Vigevano, elezioni: il vero bivio è la sentenza

«L’amministratore locale nei cui confronti sia stata emessa sentenza di condanna anche non definitiva per uno dei reati indicati nel comma 1 dell’articolo 10, è sospeso di diritto dalla carica con effetto dalla data della sentenza». Sta nell’articolo 11 del decreto legislativo 235/2012 il bivio politico della vicenda giudiziaria che coinvolge tra gli altri il sindaco di Vigevano Andrea Ceffa. La prima udienza è stata fissata al 4 dicembre, non è dato sapere quando si arriverà a sentenza, ma è quasi certo che sarà dopo le elezioni comunali del 2026.

Al di là degli aspetti processuali, il pronunciamento avrà ricadute politiche. In caso di assoluzione Ceffa e la Lega ne usciranno rafforzati, in caso di condanna il reato per cui è imputato l’attuale primo cittadino (corruzione, a prescindere che si ricada nell’articolo 318 e 319 del codice penale) rientra tra quelli che prevedono la sospensione già in primo grado, per una durata di 18 mesi in attesa del giudizio definitivo. Cosa succederebbe se così fosse? È la vera domanda su cui si gioca la sfida politica ducale. Qualora il primo cittadino dovesse essere rieletto (la vittoria del centrosinistra toglierebbe quasi ogni peso politico al processo), la giunta e il consiglio resterebbero in carica e si ritornerebbe in una situazione analoga a quella vista nei sei mesi di arresti domiciliari, con un vicesindaco facente funzioni, ma questa volta per un anno e mezzo. Da un lato questa figura dovrebbe gestire la consiliatura non più nell’ordinario, bensì portando avanti un’azione politica nel tempo, dall’altro lato la città dovrebbe essere nel pieno dei lavori per la realizzazione della Vigevano-Magenta, la cui conclusione non avverrà prima del 2028, e potrebbe essere anche nel mezzo della partita per il potenziamento della linea Milano-Mortara (con la nomina del commissario l’ambizione è di arrivare quanto meno a un progetto) in una fase storica in cui Milano allontana la classe medio-alta per i costi insostenibili e forse in corrispondenza delle elezioni regionali (2028).

Un Ceffa assolto punterebbe il suo secondo giro sull’inaugurazione della strada, l’avvio dell’iter per la ferrovia, la conclusione dei cantieri connessi alla rigenerazione urbana per chiudere al meglio la sua esperienza di sindaco (non c’è il terzo mandato nei comuni con più di 15mila abitanti) e passare il testimone a una nuova figura pronta a raccogliere i frutti di lavori che oggi sono solo in corso o in divenire (c’è pure l’ipotesi che lo siano anche tra sei anni, in divenire). Un Ceffa condannato richiederebbe invece una figura capace di prendere in mano una sfida amministrativa e politica complessa per far sì che un’eredità di questo tipo ci sia; magari per candidarsi a raccoglierla alle elezioni successive. Due figure che potrebbero anche essere una sola.

Giuseppe Del Signore

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