L’Araldo ha chiesto ai quattro dirigenti scolastici degli istituti secondari di secondo grado del territorio di affrontare quattro temi per una vera ripartenza della scuola.
Gds (ha collaborato Ra)
Confrontandosi con studenti e personale, quali sono le sofferenze che sono emerse?

«Durante l’adolescenza – commenta Elda Frojo, dirigente del Casale – volevo uscire, stare con i miei amici, la scuola è anche il luogo della socialità».
A me manca l’insegnamento, il momento in cui ti senti parte del gruppo classe, ne hai capito le dinamiche e riesci con uno sguardo a percepire se c’è qualcosa che non va, se ti stanno seguendo o se è meglio fermarsi a riflettere. A distanza tutto questo è difficile
Anzi, «francamente è paradossale: abbiamo accusato la cosiddetta “generazione Z” di essere dipendente dalla tecnologia, ma poi li abbandoniamo davanti a uno schermo e li priviamo di ogni contatto reale». Con conseguenze che iniziano a vedersi. «Il conto non è immediatamente traducibile in termini monetari, ma sarà salato se non riusciremo a ridare qualche sicurezza ai nostri giovani, se non consentiremo loro di costruirsi un futuro. Nel frattempo sono aumentati casi di depressione, attacchi di panico, senso di abbandono, frustrazione». Elementi che rinnovano il dubbio sulla validità della strategia: «Non sono in grado di dire se il sacrificio sia indispensabile, ciò che so è che gli studenti si sentono abbandonati e i più fragili lasciano la scuola. Il problema della dispersione si è ampliato, la Dad accentua le differenze». Non un dato nuovo perché «che la scuola italiana sia come “un ospedale che cura i sani e respinge i malati” non è una novità. Quanti tagli? Quante volte si è detto che una volta c’erano in classe più di 30 persone eppure gli insegnanti ce la facevano lo stesso? E poi parliamo di integrazione, didattica personalizzata, inclusione? Da quanti anni scontiamo la mancanza di docenti di sostegno?». Interrogativi che certificano il ruolo secondario dell’istruzione in Italia, considerata un “piano B” anche da molti che lavorano in questo ambito.
E’ davvero efficace il sistema di reclutamento? Alcuni sono demotivati e scelgono di insegnare solo per ripiego, ma hanno i “titoli” e anche se non sanno insegnare sono inamovibili






