Borgofranco, il ritorno del paese sommerso

Durante le piene il Po sposta il suo percorso. E quando si ritira, a Suardi, ogni tanto lascia scoperti i resti dell’antico Borgofranco, risalente alla fine del XII secolo e spazzato via da un’alluvione nel 1808.

UN DONO DAL FIUME Questa volta, la siccità che purtroppo ha colpito la Lomellina ha in cambio lasciato un dono: un grosso blocco di pietra consistente in un arco a volta, forse appartenuto a una chiesa o comunque a un antico palazzo. A scoprirlo è stato il consigliere comunale Carmelo Mastrandrea, che ha prontamente avvisato il sindaco Dario Biancardi e i mezzi di comunicazione. Numerose in questi giorni, infatti, le troupe televisive accorse sul posto per filmare il ritrovamento del reperto. «Borgofranco era un avamposto di Bassignana, che si trova in Piemonte – racconta Mastrandrea – ed era un punto di passaggio strategico per il pagamento dei dazi nella navigazione sul Po da Torino a Venezia, un po’ come le nostre autostrade di adesso. Era un grosso centro, costruito su iniziativa del comune di Pavia tra il 1192 ed il 1205 in base a un piano prestabilito: un grande rettangolo, con strade ortogonali, cinto da un fossato, di dimensioni quasi cittadine».

LE PIENE DEL PO Borgofranco fu più volte minacciato e devastato dalle acque del Po, tanto che fu più volte ricostruito, quindi fu definitivamente abbandonato nel 1808. Il paese fu poi spostato nel 1863, con pianta non ordinata, attorno all’antico monastero di Santa Maria delle Grazie, non lontano dalla frazione Santa Maria di Suardi (dal nome, di origine germanica di una famiglia bergamasca proprietaria nel luogo), da cui il comune trasse il nuovo nome. L’antico nome è sopravvissuto nel gonfalone, dove si legge ancora la scritta in latino Burgus Francus Laumellinorum posta su una lista bifida di colore azzurro appena sotto lo scudo col torrione.  «Chi trova strano che un paese sorga in mezzo a un fiume – continua Mastrandrea – deve sapere che il letto del Po dopo ogni piena si sposta anche di 100 metri. Io l’ho monitorato in questi ultimi anni e ho potuto vedere dei resti di precedenti insediamenti prima da una parte e poi dall’altra. Adesso ad esempio il fiume si è spostato a sud-est. E i suoi continui assestamenti sono documentati da antiche mappe dell’Archivio storico di Torino, di quello di Pavia, e dell’Istituto geografico militare di Firenze.

Tutti enti che a quei tempi potevano contare su un’estrema precisione nei rilevamenti mappali.

LA STORIA DEL PASSATO Ma in cosa consiste il ritrovamento di questi giorni? «È un pezzo di muratura ad arco – spiega il consigliere – non so dire se di una chiesa, ci vorrebbero degli esperti di architettura. A questo proposito sarebbe bello coinvolgere le Università; possiamo mettere tutto il materiale in nostro possesso a disposizione degli studenti che vogliono fare ricerche, per valorizzare il nostro passato e non dimenticare la storia da cui proveniamo. Abbiamo anche messo all’ingresso del paese un cartello con la scritta “Al Bùrgh”, per ricordare il nome con cui i nostri anziani chiamavano il paese una volta».

Davide Zardo

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