La riforma dei certificati per invalidità e disabilità dell’Inps entra nel vivo tra tante incertezze e sempre più carichi amministrativi sulle spalle dei medici di medicina generale. Attiva dallo scorso 1 marzo anche nella provincia di Pavia e già sperimentata in alcune province pilota, scopo della riforma è semplificare le procedure, ridurre i tempi e garantire maggiore uniformità nelle valutazioni. Ma se da un lato le intenzioni dell’Istituto sembrano più che positive tra digitalizzazione e sburocratizzazione del sistema, ben diverse sono le aspettative dei medici che prevedono un ulteriore carico di lavoro e un incremento economico e burocratico a spese del paziente.
CRITICITÀ «Con la nuova normativa — spiega il dottor Giorgio Rubino, presidente dell’Associazione Medici di Famiglia di Vigevano e Lomellina — il cittadino non presenta più la domanda amministrativa tramite il patronato, ma è il medico certificatore che avvia l’intero procedimento telematico attraverso il certificato medico introduttivo. Una riforma fatta passare in sordina quale beneficio per la popolazione, quando in realtà ci saranno maggiori difficoltà per i pazienti ad accedere alle commissioni di invalidità». Perché, sebbene non sia del tutto ufficiale, «le commissioni periferiche come quella di Vigevano verranno cancellate – continua Rubino – dobbiamo quindi metterci nei panni delle persone malate che devono spostarsi da una zona isolata come il Brallo, fino a Pavia, senza contare il costo dell’ambulanza, sempre a carico del paziente». Il tutto poi con una serie di funzioni trasferite al medico, senza remunerazione aggiuntiva quale l’avvio telematico del procedimento di riconoscimento della disabilità, la raccolta e inserimento dei dati clinici, la responsabilità sulla correttezza della documentazione, ma anche la gestione del rapporto con il paziente nelle fasi burocratiche, così come eventuali correzioni e integrazioni in fase istruttoria.
SPENDING REVIEW «Siamo di fronte a una spending review che va a colpire direttamente i cittadini con il raddoppio del costo del certificato — dichiara il dottor Luca Bellazzi — Il sistema stava erogando centinaia di milioni di euro l’anno per remunerare un servizio di intermediazione burocratica nell’accesso alle prestazioni di invalidità e disabilità. Con la riforma, questo servizio viene spostato direttamente sui Mmg senza alcuna corrispondente remunerazione e il risparmio non torna ai lavoratori che finanziavano il Fondo Patronati tramite i contributi». Ragion per cui è lecito chiedersi dove andrà questo risparmio. Nel frattempo
alcuni patronati si stanno attivando per trovare medici certificatori nel giro di due settimane, ma comunque il servizio avrà un costo non indifferente a carico del paziente. Chi ha bisogno un certificato dovrà comunque pagare l’iscrizione annuale al patronato, più il costo del documento stesso, senza contare il disagio degli spostamenti.
COSTI Se da un lato la riduzione delle pratiche di invalidità andrebbe a far risparmiare l’Inps sul Fondo Patronati, dall’altro i cittadini andrebbero a spendere quasi il doppio per un certificato. «Noi medici non abbiamo nessun obbligo perché il medico di medicina generale non è per forza un medico certificatore, tutto questo è fuori dall’accordo collettivo nazionale – continua Bellazzi – Per chi deciderà di farlo, il procedimento avrà sicuramente tempi molto più lunghi e costi più alti per il richiedente. Se prima della riforma, nelle province pilota del sud Italia il costo del certificato si aggirava intorno ai 70/100 euro, con la nuova riforma il compenso richiesto è salito fino 130/170 euro. Nella nostra area, rapportato al costo della vita, tali certificazioni avevano già un costo medio elevato, per cui si può arrivare a prospettare un costo futuro di almeno 150 euro».
DISAGI Tanti cambiamenti, ma nessuna fase di transizione, tanto che «della molte delle nostre certificazioni redatte prima dell’entrata in vigore della riforma sono state rigettate dai patronati, annullando di fatto il lavoro eseguito dal professionista e la spesa sostenuta dall’assistito – conclude Bellazzi – Chiediamo perciò trasparenza e ampia e corretta informazione agli assistiti e sulle vere conseguenze della riforma».
Rossana Zorzato




