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sabato, Aprile 17, 2021
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    Vescovo e sindaci insieme nel Duomo riaperto a S.Ambrogio

    Una festa di Sant’Ambrogio, tutta in Duomo, riaperto per l’occasione. Comune chiuso infatti per evitare i problemi legati alle disposizioni vigenti a causa della pandemia. Lunedì si è svolto in questa inedita modalità il tradizionale incontro tra comunità religiosa e civile, per festeggiare il patrono della città. In rappresentanza dei sindaci del territorio, il primo cittadino di Mortara, Marco Facchinotti,  ha fatto il punto su questo anno difficile, sottolineando le grandi difficoltà che la Lomellina sta attraversando. Del resto, il tema del confronto non poteva non essere la pandemia, nella quale siamo ancora coinvolti insieme al resto del mondo. Monsignor Maurizio Gervasoni gli ha fatto eco, sottolineando come «il nostro futuro non sarà come ce lo immaginavamo fino allo scorso anno. Esso chiederà un impegno maggiore e serberà sofferenze significative, che influiranno sul nostro stile di vita in modo importante». Secondo il presule «nel cuore si sviluppano sentimenti di ribellione, di paura, di ansia, di stanchezza e di speranza che tutto finisca presto. E così è facile pensare e sentire che ci siano colpevoli. Il fenomeno della ricerca del capro espiatorio e di comportamenti vendicativi è sotto gli occhi di tutti». Per lo più, sottolinea il Vescovo, si usa la ragione per cercare soluzioni di vantaggio di parte o per fare rivendicazioni e comunque in modo strumentale.
    «Questo porta facilmente ad assumere comportamenti irresponsabili -precisa mons. Gervasoni – non appena si allentano le regole, a cercare valvole di sfogo delle proprie emozioni, a trovare nella condizione di necessità interessi non manifesti, ma che, proprio perché le operazioni normali sono sospese, possono essere più facilmente raggiunti».
    La questione del Ricovery fund, incalza il Vescovo, «è legata allo sviluppo di dinamiche innovative che permettano di svecchiare il Paese e di superare, dalle ceneri della pandemia, un sistema economico migliore. Insomma ci si sente come dopo la guerra, con tante macerie, ma con tanta voglia di ricostruire. Nelle nostre menti c’è la convinzione che dopo non sarà come prima, che dovremo faticare, ma che potremo, con intelligenza e impegno, uscire ancora migliori. La ragione di questo relativo ottimismo è la massa di finanziamenti e perciò di politiche economiche importanti da parte degli Stati. Finalmente si respirerà aria fresca e i bavagli dei patti di stabilità finiranno».
    Ma qual è il ruolo della Chiesa in questo frangente? «Annunciare alle genti le ricchezze di Cristo, perché solo in Lui noi abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia. Durante questa pandemia la Chiesa è stata sottoposta a molte provocazioni e difficoltà. In genere, però, mi permetto di segnalare che, dal punto di vista politico, essa è stata considerata una lobby, pur utile e benefica, soprattutto nel campo dei servizi sociali, ma che aveva i suoi interessi da difendere e perciò doveva essere equiparata ad ogni altro attore sociale del Paese». La Chiesa, invece, sa «che ciò che ha di più prezioso non è un gusto privato, ma è un annuncio che vale la salvezza di tutti. E’ la cosa più reale di tutte. Ma è un annuncio e quindi chiede la libera risposta di tutti. Per questo non può essere imposto, ma deve scaturire dal profondo del cuore convinto e generoso. Non diventa legge giuridica, ma proposito e proposta per la maggiore dignità dell’uomo». Mons. Gervasoni ha infine sottolineato come «durante la pandemia ci sono stati episodi di “esuberanza” religiosa, nel senso che la richiesta di celebrazioni religiose è stata molto vivace e forte e ha fatto valere il peso della tradizione cattolica del nostro Paese». Facendo infine riferimento al programma pastorale di quest’anno nella nostra diocesi, intitolato “Ripartire”, il Vescovo ha evidenziato che l’atteggiamento di spiritualità deve guidare la nostra ripresa. «Assumere la regola d’oro del fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te, credere che il ricordo di noi è legato alla buona qualità della nostra vita morale e alla generosità con cui abbiamo lasciato spazio agli altri e siamo stati loro vicini per farli crescere, assumere il punto di vista del bene comune come prevalente rispetto al bene privato, convincersi che l’importante non è salvare la pelle, ma agire bene… sono gli elementi che trovano giustificazione in un atteggiamento sapienziale interiore che ha bisogno di essere alimentato e coltivato».

    Massimo Sala

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