Povertà / Le proposte di Caritas per invertire la rotta

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La povertà assoluta in Italia è in crescita dal 2007 e «una persona su quattro è a rischio di povertà ed esclusione sociale» se si considera anche quella relativa.

Come intervenire per affrontare quella che è la vera emergenza sociale italiana? Il rapporto annuale di Caritas sulla deprivazione e l’emarginazione, intitolato “L’anello debole”, fotografa la vita di 14.4 milioni di persone, ma dedica anche un’intera sezione alle iniziative da mettere in campo per invertire la rotta.

PIU’ FATTORI In particolare la riflessione «si sviluppa lungo tre assi: come realizzare buone politiche contro la povertà assoluta; quali interventi pubblici sono adeguati per fronteggiare l’alto rischio di povertà ed esclusione sociale in Italia; quale ruolo la rete delle Caritas può svolgere». Il primo passo è distinguere le misure da destinare a chi è in uno stato di piena indigenza ed è escluso dal mercato del lavoro da quelle che si rivolgono invece ai lavoratori poveri ovvero chi pur lavorando non riesce a far fronte a tutte le spese e rischia di scivolare nella povertà vera e propria a causa di «processi che sono in corso da tempo» e che vanno dalla riduzione degli orari di lavoro (il part time è passato dall’1.4% del 1985 al 30.8% del 2017) all’aumento dei contratti a tempo determinato, dalla frammentarietà lavorativa alla persistenza di basse retribuzioni (un quarto dei dipendenti ha guadagnato meno di 12mila euro all’anno tra 2014 e 2018).

Povertà Rapporto Caritas - poveri di prima e seconda generazione
Poveri intergenerazionali e nuovi poveri a confronto (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

LE POLITICHE Rispetto alle due categorie di indigenza, come si pongono il reddito di cittadinanza e gli altri strumenti esistenti per il sostegno a famiglie e lavoro? Quali strategie mettere in campo e che ruolo può svolgere Caritas nell’ambito del Pnrr e della missione 5 dedicata proprio a “Inclusione e coesione”? Secondo il report il RdC è da ricalibrare, bisogna introdurre il salario minimo, insistere sull’Assegno unico per i figli a carico, garantire che chi è occupabile sia occupato. Il Ministero del lavoro in questo senso distingue tra «redditi individuali da lavoro», da sostenere con iniziative “pre-distributive” (continuità professionale, potenziamento dell’occupabilità tramite l’istruzione e l’incontro di domanda e offerta, minimi salariali, regolazione del lavoro atipico), «redditi familiari di mercato» (aumentando la partecipazione femminile al lavoro e promuovendo la conciliazione tra famiglia e impiego) e «i redditi familiari disponibili dopo i trasferimenti pubblici e al netto delle imposte» (ottimizzando RdC, Naspi, Assegno unico).

Povertà Rapporto Caritas - Per richiesta
Tipo di richiesta d’aiuto (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

RIDISEGNARE Il RdC è oggetto di una riflessione approfondita nel rapporto Caritas. Uno strumento di contrasto all’indigenza che raggiunge solo il 44% dei poveri assoluti manifesta qualche disfunzione, che è legata ai «criteri attuali», i quali escludono quella quota «composta soprattutto dagli stranieri, dalle famiglie numerose e dai poveri residenti al Nord».

Un dato significativo è che 7 percettori su 10 del reddito vivono al Sud, dove tuttavia si trova il 42.2% delle famiglie povere a fronte del 42.6% che vive nelle regioni settentrionali.

Del resto «le soglie di povertà» non sono le stesse in tutta la penisola e questo penalizza chi vive in territori come quello lombardo. Caritas non mette in discussione la necessità di una misura che rappresenta «l’intervento più adatto per chi è povero assoluto», nondimeno sottolinea l’importanza di raggiungere proprio questa categoria e non chi invece potrebbe ricevere maggiore beneficio da strumenti di incentivo al lavoro, obiettivo conseguibile modificando i criteri vigenti con cui si assegna il RdC.

Povertà Rapporto Caritas - Assistiti per mobilità intergenerazionale e territorio
Assistiti per mobilità intergenerazionale e territorio (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

ALTRE AZIONI Accanto alle soluzioni economiche si avverte infine la necessità di un’attenzione specifica all’organizzazione dei servizi di assistenza. Il supporto dato a famiglie o singole persone deve vedere l’intervento di operatori formati, in numero adeguato e in maniera continuativa, che sappiano e possano coordinare le azioni su scala locale «in modo che la persona non venga “sballottata” fra diversi servizi», ma si senta accompagnata, evitando di penalizzare chi non è neppure in grado di richiedere ciò che gli spetta (è sottovalutato il tema della esigibilità dei diritti). Un passo avanti in questa direzione potrà venire col Pnrr – componente 2 della missione 5 – che prevede la realizzazione di “Centri servizi povertà” in concerto fra realtà pubbliche e del volontariato, con un coinvolgimento diretto delle Caritas diocesane, per le quali la sfida è essere in grado di muoversi in più direzioni: favorire l’accesso alle misure esistenti, accompagnare le persone nell’iter, integrare sostegno pubblico con interventi per persone che ne hanno bisogno di aggiuntivo, compensare l’assenza di politiche per alcune quote di destinatari, monitorare l’efficacia dei contributi esistenti, agire sui meccanismi che generano povertà (tassazione giusta, stabilità dei contratti, salario minimo, rafforzamento della Pa, transizione ecologica equa).

Giuseppe Del Signore

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