Due colpi d’arma da fuoco per centocinquanta lire. Il dramma si consumò la mattina del 12 ottobre di cento anni fa. La vittima, Lorenzo Pigorini, 56 anni, lattaio alla Cascina Roverina di Gambolò era partito poco prima da casa per andare al mercato di Garlasco quando, giunto vicino al boschetto del Villino Sforzesco (la villa sforzesca alle porte di Vigevano), fu colpito da due colpi d’arma da fuoco e derubato del portafogli, che conteneva soltanto centocinquanta lire. La notizia, ovviamente, fece scalpore in città.
Le prime indagini portarono all’arresto dello stagnino Poletti (che però poi fu rilasciato) e il 16 successivo l’autorità giudiziaria dispose l’arresto anche per il ventinovenne Mario Moro, originario di Zelo Surrigone, mungitore alla cascina Baracca di Gambolò. Già colpito da due mandati d’arresto, il Moro era riuscito ad evadere dal carcere militare di Cittadella, in provincia di Parma, dove stava scontando una pena di 18 anni di reclusione.
Diversi indizi gravano su di lui – scriveva l’Araldo di allora – oltre che per i suoi precedenti penali, per il fatto che diverse volte lo stagnino Poletti si era recato da lui a confabulare segretamente nei giorni precedenti il delitto.

Le indagini permisero alle forze dell’ordine di fermare anche altre persone, trovate in possesso di armi da fuoco non denunciate. Sempre dai resoconti di cronaca del nostro giornale di cento anni fa apprendiamo di quanto una distrazione costò al lattaio Domenico Camera, abitante in via Garbiglia, la bella somma di 800 lire. La sera del 16 ottobre, infatti, uscì di casa lasciando la chiave nella toppa della porta. I ladri, quindi, ebbero buon gioco ad entrare nella sua abitazione e ad asportare, dal cassetto del comò, il denaro. Il derubato si accorse del fatto soltanto la mattina dopo: ai Carabinieri, denunciando il fatto, non potè però fornire alcuna informazione sui presunti autori del furto.
Per i vigevanesi quello appena trascorso, intanto, era stato anche un fine di settimana di festa. In onore del Beato Matteo, protettore della città. Il bel tempo favorì i divertimenti e le giostre furono prese d’assalto. Al Teatro Cagnoni si aprì la stagione con le recite di “Manon Lescaut” di Puccini, mentre in piazza tenne concerto la Banda musicale di Abbiategrasso. Ma soprattutto i vigevanesi confermarono la propria devozione al Beato. Il cronista dell’Araldo annotò che era stato «sempre degno di rilievo il grande concorso di fedeli all’urna del Beato che disse ancora una volta del profondo tradizionale attaccamento di Vigevano a questa divozione».
Carlo Ramella

