Un parco agrovoltaico della potenza di 104.734,56 kWp. È il progetto che la società Neoen vorrebbe realizzare nei Comuni di Scaldasole, Dorno e Pieve Albignola.
COMUNI CONTRARI Dorno e Scaldasole però hanno già dato un parere negativo: il terreno altamente fertile verrebbe sacrificato a colture sostitutive di pomodori, le aree agricole e il paesaggio non sarebbero adeguatamente tutelati, ci sarebbe il rischio di alterare l’habitat naturale di diverse specie animali e vegetali locali, oltre a una pericolosità per la circolazione stradale. Intanto “Futuro sostenibile in Lomellina”, in collaborazione con l’Associazione di protezione ambientale riconosciuta Gruppo d’Intervento giuridico, sede provinciale di Pavia, ha presentato al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica trentatré pagine di osservazioni evidenziando i punti critici.
GLI AMBIENTALISTI «I dati dimensionali dell’impianto in progetto – spiega la presidente di Futuro sostenibile, Alda La Rosa – non risultano coerenti e univoci e in molte parti sono errati e non verificati sulla base di dettagliate planimetrie di layout opportunamente quotate e da tabelle recanti lo sviluppo di tutti i calcoli idonei ad accertare il rispetto dei requisiti del Dn agrivoltaico». Viene poi eliminata la coltivazione del riso, coltura di maggior pregio e reddito oltre che di maggiore valore storico-culturale ed ecosistemico per l’intero territorio della Lomellina e dei tre Comuni interessati dal progetto,
pur constatando che la redditività agricola post operam è notevolmente inferiore rispetto al reddito agricolo medio annuo ante operam.
GLI AGRICOLTORI «Nelle relazioni presentate, inoltre – continua La Rosa – non si fa il minimo accenno alla presenza di un’impresa agricola che sia cointeressata economicamente anche alla parte elettrica del progetto agrivoltaico. Il proponente si dilunga con dubbia enfasi, invece, sull’assenza di impatti ambientali derivanti dalla installazione di 171.696 moduli fotovoltaici distribuiti su 215 ettari di territorio agricolo ghettizzati all’interno di una recinzione, dotata di apparati di illuminazione di videosorveglianza, che si estende per oltre 13 Km, in un’area dal valore storico-culturale, agricolo-produttivo ed ecosistemico molto alto. Ovviamente la Neoen non prende neanche in considerazione la realizzazione sull’area di un impianto agrivoltaico con potenza nominale inferiore meno remunerativa e una localizzazione alternativa dell’impianto, occupando, invece che terreno fertile, superfici già impermeabilizzate quali tetti di capannoni e magazzini, aree edificate abbandonate o dismesse».
Davide Zardo


