Il Teologo nel pallone / Nel segno del Sacro cuore

«Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». Queste parole che leggiamo nel Vangelo di Giovanni le riconosciamo compiute dopo la morte di Gesù, quando dal suo costato trafitto uscirono sangue ed acqua. Che cosa rappresenta quest’acqua che sgorga dal cuore di Cristo? I Padri della Chiesa vi hanno riconosciuto molti significati simbolici. Nel Quarto Vangelo l’acqua designa lo Spirito. Giovanni lo dice espressamente:

Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui.

Il sangue e l’acqua che escono dal cuore di Gesù ci fanno capire che il suo sacrificio ci dona lo Spirito di Dio, lo Spirito di verità, lo Spirito di amore. Bisogna dire che nella Bibbia lo spirito e il cuore sono sempre legati intimamente: il cuore indica l’interiorità dell’uomo, e dall’interno dell’uomo sorge e si manifesta il suo spirito, vale a dire quel soffio, quel respiro vitale che continuamente entra ed esce. Per questo, San Paolo afferma che lo Spirito Santo è stato infuso nei nostri cuori, ricolmandoli dell’amore di Dio. Ecco perché nella Bibbia lo Spirito che scaturisce dal cuore di Gesù viene identificato col simbolismo dell’acqua che sgorga dal cuore di Cristo. Sappiamo poi come nello stesso tempo i Padri della Chiesa vedono in quest’acqua e in questo sangue i simboli dei Sacramenti della Chiesa, in modo particolare del Battesimo e dell’Eucaristia.

Nel Battesimo il segno utilizzato è l’acqua, ma è chiaro che questo Sacramento ha efficacia soltanto grazie al sangue di Gesù; per questo, l’Apocalisse dice che i cristiani sono coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Dunque, nel Battesimo c’è il sangue e l’acqua: l’acqua è ciò che è visibile, il sangue invece è ciò che dà valore a quest’acqua. Nell’Eucaristia avviene il contrario: è il sangue che ci viene dato da bere, ma questo sangue ci dona l’acqua dello Spirito, cioè quella vita nello Spirito che Cristo ci ha promesso e che ci ha dato con il suo sacrificio. Anche noi nella nostra vita abbiamo continuamente sete della nostra realizzazione, sete di amore, sete di pace. Quando i pellegrini in Terra santa entrano nel Santo sepolcro e salgono sulla cima del Calvario, hanno il dono di contemplare il mistero del cuore squarciato di Gesù. Allo stesso tempo, si sentono mossi ad offrirgli a loro volta la sete del loro stesso cuore, chiedendogli ancora una volta di saziarla con il suo Spirito, capace di rinnovare ogni cosa e di infondere la vita divina, che ristabilisce nella sua pace.

a cura di don Luca Pedroli (biblista Pont. Ist. Bibl. di Roma)

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