Il “sì” della vita consacrata

Un “sì” per sempre davanti al Signore, con i tre voti di povertà, castità, obbedienza. È quello che la vigevanese Michela Pisani, dopo il prescritto periodo di formazione e di consacrazione annuale, ha pronunciato giovedì 4 giugno presso la cappella della sede centrale dell’Istituto secolare di diritto pontificio Ara (Amore, riparazione, apostolato) di Laveno, in provincia di Varese.

Ha presieduto la celebrazione monsignor Ettore Malnati, assistente spirituale generale dell’Ara, già vicario episcopale nella diocesi di Trieste, docente della facoltà teologica di Lugano, giornalista, scrittore, ora pensionato e residente nel Varesotto, terra d’origine. Una cerimonia inserita significativamente nel centenario dell’Ara, che fu fondata da don Giovanni Tamburelli di San Giorgio Lomellina, affiancato nel 1926 dalla prima responsabile Janna Robecchi, vigevanese appartenente a una nobile famiglia di Gambolò. Michela Pisani è una vigevanese “doc”, della parrocchia del Duomo.

Come si è avvicinata all’Ara?

«La mia conoscenza degli istituti secolari risale ad oltre 10 anni fa. Un carisma prezioso che ho avuto la grazia di scoprire e riconoscere come l’impronta, l’essenza di quella vocazione alla consacrazione piena che era nei miei pensieri da tempo e di cui stavo prendendo piena consapevolezza nella quotidianità della vita. Oltre dieci anni fa ho letto il primo libro che parlava dell’Ara, scritto da don Cesare Silva, “Don Giovanni Tamburelli, un nuovo carisma per la Chiesa”, che spiegava una spiritualità profonda, centrata sul Sacro Cuore di Gesù, tanto mite e umile nell’amore. Poi un’altra lettura molto significativa, il volume “Cercate in primo luogo il Regno di Dio” di don Giovanni Tamburelli. Quindi l’accostamento, gli anni di formazione, la prima consacrazione e il rinnovo dei voti per i successivi 5 anni, ed eccomi dopo 10 anni ai voti perpetui, al termine di un percorso a cui ho risposto con gioia e perseveranza».

Ma è un percorso che finisce davvero o che, piuttosto, inizia?

Sì, è l’inizio di una vita nella piena consacrazione perpetua al Signore dentro la quotidianità del mondo, del proprio lavoro, dell’apostolato, che Dio mi chiede negli ambiti della Chiesa e del mondo.

Cosa significa essere consacrati in un istituto secolare? «La piena consacrazione al Signore si compenetra nel carisma secolare e perciò nella vita dentro il mondo; “essere nel mondo, ma non del mondo”. Espressione che mi è sempre piaciuta tanto, che ho sentito sempre più mia, che può dirsi la bella sintesi di quello che significa essere consacrata laica. Non si porta un abito, né si vive in un convento, ma si è parte di una bella famiglia unita e “disseminata” per l’Italia; famiglia che si ritrova periodicamente, si ascolta, si vuole bene, condivide la vocazione al Signore dentro la preziosa spiritualità propria all’Istituto stesso. Sono grata al Signore che mi ha chiamata ad essere sua sposa, e nella Sua chiamata ha voluto che potessi essere parte della famiglia dell’Ara».

Davide Zardo

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