La Veglia di Pentecoste di sabato 23 maggio è uno di quei momenti che sembrano accendere una luce diversa nel silenzio delle chiese.
ATTESA Non è soltanto una celebrazione liturgica: è una notte d’attesa, quasi un respiro collettivo. Una veglia significa proprio questo: restare svegli, aspettare qualcosa che deve arrivare. Nel caso della Pentecoste, lo Spirito Santo. Per la diocesi di Vigevano il cuore naturale di questa celebrazione è la cattedrale di Sant’Ambrogio, che domina piazza Ducale come se volesse abbracciarla con quella facciata leggermente curva, quasi teatrale. E in una sera di maggio, quando l’aria porta ancora un po’ di fresco e le rondini tagliano il cielo sopra le torri, la veglia assume qualcosa di profondamente evocativo. L’incontro inizierà alle 21, nella penombra della cattedrale, con poche luci accese, quando il vescovo monsignor Maurizio Gervasoni entrerà e avvicinandosi al cero pasquale accenderà una candela, che a sua volta illuminerà quelle di tutti i presenti, simbolo della luce che il Signore, per mezzo del figlio Gesù Cristo, ha portato sulla terra chiamando l’umanità a condividerla.
LA LUCE Tutta l’assemblea poi invocherà la Spirito Santo, e le candele si spegneranno mentre si accenderanno le luci del Duomo. Quindi si procederà alla lettura di brani biblici e alla recita di alcuni salmi, a cui seguirà l’annuncio del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù proclama: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. Una promessa che, dopo l’omelia del Vescovo e il rinnovo delle promesse battesimali da parte dell’assemblea, verrà simboleggiata dall’aspersione con l’acqua benedetta. La celebrazione si concluderà quindi con la benedizione solenne. La Pentecoste, nella tradizione cristiana, ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli cinquanta giorni dopo Pasqua. È il momento in cui uomini impauriti trovano voce, coraggio, fuoco interiore. Per questo la veglia è spesso fatta di letture, canti, silenzi, invocazioni e luci soffuse. Non ha il tono trionfale del Natale o della Pasqua: è più raccolta, quasi intima. Una liturgia che parla molto all’interiorità. C’è poi qualcosa di particolare nelle veglie di Pentecoste: hanno spesso una dimensione universale. Si leggono testi in più lingue, si prega per la pace, per i giovani, per chi si sente smarrito. È una festa meno “folcloristica” di altre, ma forse proprio per questo più intensa.
Davide Zardo

