Comandamenti / Un nuovo modo di vivere

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio alla scoperta dei Dieci Comandamenti e, se per caso siamo partiti un poco prevenuti pensando di trovarci di fronte a una serie infinita di cosa da non fare, abbiamo dovuto ricrederci perché, in verità, ci siamo imbattuti in un annuncio di un modo di vivere e di essere bello e desiderabile, sebbene impegnativo.

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NON DISPERARE Se, passo dopo passo, abbiamo scoperto di essere messi anche peggio di quello che potevamo pensare, questo però non ci ha precipitati nella disperazione perché la certezza che Dio è il “Signore tuo Dio”, ci ha riempito di speranza: come ci ricorda l’apostolo Giovanni, qualunque cosa il nostro cuore ci rimproveri, Dio è più grande. Abbiamo assistito al nascere di una letizia nuova pur dentro la costatazione della nostra piccolezza, perché il Signore può far nuove tutte le cose, anche la nostra vita se abbiamo l’umiltà di credere in lui. Al cuore della fede come risposta al dono di Dio c’è un atto di amore, non semplicemente l’intelligenza che riconosce la grandezza divina, ma un’intelligenza che chiede al cuore di entrare in gioco. Le Dieci Parole ci hanno posto di fronte non a una serie di cose da fare o da non fare per avvicinarci o far contenta la divinità, ma ci hanno offerto la possibilità di afferrare la mano tesa di Dio Padre che in Cristo ci invita a salire i gradini di una scala srotolata da Dio stesso per salire fino a lui.

LE DIECI PAROLE La conclusione del percorso alla scoperta delle Dieci Parole è sorprendente: più che parlarci dei doveri del credente ci parlano di Cristo, ci svelano il suo modo di essere e di agire. In Gesù – come egli stesso ci ha detto – davvero si compie la Legge antica. Gesù, scrive San Giovanni nell’Apocalisse, è “l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il principio della creazione di Dio”, per questo, lo dice San Paolo, “attraverso di lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria”. La prospettiva che le Dieci Parole ci hanno aperto è assai diversa dalla visione riduttiva che spesso, nel sentire comune, accompagna i Dieci Comandamenti: non delle regole base per un comportamento moralmente accettabile, ma una vera esplosione di vita, di vita autentica, quella dei figli di Dio, proprio quella che da sempre il cuore desidera. Che dire se non che una vita così è desiderabile e questo è sufficiente per farci venire voglia di stare attaccati a quel lembo di umanità in cui Cristo abita, la sua Chiesa, dispensatrice materna e amorevole di vita eterna. A noi cosa è chiesto?

Di credere, che non significa primariamente comprendere, ma fidarci di questa rivelazione, “dare credito”, appoggiare la nostra vita e le domande che portiamo con noi sulla roccia che è Cristo, metterci cioè il cuore.

Il credo del discepolo non è qualcosa di statico, ma un muoversi verso Dio, di più, un gettarsi in Dio in maniera totale e senza incertezze. Ora si chiarisce meglio quel “Io sono il Signore tuo Dio” incontrato proprio sulla soglia delle Dieci Parole: è un Tu che domina, per questo la fede è una persona a cui affidarsi, è un incontro tra l’offerta che Dio fa di se stesso, che è la rivelazione, e l’accoglienza da parte dell’uomo. È un cammino, una crescita. Il bello deve ancora venire. Possano le nostre comunità essere davvero “casa” in cui riconoscersi e abitare spiritualmente per crescere e maturare in questa nostra fede.

don Paolo Ciccotti

P.S. Se un pur timido desiderio queste semplici catechesi hanno acceso in te che leggi, sappi che il più piccolo dei semi innesca la più biblica delle storie di salvezza: è la storia del granello di senape che diventa albero rigoglioso.

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