In molti sono scettici riguardo il suo modo di intendere il calcio. C’è chi lo ritiene obsoleto, antico e non al passo coi tempi, quindi non in linea con uno sport che richiede aggiornamenti costanti, se non addirittura quotidiani. D’altra parte sono in molti a sposare il suo pragmatismo, perché come dice lui «Nei cavalli basta mettere il musetto davanti, non di 100 metri»: tradotto per vincere a calcio non sta scritto da nessuna parte che si debba necessariamente dare spettacolo, segnando valanghe di gol.
“A corto muso. Max Allegri e gli altri. Il calcio diventa politica” è il volume dedicato a colui che può essere considerato come il primo leader politico del calcio italiano: divisivo come Berlusconi, ironico come Renzi, stratega silenzioso come Andreotti. Il libro, scritto da Giuseppe Alberto Falci, firma del Corriere della Sera, è stato pubblicato il 17 ottobre 2025 per Paesi Edizioni e restituisce al lettore il ritratto di un uomo che esalta la semplicità, senza però risultare mai banale. Essere “allegriano” è ormai diventato un modo di intendere la vita, di guardare il mondo e naturalmente di interpretare il calcio. Dalle origini livornesi, passando al salto nel calcio che conta guidando le panchine di Milan e Juventus: il libro racconta di come Allegri sia un allenatore che nel bene e nel male ha sempre trovato il modo di far parlare di sé. Questo libro è un viaggio tra sport, sociologia e politica, accompagnato da aneddoti e retroscena esclusivi. Dai litigi con Silvio Berlusconi durante la sua esperienza milanista, agli storici botta e risposta con Arrigo Sacchi prima «Arrigo, decido io da chi prendere e da chi non prendere» e con Lele Adani poi
Voi siete tutti teorici, l’allenatore è un mestiere pratico. Leggete libri ma non capite niente di calcio.
Ai suoi ragazzi predica sempre calma, invitandoli a saper leggere i diversi momenti che si presentano nell’arco di una partita, ma dietro a frasi che sembrano fatte, si nasconde un atteggiamento tutt’altro che quieto. Si toglie le giacca quando si arrabbia, prende a calci le bottigliette d’acqua per esprimere il proprio nervosismo quando i giocatori non seguono le sue indicazioni. Allegri è dunque l’emblema dell’allenatore fuori moda, libero dagli schemini freddi e inanimati, oppositore del calcio alla lavagna e l’antitesi del “bel giuco” tanto caro a Berlusconi. Che piaccia o meno, tra aneddoti e retroscena, essere Allegri, significa essere al centro dei riflettori.
Edoardo Varese



