La riflessione di mons. Scevola, coordinatore dell’Ufficio della Segreteria di Stato per il Dicastero per la Comunicazione, in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales.
Non è una semplice coincidenza, ma una volontà precisa che porta con sé un messaggio impegnativo! Il Giubileo del mondo della comunicazione che inizia proprio oggi (venerdì) qui a Roma, primo grande “evento” del calendario giubilare, lancia un appello a quanti lavorano nel settore mediatico. In un tempo di contrapposizioni e polarizzazioni, l’Anno Santo si schiude interpellando gli operatori della comunicazione sulla forza e, al contempo, fragilità del linguaggio attuale.
DISARMARE LE PAROLE Il tema scelto dal Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, “Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori” (cf. 1Pt 3,15-16), come presentato dalla Sala Stampa della Santa Sede lo scorso settembre, «pone l’attenzione sul fatto che oggi troppo spesso la comunicazione è violenta, mirata a colpire e non a stabilire i presupposti per il dialogo. È quindi necessario disarmare la comunicazione, purificarla dall’aggressività. Dai talk show televisivi alle guerre verbali sui social il paradigma che rischia di prevalere è quello della competizione, contrapposizione e volontà di dominio». La comunicazione non riguarda solo aspetti tecnici o teorici, ma è una professione che, al pari delle altre, richiede una profonda adesione personale. Il Giubileo ci ricorda allora proprio questa dimensione “spirituale” dell’opera comunicativa, insieme al suo valore sociale che si concretizza nel promuovere la crescita della comunità.
CONTESTO COMPLESSO Molti sono critici verso i media, sostenendo che non raccontano la realtà, ma piuttosto tendono a rappresentarne un’altra, costruendo un orizzonte virtuale accanto a quello reale, sperimentato ogni giorno dai fruitori. Il lavoro nel mondo della comunicazione è sempre più caratterizzato e reso difficile da molteplici fattori: tra gli altri, la crescita di uffici stampa che producono comunicati di politici, di enti, e personaggi pubblici; le agenzie di informazione generaliste e specializzate che inondano le redazioni di notizie; e il desiderio di semplici cittadini di diventare essi stessi “produttori” di notizie mediante blog e social media…
QUALI NOTIZIE La gente è probabilmente stanca di leggere e vedere le questioni di attualità presentate sempre nella chiave dello scontro, della polemica, dello scandalo, della paura, e dell’allarme, che spesso esistono solo sui media. Queste dinamiche prendono forma e consistenza in un circolo vizioso di dichiarazioni, repliche e smentite… È allora comprensibile che chi vuole farsi sentire alzi la voce per prevalere, attirare a sé i lettori, e imporsi, ma domandiamoci però se le notizie che dominano sui giornali o nei telegiornali siano sempre le più importanti, o se è l’argomento in voga in quel momento a dettare la “rotta” degli spazi informativi. Proprio in questo contesto, risuona forte l’invito del Santo Padre di quest’anno a
disarmare la comunicazione, purificarla dall’aggressività.
LINGUA COME BISTURI Fare comunicazione o lavorare nel mondo della comunicazione, specie per un cattolico, dovrebbe significare anche mettersi al servizio degli altri, specialmente dei più svantaggiati, di coloro che hanno mezzi meno adeguati per conoscere e interpretare la realtà. E significa, soprattutto, dare la voce a chi non ne ha, con passione per la verità e umiltà. Come si può rendere un buon servizio alla verità se ci si lascia prendere dall’ansia frenetica di dare la notizia per primi? Piuttosto che puntare allo scoop, talvolta a scapito della qualità dell’informazione, bisognerebbe cercare di offrire a ciascuno strumenti di comprensione del mondo, servendo il prossimo con il tempo necessario e la delicatezza opportuna. Non bisogna sostituirsi agli altri, ma accompagnarli! Sono significative le storiche parole di san Francesco di Sales, che nella Filotea ci ricordava: «Quando parlo del prossimo, la mia bocca nel servirsi della lingua è da paragonarsi al chirurgo che maneggia il bisturi in un intervento delicato tra nervi e tendini: il colpo che vibro deve essere esattissimo nel non esprimere né di più né di meno della verità».

COMUNITÀ Abbiamo bisogno di strumenti diversi e plurali, capaci di offrire interpretazioni del reale; di giornalisti che – pur con diversità di linguaggi e sensibilità – offrano scenari comuni, entro i quali riconoscersi e identificarsi. È segno e causa di una frammentazione quella comunicazione senza mediatori che non tenta la sintesi, che è solo offerta di informazioni sconnesse da un orizzonte di senso complessivo. Sarebbe necessario avere un’interpretazione del reale e disporne riconoscendo “dietro” a uno strumento un insieme di valori, nonché persone accomunate da un’esperienza, da una visione della vita. Servirebbe una “comunità” dietro lo strumento, composta da persone vere, capaci di affermare, anche nel contesto lavorativo, i valori in cui credono. Anche la propria fede cristiana. Solo così si potrà attivare lo spirito critico dell’utente, che deve poter incontrare molteplici esperienze di pensieri e riflessioni condivise.
SUSCITARE AMICIZIA Nessun mezzo di comunicazione, per quanto tecnologicamente avanzato, potrà precludere, pregiudicare, offuscare questa riflessione condivisa, né impedirne la trasmissione. Anzi, se c’è una tendenza dei media più recenti è proprio quella di creare comunità, relazioni, amicizie, non a caso si chiamano proprio “social”. Le persone abbandonano alcuni mezzi di comunicazione tradizionali perché spesso lì non si sentono più rappresentate, non si sentono più coinvolte. Ma nonostante ciò la “massa” continua a volere essere informata. Il successo dell’informazione sui social lo dimostra: se l’utente non è soddisfatto da giornali e televisioni, non si riconosce più in quel modo di leggere la realtà, cerca altre interpretazioni, altre comunità. Forse allora è proprio qui la sfida più grande che ci attende, il luogo dove «disarmare» e «purificare» la comunicazione, non dove vendere illusioni, ma dove esprimere la nostra voce, dove diffondere la speranza e dare ragioni per sperare! Alla luce di tutto questo, è ancora più bello allora il “sogno” che ci confida Papa Francesco nel suo Messaggio per questa LIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: «Una comunicazione che sappia renderci compagni di strada di tanti nostri fratelli e sorelle, per riaccendere in loro la speranza in un tempo così travagliato. Una comunicazione che sia capace di parlare al cuore, di suscitare non reazioni passionali di chiusura e rabbia, ma atteggiamenti di apertura e amicizia; capace di puntare sulla bellezza e sulla speranza anche nelle situazioni apparentemente più disperate; di generare impegno, empatia, interesse per gli altri».
mons. Paolo Scevola

