutture e il governo; solo l’associazione Mimoal» è il commento, tra l’amaro e l’ironico, della stessa associazione, che rappresenta i pendolari della tratta ed è impegnata da anni a promuovere la realizzazione del doppio binario. La speranza, ora, è che la decisione del commissario venga ripresa nel passaggio parlamentare: un decreto per mantenere la sua validità deve infatti passare dal Parlamento per diventare legge, anche con eventuali modifiche. Modifiche che però devono essere richieste o almeno patrocinate da una politica (nazionale e locale) mostratasi finora abbastanza tiepida sul tema.
SUL TAVOLO A dicembre la linea ferroviaria Milano-Mortara ha visto la chiusura della storica stazione di Porta Genova e il conseguente prolungamento della tratta fino a Rogoredo, nuovo capolinea. Un passaggio epocale che fino a ora ha però vissuto più di un momento critico tra ritardi, disservizi e un cambio di abitudini dei pendolari percepito negativamente dagli stessi, in parte anche a causa dei rincari dei biglietti e di alcuni deficit strutturali dei nuovi scali (Romolo, ad esempio, nuovo interscambio con la linea verde, presenta molte zone al buio e comunque non ha gli stessi servizi che offriva una stazione vera e propria come Porta Genova). Il raddoppio consentirebbe collegamenti più veloci e un minor affollamento dei treni, ma a ora la sua realizzazione resta nel limbo. Il progetto di un raddoppio selettivo (ovvero escludendo i centri abitati di Vigevano e Abbiategrasso), da anni patrocinato da Mimoal, potrebbe essere preso in considerazione da Rfi. Nei mesi scorso lo aveva confermato lo stesso presidente Franco Aggio: «Noi come associazione spingiamo al raddoppio selettivo da 6 anni e mezzo. Ora pare che lo stiano riconsiderando: dovrebbe partire un documento di fattibilità nel quale verrebbe fatta rientrare anche la possibilità del selettivo». Più “fantasiose” altre ipotesi, come quella lanciata dal candidato sindaco di Vigevano Gabriele Righi, che prevedrebbe tra le altre cose la realizzazione di una nuova stazione nella parte nord della città ducale. Quale che sia l’idea, l’ostacolo principale resta uno: quello dell’assenza di risorse economiche da destinare al progetto.
Alessio Facciolo



