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venerdì, Ottobre 23, 2020
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    La Cattedrale di Vigevano rivela i suoi tesori

    In occasione dei lavori di sbancamento del pavimento della Cattedrale di Vigevano emergono, non del tutto inaspettate, alcune tracce del nostro passato. In effetti, come spesso capita e ben risaputo dagli storici, è sufficiente scavare pochi centimetri sotto la superficie dei manufatti o dei luoghi teatro dei fasti del passato, che riaffiorano a parlarci testimonianze della nostra storia, della storia della nostra città. Il ritrovamento sembrerebbe essere a tutti gli effetti quello che rimane della vecchia chiesa di Sant’Ambrogio: parte delle mura con ancora lacerti di intonaco di colore nero e persino il vecchio pavimento in cotto. Anche una prima analisi mensiocronologica dei mattoni evidenzia manufatti di origine molto antica. La storia della nostra Cattedrale infatti si perde nel tempo e gli storici si sono più volte scontrati sulle sue origini. I primi testi che citano Sant’ambrogio risalgono a prima del mille ma rimane irrisolta la questione riguardante la vera ubicazione di questa prima chiesa infra Castrum. Di certo come ben ricostruito dal Barni, pur mantenendo la stessa direzione, l’attuale Cattedrale ha subito almeno 3 importanti rifacimenti e diverse ristrutturazioni. In una di queste, vennero addirittura sotterrate delle monete d’oro.

    Nel 1581 infatti, Monsignor Alessandro Casale, terzo vescovo di Vigevano, “depose con le sue proprie mani un mattone di pietra cotta per fondamente della sua cappella; sopra il quale egli pose nel mezzo uno scudo d’oro in oro; e a un cantone di esso mattone gli pose un denaro, che vale la metà di un crosone, cioè soldi 45, ed è moneta del Re Filippo. A un altro cantone vi pose sopra una lira di Savoia, che è di valuta di soldi 40. Agli altri due cantoni di detto mattone, altre monete che ascendono alla somma di un altro scudo da lire sei imperiali. Dopo lo coperse con un altro mattone del medesimo cemento, sopra il quale era scritto in lettere maiuscole “Alex, Ca. Bonom. Epus Vigli”. E queste due pietre mattoni sono deposte nel fondamento della cappella istessa verso oriente, cioè verso la sagrestia maggiore della propria chiesa, contigua al muro della chiesa maggiore, circa tre brazza”.
    Ma questa è un’altra storia.

    Marco Penza

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