Banche, il futuro è online?

Quale sarà il futuro delle filiali bancarie? Spariranno e si farà, tutto, o quasi on-line? «No, no, assolutamente. Non inneschiamo pericolosi allarmismi» sottolinea Oscar Campari ex direttore di Ubi Banca in via De Amicis, oltre che presidente del Pool Vigevano Sport e ex delegato provinciale del Coni. Eppure il 2025 si è chiuso con la chiusura di 516 sportelli in tutta Italia, dove in tutto se ne trovano 19140, distribuiti in maniera diseguale: Molise, Calabria, Valle d’Aosta, Piemonte e Abruzzo le regioni che hanno più comuni senza neppure uno sportello (situazione in qui si trova il 44% dei municipi italiani).

CON CALMA Campari, in pensione da qualche anno, sottolinea che «il cambiamento sta già avvenendo ma sarà molto graduale. Si stanno preparano le procedure per convertire le maggior parte delle operazioni on-line ma voglio rimarcare il fatto che le filiali non spariranno. Il numero degli impiegati diminuisce, ma questo è un dato di fatto che si vede da qualche anno e da parecchio tempo ci si è anche abituati ad avere a che fare con gestori diversi, magari quello con il quale si aveva a che fare viene spostato e ne arriva un altro». Secondo Campari anche per ragioni di business:

Gli istituti di credito non dimenticano che tanti clienti, penso a quelli più in là con l’età, non hanno dimestichezza con la tecnologia, oltretutto, per loro è anche importante il rapporto di fiducia ma anche di confidenza con l’impiegato di riferimento.

Ragione per cui «occorre ponderare, fare attenzione a questi passaggi: e gli istituti di credito stanno proprio facendo questo. Il cliente non entrerà mai in una banca vuota: è impensabile». In sintesi, il modello bancario fisico sta lentamente scomparendo, sostituito da un approccio digitale, tecnologico e più snello che però non lascerà le filiali sguarnite di personale.

Piero Carcano

PROSSIMITÀ Dello stesso avviso Piero Carcano, segretario nazionale di Unisin (il sindacato dei bancari), per il quale «la banca di prossimità prenderà il sopravvento. Si tratta di un istituto bancario radicato localmente, come, ad esempio le Bcc Credito Cooperativo: queste ultime valorizzano il rapporto fisico e personale con il cliente: va da sé che rappresentano la risposta ideale». Le Bcc offrono servizi finanziari personalizzati su misura per il territorio, sostengono famiglia ma anche piccole imprese. Il modello di “banca di prossimità” si sta sempre più evolvendo integrando la tradizionale vicinanza fisica con la digitalizzazione, in modo tale da unire l’innovazione tecnologica con la valorizzazione umana. «Le piccole banche saranno il futuro – continua Carcano – proprio perché puntano soprattutto sull’aspetto umano con il cliente, che deve esserci per creare il rapporto di fiducia, indispensabile quando si tratta di prendere decisioni sui propri risparmi. Le persone anziane hanno bisogno ancora e per tanto tempo della filiale, questo è un dato di fatto».

ONLINE L’internet banking del resto in Italia attecchisce meno che nel resto d’Europa. In Ue lo usa il 69.7% degli utenti, nella penisola il 56.4%. Lo “Osservatorio della desertificazione bancaria”, che ha raccolto i dati, spiega che «nel complesso, il 2025 conferma che la desertificazione bancaria continua ad ampliare il numero di cittadini con accesso limitato ai servizi bancari, in un contesto in cui la diffusione dell’internet banking non è ancora sufficiente a compensare la perdita della presenza fisica, soprattutto per la popolazione anziana e per le fasce più fragili». Alcune regioni, come Lazio, Umbria e Veneto, hanno visto addirittura una regressione nel numero di chi ricorre all’internet banking. L’Osservatorio cita poi il caso francese, paese in cui, a fronte di un largo uso di quest’ultimo, la presenza delle banche resta molto più radicata.

Le ricadute sul territorio lomellino, la preoccupazione dei sindaci

C’è un’Italia che cammina piano, con il bastone in una mano e il libretto degl assegni nell’altra. Un’Italia che fa la fila non per nostalgia, ma per necessità.

