A Velezzo non c’è una farmacia, un distributore di benzina, uno sportello bancario o un ufficio postale. Lo stesso a Galliavola e Villa Biscossi, in Lomellina più della metà dei comuni con meno di 5mila abitanti ha solo due servizi base su quattro tra quelli individuati da un’analisi de “Il Sole 24 Ore” dedicata ai borghi. Solo Sartirana, Lomello, Ottobiano, Dorno e Gropello fanno l’en plein, una decina arrivano a tre. Si fermano invece a uno Cozzo, Sant’Angelo, Suardi, Gambarana. La Lomellina è una terra perduta? Non per forza.
L’INDAGINE Il quotidiano ha incrociato i dati di Banca d’Italia, Poste Italiane, ministero del Made in Italy e ministero della Salute aggiornati a maggio o giugno 2026 per capire come mai «perdono servizi e, nonostante le strategie messe in atto fino a ora e gli incentivi stanziati, non riescono a risalire la china». A livello nazionale il 19.6% offre tutti e quattro i servizi presi in considerazione, ma la situazione di sofferenza è marcata nel nord-ovest, che
è uno dei territori più fragili del Paese con oltre un Comune su quattro che ha nessuno o un solo servizio di base e ha la quota più bassa di Comuni con quattro servizi,
il 15%. Del resto quattro su dieci sono proprio collocati in quest’area, poco più di tre su dieci nel sud e una quota molto minore nel nord-est e nel centro. Considerando tutta la penisola, l’80.4% manca di almeno un servizio, quasi la metà ne offre solo due, il 3.2% non ne ha nessuno.
I SERVIZI A non esserci sono sportelli bancari (60.7%), pompe di benzina (52.4%), meno uffici postali (21.7%) e farmacie (13.5%). Queste ultime nei centri in cui si fatica a trovare anche un ristorante o un bar aperti diventano veri e propri spazi di socialità: non a caso in “Viaggio in paese”, l’approfondimento bisettimanale che L’Araldo dedica ai centri lomellini, quasi sempre le farmacie emergono come un punto di riferimento fondamentale. Le attività scelte dal giornale di Confindustria sono quelle a cui nessun cittadino può rinunciare, con un occhio di riguardo per la popolazione che non è in grado di acquistare online o fare operazioni sui propri conti tramite i sistemi di “home banking”.

VICINI DISTANTI Se è vero che in Lomellina le distanze teoriche sono ridotte – Lomello, Sartirana, Ottobiano, Dorno, che offrono tutti i servizi, sono abbastanza vicine, e lo stesso centri più grandi come Mortara, Vigevano, Gambolò, Garlasco, Mede – allo stesso tempo questo vale per chi si può spostare in auto, non per chi deve prendere i mezzi pubblici. Così la Lomellina può diventare «una pianura difficile da scalare» (LINK cfr Primo Piano del 25-07-25): facendo l’esempio di Galliavola e Lomello, sono distanti appena 3 chilometri, ma per motivi diversi non tutti possono spostarsi dall’una all’altra in auto o in bici e gli unici autobus disponibili sono quello delle 7.04 e delle 15.35 della linea 125, ma solo in periodo scolastico. In questo modo non solo le distanze si moltiplicano – ci sono centri lomellini confinanti che necessitano di ore di viaggio per essere raggiunti con i mezzi pubblici – ma anche l’assenza di un medico, una farmacia, una scuola, un ufficio postale, incidono di più.
ALTRI INDICATORI Infatti allargando lo sguardo anche altri servizi sono carenti: dei 43 comuni dell’Area interna della Lomellina (individuata come tale da Regione Lombardia), solo 19 hanno una scuola media. Questo si ripercuote sull’istruzione, il Politecnico di Milano – nel rapporto “Il ritratto territoriale della Lomellina” – scrive che
la Lomellina ha un livello di scolarizzazione inferiore alla media regionale […] La vulnerabilità del tessuto sociale dell’area va quindi letta anche nell’ottica di una struttura demografica a basso grado di istruzione e specializzazione.
