I danni del maltempo si contano anche nei luoghi di culto

A giorni dal violento nubifragio che ha colpito la Lomellina, provocando tensioni e disagi, insieme ad una bella dose di paura, si delinea con chiarezza il quadro dei danni anche per i luoghi di culto. Abitazioni private, edifici pubblici, cascinali e strutture ricreative, sono stati diversi i bersagli della violenza del vento che, solo provvidenzialmente, non ha causato conseguenze gravi per le persone; all’appello dei “feriti” dal maltempo non mancano anche diverse strutture ecclesiastiche, segnate in modo più o meno significativo e costrette a interventi di emergenza.

RICOGNIZIONE È l’Ufficio amministrativo diocesano a monitorare, insieme all’Ufficio beni culturali, la situazione delle parrocchie e a fornire una fotografia della situazione. Tre le realtà emblematiche che permettono di capire la consistenza delle ferite inferte dal maltempo alle strutture del territorio. Innanzitutto la cattedrale a Vigevano, prima per il suo valore simbolico e quindi per l’entità dei danni, colpita nella cupola con il distacco di diverse lastre della copertura e nel tetto. Sono attualmente in corso verifiche approfondite per poter ipotizzare un intervento risolutivo. Seguono la basilica di San Lorenzo in Mortara, con il crollo di una guglia della facciata e altri minori danni alla struttura del tetto, e la parrocchia di Cassolnovo, che è stata colpita duramente sia nella chiesa parrocchiale sia nell’oratorio. Danni significativi anche presso numerose altre strutture della città e dei paesi limitrofi, colpiti infine il Seminario vescovile e l’Istituto Negrone.

Maltempo: Basilica San Lorenzo di Mortara
Maltempo: Basilica San Lorenzo di Mortara

CABINA DI REGIA I tempi di ricostruzione e riparazione dei danni si annunciano lunghi, il coordinamento messo in campo dalla Diocesi si è posto l’obiettivo di delineare un quadro completo delle situazioni delle varie comunità, lasciando poi ai parroci l’interazione con i comuni e le assicurazioni e l’individuazione degli interventi più urgenti da mettere in campo. L’Ufficio beni culturali in quest’ultimo passaggio sta già offendo la propria consulenza, facendo da raccordo con i professionisti per facilitare il più possibile il recupero delle strutture lesionate. Un monitoraggio, quello che sta operando la Curia, che diventa segno di attenzione al territorio e anche di ascolto di quanto vissuto da chi opera sul campo.

UMANITA’ Ma non c’è solo la storia consegnata dai dati. Ce n’è un’altra, che dona un resoconto un po’ diverso di quanto accaduto. È quella scritta sui social, sui gruppi delle varie comunità locali. E racconta di un inguaribile bisogno di condividere le emozioni vissute, le paure provate e gli strascichi lasciati da quindici minuti nei quali ci si è sentiti in balia della natura, impotenti e un po’ più vicini a quanto la televisione rimanda dopo i grandi disastri naturali. Questa piazza virtuale, dove la chiacchiera diventa squarcio aperto sul proprio mondo interiore, si è popolata lentamente, nei giorni successivi all’evento, di tante offerte di aiuto concreto per iniziare a ricostruire. Dalle pubblicità di intervento dei vari professionisti, alla disponibilità gratuita di volontari che hanno messo a disposizione il proprio drone per la verifica dei danni o addirittura la propria casa, risparmiata dalle intemperie, per chi ancora era rimasto senza luce. Piccole storie, piccoli segni di umanità che tante volte rimangono sepolti nell’indifferenza della vita quotidiana e che lo scossone provocato da una difficoltà comune ha fatto riemergere.

don Carlo Cattaneo

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