30 novembre, I Domenica di Avvento

Vegliate! È questa la parola che trascende il tempo e la storia! Una parola detta non solo a quelli che lo hanno udito e visto, ma anche a quelli che sono venuti dopo, a noi e a quelli che verranno. Lasciatemelo dire con franchezza: non siamo più svegli! Viviamo travolti da mille rumori, eppure non ascoltiamo.

Corriamo, eppure non arriviamo da nessuna parte. Abbiamo tutto, eppure il cuore ci resta inquieto. Negli occhi di Cristo c’è un’urgenza che non possiamo ignorare. Paolo lo dice senza giri di parole: “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno”. L’Avvento comincia così, con una Parola che non accarezza, ma scuote. Perché c’è un sonno dell’anima molto più pericoloso del sonno del corpo. È il sonno di chi non si aspetta più niente, di chi sopravvive invece di vivere, di chi ripete giornate identiche come una preghiera spenta, di chi cerca morbosamente una verità appetibile ma non reale. È il sonno di chi non crede più che Dio possa cambiare il suo cuore. Pensiamo sempre all’Avvento come la stagione del “sussurro di Dio”. Invece la parola che ci chiama è un boato. Una chiamata però esige una risposta: impariamo a non vivere con il cuore in modalità “silenzioso”. Quante chiamate del Signore perdiamo perché non ce ne accorgiamo!

Anche oggi sembra di vivere i giorni di Noè quando tutto scorreva normalmente. Si mangiava, si beveva, ci si sposava.

commento vangelo

Eppure lì, in quella quotidianità, stava avvenendo la tragedia più grande: Dio passava e nessuno se ne accorgeva. Non erano cattivi, ma indifferenti. È l’indifferenza che uccide la fede, consuma silenziosamente la speranza, raffredda l’amore. Il Vangelo poi ci sorprende: due persone compiono lo stesso lavoro, ma solo una è pronta all’incontro con il Signore. La differenza non è nelle loro azioni, ma la disposizione del loro cuore. Dice bene san Bernardo: “Dio viene ogni giorno nell’anima, se trova aperta la porta”. Il Signore non ci dice: “siate impeccabili”, ma “siate pronti”. Pronto è chi ha smesso di rimandare, chi mette davanti a Lui i desideri e le paure, chi ha il coraggio di farsi discepolo. Ci viene proposta anche l’immagine di un ladro che entra nella notte. Un’immagine che punge. Possiamo però pensare che Dio sia questo “ladro buono” che entra nella notte per rubarci la paura, per portarci via la solitudine, per strapparci dalle mani la rassegnazione.

Ma se dormiamo, ci passerà accanto e non lo riconosceremo. È dunque ora il tempo. Non domani. Non quando saremo meno stanchi, meno feriti, meno occupati. Perché il Signore passa. Passa in un volto, in una parola che ci accende il cuore, in una lacrima che ci rivela ciò che conta davvero. Passa nei poveri, negli ultimi, nei perseguitati, nelle nostre famiglie ferite. Passa insomma quando meno ce l’aspettiamo. L’Avvento ci educa a riconoscere questi passaggi inattesi. Non rischiamo di essere altrove! 

Ab

Le ultime

L’Intervista / Daniele Bicego, la musica è memoria

Arriva a bordo di una Citroën DS verde, il...

Vigevano, viola gli arresti domiciliari: trasferito in carcere

Dagli arresti domiciliari al carcere per aver violato le...

Gropello, viola il divieto di avvicinamento all’ex compagna: arrestato

Ha violato il divieto di avvicinamento all’ex compagna, per...

L’assemblea pubblica… non è per tutti

Questa pagina non esisteva. Non era prevista nel “timone”,...

Login