Esaminando un altro fattore, molti comuni hanno un alto numero di immobili vuoti, un basso valore di vendita e un peggiore stato di conservazione (a Cergnago l’8.4% degli edifici è classificato in pessimo stato, a Ferrera il 7.9%, a Rosasco il 7.6%, a San Giorgio il 7.4%, a Cozzo il 6.3%). Ancora, il reddito è più basso che altrove in Provincia: quello medio pro capite risulta essere di 23000€, con valori più alti a Robbio, Sannazzaro, Ferrera, Mede e Dorno e più bassi a Galliavola e Villa Biscossi (inferiore a 15000€), Valeggio, Velezzo, Gambarana (sui 16000€). Tra quelli a più basso reddito ci sono tutti e tre quelli in cui si sconta l’assenza dei servizi di base. Non stupisce perciò che «la percentuale di inattivi/pensionati è pari al 50%, ben superiore alla media regionale. Anche il tasso di disoccupazione è superiore alla media regionale», mentre la popolazione, tra il 1951 e il 2019, è diminuita: Velezzo ha perso l’83.9% dei residenti, Villa Biscossi l’80.8%, Semiana il 78.4%, Langosco il 75%, Cozzo il 74.4%, Galliavola il 72.8%.

INVERTIRE IL PROCESSO Tutto perduto quindi? Non per forza, intanto la Lomellina non è «un’area periferica in senso classico», secondo il Politecnico la marginalità è il frutto di «un processo di impoverimento di funzioni e di spopolamento», alimentato anche dall’allontanarsi dei giovani e della popolazione più istruita, un processo che non ha ragioni deterministiche bensì umane e che quindi si potrebbe attenuare o invertire. Del resto il “Piano nazionale delle Aree interne” approvato dal Governo a marzo 2025 – che non riguarda la Lomellina, per ora individuata a livello regionale – le suddivideva in quattro gruppi, da quelli con maggiori possibilità di resistere a quelle in cui sembra avviato «un percorso di spopolamento irreversibile»; la Lomellina sembra potersi collocare tra gruppo 2 – «stranieri come attore efficace di compensazione» in aree non compromesse a patto di avere un saldo migratorio positivo – e gruppo 3 –
spopolamento più veloce dell’adattamento infrastrutturale – con una finestra temporale ancora aperta (10-15 anni) per avviare nuovi processi.
SOLUZIONI In che modo? Promuovendo la mobilità, pianificando in maniera più efficace i collegamenti e ricorrendo a forma di coordinamento per condividere l’offerta di trasporto pubblico; un “mobility manager” potrebbe individuare i nodi principali del territorio e congiungerli con le “periferie” attraverso forme di mobilità alternativa (trasporti “a chiamata”, car sharing, car pooling ovvero condivisione di un’auto privata, ciclabili) e studiare quali adeguamenti infrastrutturali sono necessari ad esempio per accorciare la distanza rispetto a aeroporti e stazioni ferroviarie principali. Una mobilità efficiente potrebbe avvicinare anche quei servizi che è impensabile ritrovare ovunque a livello di piccoli centri (scuole, medico, banca, ecc). L’indagine de “Il Sole” riporta esempi di strategie messe in atto: «incentivi fiscali per favorire il reinsediamento e sostenere nuove attività economiche», in Trentino un fondo per il recupero del patrimonio edilizio nei comuni a rischio abbandono, in Sardegna un credito d’imposta del 50%, fino a 15mila euro, per chi acquista o ristruttura la prima casa in aree rurali, un bonus bebè di 600 euro al mese per il primo figlio e di 400 per i successivi a patto che si fissi la residenza per 5 anni in un piccolo centro.
In Lombardia «sono stati rinnovati nel 2026 gli incentivi per l’apertura di nuove attività di commercio al dettaglio in sede fissa di alimentari e generi di prima necessità nei piccoli Comuni fino a 3mila abitanti e nelle frazioni» e la Regione proprio per la Lomellina ha stanziato 15 milioni, ma l’iter per impiegarli è in ritardo. Servono perciò anche le istituzioni per puntare anche su un modello di vita diverso: «accanto ai flussi turistici» ne emergono di nuovi come «professionisti in periodi prolungati di smart working, famiglie che lasciano i grandi centri urbani, giovani e meno giovani che cambiano vita e tornano nelle aree interne e nei piccoli paesini per dedicarsi ad attività per loro nuove, dall’agricoltura all’artigianato fino all’ospitalità diffusa». Secondo il quotidiano di Confindustria «perché questi processi possano consolidarsi servono investimenti strutturali in sanità, mobilità, istruzione e lavoro». Migliorando la qualità della vita e dell’abitare la storia dell’Area interna della Lomellina potrebbe non essere già scritta.
Giuseppe Del Signore


