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«La felicità umana nasce dal desiderio di qualcuno che ci desideri». Ma se quel qualcuno non c’è come si può sopperire alla solitudine? In una società interconnessa dove le relazioni sociali sono sempre più virtuali, il 68% degli italiani tra i 18 e 64 anni si sente volte solo, mentre un italiano su tre (il 32%) soffre di solitudine. A parlarne con l’Araldo, Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, presso l’Università Lumsa di Roma.
MANCANZA «Ci stiamo riempiendo di compagnie per sopperire alla solitudine umana – commenta Bruni – da una parte c’è tutto il mondo telematico e social con migliaia di gruppi WhatsApp, community; mentre dall’altra parte circondiamo la vita con animali domestici, cani e gatti in primis, tutte forme che riempiono la vita senza chiedere nulla in cambio». Proprio il fatto di sopperire a una carenza con un qualcosa che non faccia soffrire, ma che ci faccia sentire quasi degli dei, colma quel desiderio intrinseco di essere amati senza condizione. «Non ci basta più desiderare una cosa, ma vogliamo qualcuno che ci desideri e per quanto un animale possa provare affetto verso un padrone, solo un essere umano può creare una relazione complessa, fatta di alti e bassi – continua l’economista – Vi è di conseguenza una crescita della solitudine umana, sempre più spesso riempita con nuove forme di compagnia asimmetriche, impari tra loro, ma capaci a loro modo di colmare quella domanda profonda di compagnia che abbiamo e che portiamo dentro di noi».

SISTEMA Un equilibrio messo a dura prova dalla società attuale, frutto di un sistema che punta a isolare l’individuo. «Il sistema capitalista che abbiamo messo in piedi mina la socialità – spiega – Nella società tradizionale, quella dei miei genitori, tutto ciò che si faceva dall’ascoltare la musica, allo sport era legato a una esperienza di compagnia. Non era possibile separare l’ascolto della musica dai beni relazionali perché non esisteva il concetto di consumo individuale». Ora tutto questo sembra essersi capovolto inesorabilmente. «Al giorno d’oggi siamo circondati da merci e da mercati – racconta – perché appare meno doloroso e molto più semplice un contratto rispetto a un’amicizia. Il mercato odierno dice infatti che possiamo ascoltare la musica da soli, andare a ballare e viaggiare da soli garantendoci il fatto di essere più liberi e razionali, ma a che prezzo? Gli esseri umani sono esseri ambivalenti e questa scelta di separare il consumo individuale dai rapporti con gli altri produce una crescita di merci a scapito delle relazioni umane». Una situazione, quella attuale, che rappresenta
la società odierna come il sabato tra il Venerdì Santo al Golgota e la domenica di Pasqua. Siamo una generazione di passaggio tra l’amicizia del ieri e l’evoluzione sociale del domani.
FAMIGLIA Un sentimento di solitudine e di abbandono che si rispecchia sempre più anche nella società più importante di tutte: la famiglia. «Penso ai miei genitori, alle madri, che hanno speso la vita a occuparsi degli altri, a prendersi cura a loro volta dei loro figli e dei loro genitori una volta anziani, spesso rinunciando a carriere – commenta Bruni – Ora invece queste madri si ritrovano a invecchiare da sole nelle case di riposo perché giustamente i loro figli hanno una vita lavorativa per cui non sono in condizione di occuparsi di loro, diventando le cosiddette “esodate dalla cura”». Il nucleo familiare è quindi un piccolo specchio in cui si riflette poi la società moderna. «Oggi questo ciclo si è spezzato e ci ritroviamo una generazione totalmente esodata, spiazzata e disorientata che non riesce a trovare quel filo di congiunzione tra passato e futuro».

RIMPIAZZO Ma nel qui e ora, il desiderio di un consumatore solo e appagato con le sole merci porta a una felicità effimera e a delle conseguenze serie. «È risaputo che la solitudine porti a conseguenze concrete soprattutto a livello della salute – spiega l’economista – Tra queste, l’aumento esponenziale delle sindromi depressive, dei suicidi e una maggiore assunzione di psicofarmaci. Tutto questo di traduce nel welfare statale ovvero in un paese che sta male e spende di più nella sanità. È bene intervenire tempestivamente con una maggiore attenzione a quelle che sono le fragilità delle persone, lavorando su un’economia civile. Il benessere e la sostenibilità non sono solo quelle ambientali, ma vi sono anche quelle sociali, comunitarie e spirituali raccontate da Papa Francesco». Recuperare la sostenibilità sociale del mondo per ristabilire quelli che sono i rapporti con gli altri e con se stessi. «Da soli non esiste la comunità e senza quest’ultima non esiste nemmeno il concetto di religione – conclude Bruni – Ecco spiegata la lotta tra capitalismo e cristianesimo, dove il capitalismo vive sostituendo la comunità con gli individui, portando alla morte vera e propria della religione».
Rossana Zorzato