ACCESSO A RISCHIO Nei piccoli centri delle aree interne la desertificazione bancaria non è una formula da convegno: è una saracinesca abbassata, è uno sportello spento, è un viaggio in più da chiedere a un figlio o a un vicino. Per molti anziani, abituati a dare del “lei” al direttore e a stringere la mano al cassiere, la banca digitale non è un progresso ma una porta chiusa. Lo schermo non sostituisce lo sguardo, l’app non consola l’incertezza. È in questo scenario che anche la Lomellina fa i conti con un cambiamento che corre veloce, mentre la popolazione invecchia e resta indietro. «Un anno fa siamo riusciti a lottare per tenere aperto lo sportello di Intesa San Paolo. Ma il servizio di cassa non è più disponibile, in compenso c’è un Bancomat». Il sindaco di Valle Lomellina, Roberto Bertassi, non nasconde la preoccupazione.

Lo scorso giugno un funzionario dell’istituto di credito è venuto alla sala polifunzionale per illustrare il funzionamento della banca digitale. Devo dire che il pubblico era poco numeroso, ma ci è stato garantito che la banca a Valle non chiuderà; anche perché è una delle poche rimaste in zona ed è un punto di riferimento per gli agricoltori del territorio e per industrie come la Curtiriso.

la banca di Pieve dei Cairo

SUL TERRITORIO Il problema, però, non è solo tenere accesa l’insegna. «Ormai l’orientamento è verso i servizi bancari digitali, e questo crea dei problemi a molti anziani, che sono una fascia importante della popolazione. Anche mio padre, da quando hanno chiuso la cassa, non va quasi mai in banca: fa fare tutto a me». Una frase semplice, che racconta più di tante statistiche: dietro ogni sportello che scompare c’è un pezzo di autonomia che si assottiglia. E i numeri, in effetti, confermano la sensazione diffusa nei municipi. Continua ad aumentare il numero delle persone che non hanno accesso ai servizi bancari o rischiano di perderlo: rispetto al 31 dicembre 2024 sono quasi 11,5 milioni. Di queste, circa 4,9 milioni (+5,3%) vivono in comuni totalmente desertificati; oltre 6,5 milioni (+4,6%) in comuni in via di desertificazione, quelli con un solo sportello. Una geografia fragile, dove basta una decisione aziendale per lasciare un territorio senza presidio. A Pieve del Cairo, sette anni fa, Banca Intesa ha chiuso, ed è rimasta solo la Bpm. «Ha rischiato di sparire anche quella — racconta il sindaco Niccolò Capittini — perché era crollato un pezzo di muratura, ma per fortuna l’hanno restaurato e il servizio è continuato, anche se a giorni alterni: una volta la cassa, in un altro momento le consulenze, in un altro i mutui, e così via. Abbiamo anche un direttore di riferimento inviato direttamente dalla sede di Sannazzaro».

CHI È GIÀ SENZA La filiale, così, diventa un presidio a intermittenza. Eppure resta fondamentale. «Alla banca si appoggiano piccoli Comuni del territorio come Gambarana, Suardi, Villa Biscossi, Mezzana Bigli. I servizi ormai sono in riduzione, il futuro è on line». Ma i piccoli paesi che sono già senza banche come fanno? «Qui a Gambarana — spiega il primo cittadino Franco Cattaneo — ci appoggiamo a Poste Italiane oppure andiamo a Mede, dove la Bper segue il servizio di tesoreria municipale: cosa che le banche tendono a evitare perché è più che altro un fastidio. C’è stata un’ottimizzazione digitale, e questo sarà il futuro di tutti. Ci obbligano ad aprire un conto corrente ma poi non ci danno i servizi in presenza». Resta così una contraddizione che pesa soprattutto sulle spalle dei più fragili: l’obbligo di essere correntisti in un sistema che però arretra sul territorio. E mentre le app promettono efficienza e velocità, nei paesi della pianura il tempo sembra rallentare davanti a un Bancomat solitario, unico custode di un servizio che una volta aveva un volto, una voce, una sedia dall’altra parte del vetro.

Isabella Giardini, Davide Zardo

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