L’altro giorno una collega mi ha girato su Whatsapp un video all’apparenza bizzarro. Uno stormo di grossi uccelli stava volando in tondo nella porzione di cielo che si vede dalla finestra dell’ufficio: uno spettacolo insolito, nel normale tran tran della redazione. «Cosa sono questi?». Bella domanda: ci siamo scervellati un po’, abbiamo guardato meglio il video, dove si notava il lungo collo e il colore cenerino, e abbiamo capito che si trattava di un piccolo gruppo di gru.
La gru eurasiatica non è una specie tipica della Lomellina, né lo è dell’Italia (almeno non più): il suo habitat sono le pianure dell’Europa centro-orientale e dell’Asia d’estate e, d’inverno, le più assolate Spagna e Africa. È però una specie migratoria e, in autunno e primavera non è così raro vederla passare in volo nei cieli del Belpaese: con la caratteristica formazione a V, ma a volte anche in cerchio, una strategia per sfruttare meglio le correnti ascensionali. Al di là di questi “turisti”, le finestre della nostra redazione sono un punto privilegiato per chi volesse fare del birdwatching senza spostarsi dall’ufficio. Quasi a livello del suolo, fra le siepi e gli alberi dell’aiuola nel parcheggio (ma anche in quelli più rigogliosi del vicino chiostro) prosperano merli e passeracei, che in quella vegetazione trovano rifugio e nutrimento come semi e piccoli invertebrati. Più in alto, a livello dei tetti, la fanno da padroni i piccioni e le cornacchie grigie: ma soprattutto i primi se la danno a gambe (o meglio, ad ali) quando arrivano i gabbiani, da anni di casa nella città ducale e che hanno eletto edifici storici come il municipio, l’ospedale, la Cascami seta, la chiesa di San Pietro Martire, il seminario come “scogliere metropolitane” sulle quali posarsi e riprodursi.
E cosa mangiano? Il fatto che i piccioni ne siano terrorizzati, dà un prezioso indizio. Nei cieli sopra l’Araldo, quando si sente un “quak quak” significa che qualche germano reale si è alzato in volo dalle acque del vicino Naviglio, mentre di notte è il “chiuu” delle civette a rompere il silenzio. E puntuali ogni primavera (ormai manca poco) tornano i rondoni, che nidificano nelle mura del castello e del vescovado. Impossibile non notarli, mentre sfrecciano a caccia di insetti: i rondoni infatti non toccano praticamente mai la terra e si nutrono, si riproducono e addirittura dormono in volo, da veri padroni dei cieli.
Alessio Facciolo

