Della Romania, in generale, si sa poco. Ed è un peccato, perché si tratta di un paese ricco di storia, che va ben oltre la leggenda del conte Vlad, ricordato in patria come un sovrano che difese il proprio popolo dagli attacchi ottomani, ma diventato celebre in Occidente con le sembianze demoniache del conte Dracula, grazie alla penna di Bram Stoker in piena epoca vittoriana.
La Romania possiede poi una lingua romanza piena di affinità con l’italiano e una cucina semplice ma gustosa, con piatti come i sarmale, involtini di riso e carne avvolti in foglie di cavolo in salamoia, o i mici, saporite salsicce alla griglia fatte con un mix di carni macinate. Spesso, però, quando si parla di Romania e dei suoi abitanti, i giudizi sono affrettati, talvolta viziati da stereotipi duri a morire. Si dimentica la ricchezza di una cultura antica e la dignità di un popolo che ha conosciuto profonde sofferenze. Le immagini di Nicolae Ceaușescu mentre, in bilico sul balcone del palazzo presidenziale, tenta di arringare una folla che ormai lo ha abbandonato, sono ancora facilmente rintracciabili online. Si può vedere come, dopo aver balbettato qualche parola intelleggibile, il dittatore capisce che la fine è ormai vicina. Quella del suo regime, e anche la sua. Cercò disperatamente di fuggire in elicottero, ma finì nel cortile di una scuola spalle al muro, insieme a sua moglie Elena. Prima che i soldati del plotone di esecuzione gli sparassero dritti al cuore, lei ebbe la forza di protestare per quella che riteneva fosse una terribile ingiustizia. Lui, invece, restò in silenzio, consapevole che ormai ogni parola è vana.
Con la caduta di Ceaușescu finì il comunismo in Romania, e il Paese passò dal sogno socialista a quello europeo.
Nel 2007 entrò nell’Unione Europea, ma i miliardi di euro ricevuti non sempre vennero utilizzati con efficacia, anche a causa di una corruzione radicata. Qualche giorno fa, i cittadini rumeni sono tornati alle urne. In gioco c’era il futuro del Paese, situato a ridosso della frontiera con l’Ucraina e confinante con la Moldavia, dove una regione —la Transnistria— è a maggioranza russofona e filorussa. Le elezioni sono arrivate dopo le polemiche sull’esclusione del candidato Georgescu, accusato di legami finanziari con Putin. Al suo posto si è presentato l’ultranazionalista Simion, che ha vinto nettamente al primo turno, ma è stato poi sconfitto al ballottaggio dall’europeista Dan. C’è chi denuncia brogli e chi, al contrario, tira un sospiro di sollievo, sperando che il nuovo presidente possa finalmente guidare il Paese senza ingerenze esterne.
Matteo Re, docente Università di Madrid

