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    Una rilettura del tempo Covid

    Come lo Spirito Santo ci sta parlando in questa pandemia.
    Sabato 17 ottobre u.s. nella grande Aula Magna del seminario, alla presenza di una quarantina tra operatori e volontari delle Caritas parrocchiali, vicariali e diocesana e con la partecipazione da remoto -attraverso la piattaforma GOTOMEETING- di altri circa venti operatori, si è svolto il convegno della Caritas Parrocchiali 2020 dal titolo “RILETTURA del TEMPO COVID” e come sottotitolo: ‘Come lo Spirito Santo ci sta parlando in questa pandemia?
    Il primo intervento è stato quello del direttore della Caritas diocesana -di seguito uno stralcio- seguito da vari interventi in sala, le conclusione e le prospettive per questo difficile tempo sono state lasciate al nostro Vescovo Maurizio dove, oltre a sottolineare che caritas è ricondurre le nostre attività (servizio) alla fede, ha chiesto ai presenti di aiutare le comunità cristiane a vivere in mettersi a disposizione degli ultimi come atto di fede ed ha paragonato l’agire dell’operatore /volontario Caritas all’agire di una mamma nei confronti del proprio figlio.
    Alla luce anche delle indicazioni del programma pastorale 2020/2021, dalla riflessione offerta raccogliamo alcuni spunti: “…rileggere un po’ quello che è successo quello che stiamo attraversando, quale sguardo dobbiamo assumere anche come Caritas per svolgere il nostro servizio pastorale alle nostre Chiese è capire oltre quello che è successo, anche riflettere su questo e cercare di trovare una strada che non sia solo sul fare…”
    “…il vero tema è: come ne usciamo da questa situazione per non lasciare indietro nessuno ma anche per non tornare indietro. Quello che è successo in qualche modo deve farci capire, come Chiesa, come Caritas, come società tutta, come dobbiamo rapportarci soprattutto con alcuni temi che abbiamo incrociato in maniera molto più evidente, per esempio, le fragilità, non solo quelle di salute ma anche quelle sociali.” “…Chiamerei questo momento, di lettura sapienziale di quello che è accaduto in questi tempi, e questa lettura sapienziale dovrebbe partire da una lettura anche personale e, anche dal punto di vista delle Caritas. E’ così ambizioso il compito che addirittura nel titolo c’è di mezzo lo Spirito Santo, che è il datore di ogni sapienza.”… “Faccio con voi una condivisione di qualche pensiero, quello che mi tengo dentro ascoltando un po’ le persone, leggiucchiando qualcosa e riflettendo un po’”… “Mi pare di capire che il grosso bivio di fronte al quale si trova il Paese, la Chiesa, un po’ anche il mondo, riguarda la scelta della strategia di uscita da questa situazione. E se interpreto bene, ci possono essere due modi per affrontare questa via di uscita. Una strategia che è quella del ritorno alla situazione precedente, magari con qualche aggiustamento. Potremmo immaginare un ‘modello alluvione’: aspettiamo che l’acqua ritorni di nuovo dentro gli argini, e poi ritorniamo business-as-usual a fare le cose di sempre come le nostre agende già premono. Un altro modo, invece, è quello – potremmo dire – della ‘resilienza trasformata’, che significa intervenire per arricchire la capacità di resistenza del sistema, del sistema Chiesa, del sistema società, del sistema Caritas, contro le sue vulnerabilità. Questo però, implica di trasformare interi pezzi del sistema istituzionale preesistente, dunque un compito di rielaborazione e di creatività: che l’occasione della crisi diventi l’occasione per non ritornare al sistema precedente (con le sue fragilità), ma che sia appunto l’occasione per un cambio radicale di passo, che veramente sia un avanzamento del sistema ecclesiale, pastorale. Altrimenti, anche lo sforzo per essere più resistenti – se vogliamo soltanto conservare ciò che c’era prima – a cosa serve?”… “Papa Francesco al Convegno di Firenze è uscito con quella frase, ormai diventata famosa, «che noi non viviamo tanto un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca», e credo che anche la pandemia va letta dentro questo percorso storico.” Ancora: “il primo di questi spunti nasce da ciò che ha generato l’aver vissuto in questo tempo, ossia l’esperienza dell’angoscia, dell’uomo angosciato, e credo che l’angoscia è stata il tono umorale che abbiamo vissuto nei mesi scorsi, perché a diversità della paura l’angoscia è lo smarrimento davanti all’ignoto all’invisibile, al virus che non vedi, al potenziale untore che ti contamina. Allora di fronte all’angoscia dell’uomo credo che dovremmo aiutare, proprio come credenti, a ritrovare un senso che liberi l’Umanità dal nulla, dall’angoscia del nulla. Richiamo alcuni aspetti: dare un significato ultimo all’esistenza interrogando la morte.” “Credo che questi laboratori del discernimento dobbiamo tenerli aperti per un po’ di tempo, perché le domande… Adesso sarebbe più importante fare una sorta di gestazione delle domande, che neanche del voler subito trovare risposte e dare indicazioni anche di metodo no, nella logica che avviare e attivare i processi è più importante che occupare gli spazi. E qui ci sono dei processi attivati che sono anche dei compiti e dei compiti per la missione spirituale, che non vuol dire astratta ma nella forza della potenza dello Spirito che la Chiesa deve compiere.”

    Don Moreno Locatelli

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