Viaggio in Paese / Zinasco, storia di una resistenza gentile

Quattro parrocchie, cinque chiese, tre uffici postali, due farmacie. E le scuole materne, elementari e medie. Il tutto per un’area di 30 chilometri quadrati divisa in cinque centri abitati per un totale di circa 3500 abitanti: Zinasco vecchio (sede del municipio) e le frazioni di Zinasco Nuovo, Sairano, Bombardone e Gerone (che il Po divide in due con Sommo da una parte e Zinasco dall’altra).

IL COVID «Dieci anni fa sono stato capofila di quaranta sindaci che si sono uniti per chiedere al governo di tenere aperte le poste – racconta il primo cittadino Massimo Nascimbene – e a Roma se lo ricordano ancora». Così come i cittadini si ricordano l’impegno dell’amministrazione nel periodo del Covid per aiutare chi non poteva abbinare il pranzo alla cena perché aveva perso il lavoro. Nascimbene, che in quel periodo si tratteneva in municipio fino alle undici di sera, lavora come osteopata all’ospedale di Casalnoceto, in provincia di Alessandria, ma è anche il fisioterapista della squadra di pallavolo femminile Riso Scotti Pavia. Una passione di famiglia, quella per l’ambito sanitario, trasmessa dalla mamma, la dottoressa Enrica Dell’Acqua, mancata nel 2024 e ricordata come “l’angelo” che durante l’alluvione del 1994 ospitò cinquanta alluvionati di Mezzana Rabattone.

E poi c’era mio nonno, che faceva il medico condotto e che nel fine settimana prendeva la bici e andava fino a Pavia per visitare i suoi pazienti ricoverati in tre ospedali. Cose d’altri tempi.

Il sindaco Nascimbene

Nella piazza del municipio alcuni volontari della Protezione civile ridono e scherzano fuori da un bar. «Una volta c’era più campanilismo – continua il sindaco – mentre adesso ci si è resi conto che da soli non si va da nessuna parte, che bisogna fare squadra, creare una rete di relazioni. In paese adesso c’è comunque ancora un po’ di competizione, ma è più goliardica che altro. Abbiamo ben due aree feste, per i “madunei» che a fine maggio organizzano la processione per la Vergine Maria coi barcé sul Terdoppio, e per le serate danzanti della Pro loco. Poi ci sono l’Auser, la Protezione civile, insomma tanti volontari che si danno da fare. E non dimentichiamo Casa Homer, la comunità per minori fondata da don Massimo Mapelli, che organizza anche corsi di lingua italiana per stranieri». Da sottolineare la presenza di un centro del riuso allestito nell’ex cinema di Sairano grazie a fondi regionali, in convenzione con Mezzana Rabattone e Pieve Albignola, per ridare nuova vita a oggetti scartati, che possono essere ceduti a costo zero a chi ne ha bisogno. Una seconda possibilità, come quella che in molti cercano ogni giorno.

SECONDA CHANCE «Una testa, poche idee; – conclude Nascimbene – tante teste, tante idee, e soprattutto è importante l’ascolto. Nessuno ha la bacchetta magica, ma questo è un paese che cerca di darsi da fare. Sono ormai al terzo mandato come sindaco, e questo è stato possibile grazie a tanta brava gente, ai consiglieri comunali, ai volontari che tengono alto l’impegno per costruire un mondo migliore. I bambini non fanno distinzioni tra bianchi, gialli o neri. Giocano insieme, per loro siamo tutti uguali. Poi, chissà perché, quando cresciamo ce ne dimentichiamo. Così come tendiamo a scordarci chi ha dato la vita anche per la nostra libertà. Qui lo sappiamo bene, perché il 29 aprile 1859 a Zinasco, durante la seconda guerra d’indipendenza, tra italiani e austriaci c’è stata una famosa battaglia, di cui nel 2009 è stato celebrato il 150° anniversario.

E ogni anno da tutta Italia i Cavalleggeri di Saluzzo vengono qui a portare un ricordo. Senza storia non c’è futuro.

Un salto in chiesa: «Domenica siamo aperti anche noi»

don Fontino Rondina

Il parroco don Fontino Rondina è qui dall’ottobre del 2019. È arrivato col Covid, il virus poi se n’è andato portandosi via, purtroppo, qualche parrocchiano. Don Fontino è rimasto al suo posto, coadiuvato da don Juri Molinaro, alla guida di una parrocchia dove i giovani, «frequentano il catechismo ma non la messa. Lì c’è tutto: fede, speranza, carità. Lì c’è la comunità cristiana: non dico parrocchiale, ma cristiana». I ragazzi che frequentano il catechismo sono una quarantina; tanti vanno a Sairano o a Gropello. «Il problema è che manca un po’ il senso della comunità cristiana. Un giorno ho parlato con un bambino, tutto contento perché aveva trascorso una giornata al centro commerciale. Lì c’è tutto, per tutta la famiglia. I genitori fanno la spesa e i figli si divertono nell’area giochi riservata ai bambini». Viene in mente la storia di quel sacerdote che in una parrocchia della Lomellina voleva mettere un cartello fuori dalla chiesa: «La domenica siamo aperti anche noi».

