Uno spazio che unisce, accoglie e progetta insieme. È da questa immagine che prende forma il senso più profondo del progetto Porte Aperte, presentato lo scorso 31 gennaio all’Istituto Negrone e oggi al centro di un percorso che coinvolge dieci oratori della Diocesi di Vigevano. Un progetto che non nasce per riempire vuoti, ma per stare dentro le domande degli adolescenti, riconoscendo il valore educativo dei luoghi e delle relazioni.
APPROCCIO Al centro del lavoro c’è l’approccio psicoeducativo come ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta Antonella Auletta, il tutto con uno sguardo preciso sugli adolescenti, lontano dal giudizio, ma vicino all’ascolto.
Quello che unisce è uno sguardo incentrato sull’osservazione accogliente e non giudicante – ha sottolineato Auletta – con l’importanza di accogliere e incontrare chi sono gli adolescenti, comprendendo il senso del disagio.
Un disagio che non viene semplicemente etichettato, ma letto come segnale, come linguaggio da decifrare insieme. E in questo quadro si inserisce Porte Aperte, progetto che mira a potenziare le realtà oratoriali rafforzando la responsabilità educativa della comunità adulta e il protagonismo giovanile. È sostenuto da un’ampia alleanza territoriale che coinvolge Fondazioni Caritas, Pio Istituto Negrone, Comuni, Polisportiva Lomellina, Gruppo Start, scout di Mortara, con il supporto di Fondazione Cariplo, Fondazione Peppino Vismara e sedici Fondazioni di Comunità. Gli oratori coinvolti sono quelli cittadini di San Pietro Martire, Pellegrina, Addolorata, Sacro Cuore e Fatima, insieme a Cassolnovo, Mortara, Gambolò, Sannazzaro e Parona.
TEAM L’équipe educativa, composta da Auletta, dalla pedagogista Emanuela Basetta e dall’educatrice Alice Agostino, lavora fianco a fianco con educatori non professionali, parroci e volontari. «Vogliamo portare all’interno degli oratori competenze e uno sguardo di lettura non giudicante che permetta di cogliere ciò che accade – ha spiegato la psicologa psicoterapeuta – per continuare a progettare insieme. Uno degli aspetti fondamentali è il lavoro corale». Una coralità che nasce dall’integrazione di professionalità diverse e che rafforza il senso condiviso dell’educazione. Da ottobre ha anche preso avvio un percorso formativo basato sulla peer education, l’educazione tra pari, per sviluppare capacità comunicative nei giovani, chiamati a diventare risorsa per i più piccoli. E accanto alla formazione, prenderanno forma progetti concreti nei singoli oratori, come doposcuola, laboratori teatrali, Young Cafè e spazi di confronto intergenerazionale.
Rossana Zorzato



