28 dicembre, commento al Vangelo

Il Vangelo della Santa Famiglia, nell’anno A, ci mette subito davanti a una scena che rompe ogni immagine edulcorata della famiglia perfetta: Giuseppe si sveglia nel cuore della notte, avvertito in sogno di fuggire, Maria che prende con sé il bambino, e una famiglia costretta a scappare per salvarsi. Matteo non racconta un Natale da cartolina, ma una storia segnata dalla paura.

La Santa Famiglia nasce già sotto il segno della minaccia, inseguita dalla violenza di Erode, simbolo di un potere che si sente messo in discussione da un bambino. Gesù non cresce in una bolla protetta, ma conosce fin dall’inizio l’esperienza dell’esilio, della vita da straniero in terra d’Egitto. È un dettaglio che pesa, perché ci dice che Dio non osserva il dolore umano da lontano: lo attraversa, lo vive dall’interno. Giuseppe emerge come figura centrale, uomo del silenzio e dell’obbedienza concreta, che non fa discorsi ma prende decisioni, protegge, si muove, rischia. La sua fede non è fatta di parole, ma di passi nella notte, di fiducia anche quando non capisce tutto. Maria resta accanto, custodendo una maternità che non è possesso ma consegna, mentre il Figlio cresce in un contesto tutt’altro che stabile. Quando Erode muore e la famiglia può rientrare, la storia non si chiude con un ritorno trionfale: c’è ancora paura e Nazaret diventa la meta finale, un luogo periferico, dove Gesù potrà crescere “nel nascondimento”. Anche questo è Vangelo:

Dio sceglie una famiglia segnata da spostamenti, incertezze, decisioni difficili, e la rende spazio della sua presenza.

La Santa Famiglia è proposta come racconto realistico in cui riconoscersi. Ci sono sogni da interpretare, pericoli da evitare, strade da cambiare, e una fiducia che deve essere rinnovata ogni giorno. In un tempo in cui la famiglia è spesso raccontata solo come problema o ideale astratto, il Vangelo restituisce la sua verità più profonda: la famiglia è il luogo in cui la vita è custodita. La fuga in Egitto parla a tutte le famiglie che vivono l’insicurezza, la migrazione, la paura per il futuro dei figli, e dice che proprio lì Dio è presente. La santità non coincide con l’assenza di difficoltà, ma con la capacità di attraversarle insieme. Celebrando la Santa Famiglia, la liturgia non invita a imitare gesti eroici, ma a riconoscere che anche nelle notti più confuse può esserci una parola di Dio da ascoltare e un passo da compiere.

don Carlo Cattaneo

Le ultime

Dal nostro inviato: giovani reporter premiati da Assorolandi

È Younes Horri il “nostro inviato” 2026 di Assorolandi:...

Solitudine / Zatti: «Quelle familiari sono scelte anche sociali»

In provincia di Pavia, e in particolare in Lomellina,...

Letti e Piaciuti / A sangue freddo

Oggi il true crime è dappertutto. Libri, video, podcast,...

Da Lomello all’Africa, tra corse e corsie

Dalla fatica di un'ultramaratona a un risultato concreto per...

Login