Viaggio in Parrocchia / San Pietro martire e il Palio «È nato qui con monsignor Cerri»

Una comunità fra tradizione e rinnovamento. È quella di San Cristoforo in San Pietro martire, che dal 2011 ha accolto come parroco don Emilio Pastormerlo.

don Emilio Pastormerlo
don Emilio Pastormerlo

COMUNITÀ VIVACE «È una parrocchia vivace, ben consolidata anche grazie ai miei predecessori don Cesare Lino, don Stefano Cerri e don Felice Masperi, che fece costruire la scuola materna “Beato Matteo” e il teatro Moderno. Purtroppo l’asilo paga lo scotto della denatalità: nascono pochi bambini, al punto che adesso non ci sono più le liste d’attesa per le iscrizioni. In compenso negli ultimi anni sono arrivati molti bambini da famiglie straniere perfettamente integrate nel tessuto sociale, che partecipano volentieri a iniziative culturali, ricreative e di volontariato. Insomma, è una bella realtà». Il teatro Moderno invece è chiuso dal 2022. «Va adeguato alla attuali norme di sicurezza, e abbiamo cercato di trovare le condizioni per poterlo riaprire, ma siamo fermi». Quello che non si ferma, invece, è il flusso dei visitatori alla cripta che nei sotterranei della chiesa ospita le spoglie del beato Matteo Carreri, co-patrono di Vigevano insieme a sant’Ambrogio.

Ogni settimana tanti cittadini si recano in visita allo scurolo. E bisogna dire che anche in questo caso, oltre ai vigevanesi “doc”, ci sono appartenenti ad altre fedi. Possiamo dire che questo è il vero miracolo del Beato Matteo. Poi ci sono i turisti che vengono da altre città, anche dall’estero, soprattutto per il Palio e la festa della seconda domenica di ottobre.

STATI GENERALI Il Palio delle contrade è particolarmente sentito a San Pietro martire, perché è nato proprio qui grazie a un’idea di monsignor Cerri, che ha successivamente coinvolto tutte le parrocchie cittadine. Ma di cosa ha più bisogno questa comunità? «Della consapevolezza di un passaggio cristiano. A questo proposito mi piacerebbe che si organizzassero gli Stati generali delle parrocchie per interrogarci, prendere le cose belle e coraggiosamente capire come ognuno di noi possa evangelizzare nei propri ambiti: sul lavoro, a scuola, in famiglia, per segnare una presenza nel territorio e annunciare il vangelo». Significativo, nel 2024, il concerto-tributo a De André che ha riempito di folla il sagrato della chiesa. «A maggio ne faremo un altro, con la speranza come tema. Quella speranza che ci porta a non chiuderci in noi stessi, ma a testimoniare la fede dove viviamo ogni giorno». Che eredità lascia il Beato Matteo? «La consapevolezza dell’aspetto sociale e politico che ha contraddistinto il suo impegno. Dobbiamo sempre ringraziare il Comune che ha sempre unificato le celebrazioni amministrative e religiose. Un altro miracolo del Beato Carreri: l’unità per camminare insieme, Stato e Chiesa».

scurolo beato matteo

«Vorremmo poter fare di più»

Giancarlo Dulio
Giancarlo Dulio

Molti i gruppi parrocchiali a San Pietro martire: dagli adolescenti (Ado) all’Azione cattolica, dalla Caritas alla San Vincenzo, dal coro ai lettori, dagli animatori dell’oratorio ai catechisti. Senza dimenticare i volontari del rione Costa (in cui si distinguono le famiglie Maligni e Pulcini) nel Palio delle contrade. Giancarlo Dulio è stato per 35 anni presidente dell’associazione Sforzinda (ora guidata dal figlio Francesco) che si occupa di organizzare gli eventi folkloristici culminanti nella seconda domenica di ottobre. «Do una mano dal 1977 anche se abito in via Cesarea – racconta Giancarlo – quindi sarei sotto la parrocchia di San Francesco, ma a quei tempi don Cerri cercava giovani per formare un gruppetto, così mi sono messo in gioco. Faccio anche parte del coro, dove fatichiamo a trovare nuove leve, ma seguo soprattutto il centro d’ascolto della Caritas locale, che nell’ambito della nascente unità pastorale di Duomo e San Pietro martire è aperto il sabato mattina e in stretta collaborazione con la San Vincenzo raccoglie le richieste di chi ha bisogno di vestiti e borse alimentari». E nonostante il momento di grande ricarica interiore nella messa domenicale delle 10, a volte subentra il dispiacere di non poter fare di più per gli altri. «La voglia di rendersi utile alle persone in difficoltà è forte, ma spesso si scontra con un senso d’impotenza. Nonostante sappiamo di aver fatto tutto quello che potevamo, alla fine c’è sempre quella punta di delusione per non aver potuto dare qualcosa in più».

Davide Zardo

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