Claudio Montini, il romanziere “emigrato”

Claudio Montini

Claudio Montini, ex camionista con la passione per la scrittura narrativa, vive da anni a Lomello, ma non ha mai dimenticato di essere nato a Sairano. Che per lui è più di una semplice frazione. «A Sairano c’era un cinema-teatro parrocchiale con 400 posti, che è rimasto aperto dagli anni ’70 agli ’80. Lì a 16 anni ho debuttato come attore e ho presentato diversi spettacoli». Nei suoi romanzi e nelle raccolte di racconti, Claudio descrive con affettuosa nostalgia la vita di provincia. «Dagli anni ’60 agli ’80 a Zinasco c’era il Palio dei rioni, con magliette e cappellini colorati, e gare in stila Giochi senza frontiere. E la sagra patronale univa tutti: atei e credenti, fascisti e comunisti. Poi ci si è un po’ spenti, ci si è chiusi in se stessi. Ma nonostante tutto gli abitanti di questo paese hanno la fama di non arrendersi mai. A Zinasco c’è un detto: “I mort san portan su da fregg”, i morti si portano via quando sono freddi. Insomma, facciamo di tutto per riuscire sempre a portare a casa la pelle».

Il nome di un paese che risuona piano

Il territorio è prevalentemente agricolo e riflette le caratteristiche tipiche della Lomellina: campi coltivati, cascine, una rete di strade locali che collegano piccoli centri abitati. Il paese ha una dimensione contenuta e una struttura urbana semplice, con un centro riconoscibile attorno agli edifici civici e religiosi; la vita quotidiana è scandita da ritmi regolari, legati al lavoro, ai servizi di prossimità e alle relazioni di comunità, sostenute da attività associative e iniziative locali che mantengono vivo il tessuto sociale. Dal punto di vista infrastrutturale, Zinasco è collegato ai centri vicini della provincia pavese e rappresenta una realtà residenziale tranquilla, scelta da chi lavora nei dintorni e cerca un contesto meno congestionato rispetto alle aree urbane maggiori. La strada che dalla stazione ferroviaria di Zinasco Vecchio porta in paese è lunga circa mezzo chilometro.

La campagna di Zinasco

È un giovedì pomeriggio di metà febbraio, e un sole tiepido riscalda l’aria. Oltre un campo si staglia la sagoma della chiesa di sant’Antonio abate, proprio di fianco al municipio, in una piazzetta dove ci sono tre bar, di cui uno chiuso, forse per turno, forse per sempre. La piazza è attraversata dalla statale, i Tir sono numerosi. Qualche camionista sosta pochi minuti per un caffè veloce, poi va via altrettanto velocemente. Zinasco è una parola che suona piano, come un sasso liscio tenuto in tasca: sta lì, tra il respiro lento del Po e i campi che cambiano colore con le stagioni, dove la nebbia non è solo nebbia ma una forma di memoria; le mattine sembrano sempre un po’ in ritardo, come se il tempo si fermasse a bere un caffè al bar della piazza, e le strade non hanno fretta di portarti altrove, ti accompagnano tra case basse che sanno di domeniche lunghe e cortili dove le voci rimbalzano come palloni stanchi. È un paese che parla sottovoce e chiede di ascoltare: il trattore lontano, un campanile che misura le ore senza giudicarle, il silenzio pieno delle campagne al tramonto; non promette miracoli, ma se ti fermi abbastanza regala quella cosa rara e fragile che somiglia alla pace, una pace un po’ malinconica ma vera, come certe poesie che non fanno rumore eppure restano.

Davide Zardo

Le ultime

Letti e Piaciuti / A sangue freddo

Oggi il true crime è dappertutto. Libri, video, podcast,...

Da Lomello all’Africa, tra corse e corsie

Dalla fatica di un'ultramaratona a un risultato concreto per...

La festa dei patroni calzolai

A Vigevano, città della scarpa, i santi Crispino e...

25 ottobre, XXX Domenica del Tempo Ordinario

Nel Vangelo di oggi il Signore ci ricorda una...

Login

1 commento

I commenti sono disabilitati