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    Eleonora Duse, non solo una musa

    Quando si pensa a Eleonora Duse, il primo collegamento – e spesso anche l’unico – è quello con Gabriele D’Annunzio. Tuttavia, la Duse fu molto di più: si tratta della più grande attrice italiana del teatro di fine Ottocento, tanto da essere la prima interprete italiana a comparire sulla copertina della rivista Time nel 1923. Nata a Vigevano il 3 ottobre 1858, presso la locanda il Cannon d’Oro in via XX Settembre, Eleonora fu la primogenita di Vincenzo Duse – in arte Alessandro – e Angelica Cappelletto. Entrambi attori drammatici, originari di Chioggia, da tempo erano residenti nella città ducale con il resto della famiglia. Il legame tra Eleonora e la città ducale fu ulteriormente consolidato dal battesimo ricevuto nella Parrocchia di S. Ambrogio, con il nome completo di Eleonora Giulia Amalia Duse.

    Visse la sua infanzia in maniera itinerante, sempre al seguito delle tournée dei genitori, e fece il suo debutto a soli 4 anni e mezzo interpretando Cosetta nella riduzione scenica de I miserabili di Hugo. Successivamente, interpretò Francesca da Rimini di Pellico e Pia de’ Tolomei di Marenco, le protagoniste goldoniane e le eroine di Alfieri. Dai 16 ai 20 anni fece una rapida carriera, passando dalla compagnia Benincasa fino alla notissima Ciotti-Belli Blanes. Pare scrivesse continuamente note ai copioni, influenzando tutto il testo per poi stravolgerlo a ogni rappresentazione. A lei si deve la nascita della tecnica “dell’eliminazione di sé”, fatta di gestualità delle mani e mimica facciale accentuata, con una postura innovativa per i tempi e ritenuta alquanto sfrontata. Movimenti e pose che unite a un carattere spesso sopra le righe, le valsero l’appellativo di Divina.

    Nel biennio 1878-79 Eleonora fu a Napoli, dove lavorò al teatro dei Fiorentini con la grande Giacinta Pezzana. Fu proprio a Napoli che s’innamorò di Martino Cafiero, direttore del Corriere del Mattino, da cui ebbe in figlio che, purtroppo, morì poche settimane dopo la nascita. A partire dal marzo 1881, dopo il ritiro della Pezzana, la Divina ricoprì finalmente il ruolo di prima donna, interpretando i drammi di Alexandre Dumas figlio: La principessa di Bagdad, Demi-monde e soprattutto La signora delle camelie e La moglie di Claudio, un repertorio che vedeva personaggi femminili ambigui ed evidenziava la volontà di lottare per imporre al pubblico testi e spettacoli capaci di valicare i limiti dei gusti del pubblico. Il 7 gennaio 1882 la Duse partorì la figlia Enrichetta, avuta dall’attore Tebaldo Checchi. Il rapporto tra madre e figlia fu molto travagliato e costituito, per molti anni, solo da una corrispondenza epistolare. Nel 1896, durante una tournée teatrale a Washington, l’allora presidente degli Stati Uniti, Grover Cleveland, e sua moglie, organizzarono un ricevimento alla Casa Bianca in suo onore.

    Dal 1887 al 1898 l’attrice ebbe una lunga relazione con lo scrittore Arrigo Boito, che si snodò tra l’amarezza di lunghi periodi di separazione e incontri fuggevoli e soprattutto attraverso una serie di lunghe lettere. Al legame con Boito si aggiunse, nel 1893, quello con Gabriele D’Annunzio. Mentre la relazione con Boito era stata tenuta segreta, quella con D’Annunzio fu di dominio pubblico e suscitò scandalo. Nel 1900, pubblicando Il fuoco, Gabriele D’Annunzio esibì la sua storia con la Duse, che compare nel romanzo sotto i nomi di Foscarina, Perdita, Ghisolabella. Inoltre, la Duse rappresentò spesso testi dannunziani, ma il primo vero successo del teatro di D’Annunzio si ebbe nel 1904, in assenza della Duse, con La figlia di Iorio con protagonista Irma Gramatica. Ciò segnò la fine del rapporto fra l’attrice, che si sentì tradita.

    Il 25 gennaio 1909, dopo la rappresentazione de La donna del mare a Berlino, la Duse si ritirò dalle scene a 50 anni, dedicandosi alla frequentazione di ambienti artistici e letterari, per poi impegnarsi in diversi progetti cinematografici, di cui si realizzò solo Cenere, diretto da Febi Mari per l’Ambrosio-Film dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. Nel 1920 iniziò le trattative per il suo rientro a teatro, che si realizzò l’anno dopo con la compagnia Zacconi, il 5 maggio 1921, a Torino e in La donna del mare, lo stesso testo con cui aveva lasciato il teatro dodici anni prima. Nel 1921 formò la sua compagnia e nel giugno 1923 fu in tournée a Londra e a Vienna, per poi partire per gli Stati Uniti. Dopo aver recitato per l’ultima volta il 5 aprile in La porta chiusa di Praga, Eleonora Duse si spense il 21 aprile 1924 nella camera 524 dell’Hotel Schenley di Pittsburgh (Pennsylvania), a causa di una polmonite acuta. I suoi funerali si tennero prima a New York, poi a Roma per le esequie di Stato e infine nel luogo di sepoltura: nel cimitero di Sant’Anna ad Asolo, in provincia di Treviso. Secondo la volontà dell’artista, venne seppellita con il volto verso il Monte Grappa, per amore dell’Italia e dei soldati assistiti durante la Prima Guerra Mondiale.

    Gli ultimi anni della vita della Divina furono caratterizzati da una conversione verso il cattolicesimo, che pare le permise di ricucire il rapporto con la figlia e i nipoti, entrambi religiosi dell’Ordine Domenicano, vissuti in gran parte a Cambridge. Il legame tra Eleonora e Vigevano, nonostante il lungo peregrinare della donna, non si è mai interrotto: a lei è stata dedicata una via, sono numerosi i festival artistici in suo onore e negli anni ‘80 è stato istituito il premio Duse che nel corso degli anni ha premiato, tra le tante, Mariangela Melato, Pamela Villoresi, Anna Proclemer, Franca Valeri, Ilaria Occhini e Milena Vukotic.

    Annunziata Asaro

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