Ambiente / Lomellina bocciata: smog in aumento nonostante i lockdown

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Se ci fosse una pagella della qualità dell’aria, Vigevano e la Lomellina sarebbero bocciate con un 3. Questo il voto del territorio applicando i parametri usati da Legambiente nel rapporto “Mal’aria 2020”, che esamina le prestazioni di 97 capoluoghi di Provincia.

Con buona pace di chi riteneva che il lockdown avesse portato aria pura da respirare a pieni polmoni, i numeri dicono che il 2020 è peggiore del 2019. E manca ancora dicembre, con gennaio uno dei due mesi più pesanti dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico.

Per la cronaca 3 è lo stesso voto che prende Pavia, bocciata perché incapace di rispettare per cinque anni consecutivi la media annuale di PM10 e PM2.5 prevista dall’Organizzazione mondiale della sanità, con l’avvertenza che il rapporto considera il periodo 2014-2018, mentre per Vigevano e la Lomellina qui si esamina quello 2016-2020. Le medesime polveri sottili sono state fatali alla città ducale e al territorio lomellino, mentre in tutti e tre i territori l’NO2 – biossido di azoto – è rimasto sotto controllo e anzi è diminuito costantemente dal 2016 a oggi.

VITE AL LIMITE Le centraline Arpa indicano che Vigevano, Mortara, Parona e Sannazzaro hanno avuto una concentrazione annua di PM10 e/o di PM2.5 superiore a quanto sancito dall’Oms, rispettivamente 20 e 10 microgrammi al metro cubo, valori più stringenti rispetto alle soglie fissate dall’Unione europea (40 e 25) e questo perché la scienza ha dimostrato che non esiste un numero al di sotto del quale le polveri sottili non sono nocive ovvero che possa mettere le persone al sicuro da patologie respiratorie (anche croniche), cardiovascolari (ictus), tumorali (su tutti il cancro al polmone), le tre categorie principali di malattie provocate dallo smog. Che ogni anno si traducono, come ha ricordato il Ministro della salute Sergio Costa il 10 novembre, in «almeno 80mila vittime» per un problema «che investe soprattutto il bacino Padano».

I DATI A un mese dalla conclusione del 2020 le medie sono sopra quelle del 2019 in tutte le aree considerate. Per il PM10 a Vigevano 29.8 microgrammi al metro cubo contro 28.8 (+3.5%), a Parona 30.9 contro 26.6 (+16.2%), a Sannazzaro 26.7 contro 27.2 (+1.8%), per il PM2.5 a Mortara 20.3 contro 18.3 (+10.9%), a Sannazzaro 21.5 contro 19.6 (+9.7%). Uno scenario omogeneo, cui si aggiunge la media del PM2.5 rilevata dalla centralina collocata in via Cairoli dall’associazione “Vigevano Sostenibile”, disponibile da marzo: 69.1.

Anche analizzando i mesi del lockdown, marzo, aprile e maggio sono stati peggiori rispetto a 12 mesi fa a Sannazzaro e Mortara, i primi due a Parona e il primo a Vigevano, rimanendo per il resto stabili nel confronto con un anno fa.

Se si guarda al 2018 o al 2017 invece, le concentrazioni annuali si sono ridotte, ma questo è un trend in atto – con alti e bassi per il PM2.5 – dal 2015 e dunque l’inversione di tendenza tra 2019 e 2020 si colloca in un contesto in cui gli inquinanti stavano progressivamente diminuendo.

ALLA FONTE Questo perché se è vero che il blocco della circolazione e delle attività produttive ha ridotto in maniera significativa il traffico automobilistico, è altrettanto vero che auto, camion e affini non sono la principale fonte di emissione di inquinanti e polveri sottili. Ispra per il PM2.5 ha stimato pari all’8.1% e al 3.9% il particolato primario prodotto da veicoli leggeri e merci su strada e al 9% e al 7.1% il particolato secondario; in entrambi i casi il contributo maggiore arriva da riscaldamento (65.9% e 38%), allevamenti (1.7% e 15.1%), industria (8.3% e 11.1%). Il particolato secondario è quello che si produce in atmosfera a partire da processi chimico-fisici che coinvolgono gli inquinanti emessi dalle fonti primarie e, secondo quanto certifica Legambiente a partire da dati Arpa, nel caso del PM10 è responsabile del 70% del valore.

Perciò il beneficio prodotto da meno macchine in giro, che Legambiente valuta pari al 68% in meno delle polveri sottili generate di solito da questa fonte e al 65% dell’NO2, è stato vanificato da maggiori emissioni prodotte dagli impianti di riscaldamento, dal momento che tutti erano a casa e hanno funzionato più del solito. Il voto resta 3.

Giuseppe Del Signore

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